Rigoletto d’altri Tempi alla Scala

E’ arrivato anche il nostro turno di parlare di questo famoso Rigoletto scaligero. Tra pochi giorni si concluderanno le recite prevista per questa ripresa del primo titolo della trilogia popolare verdiana e noi siamo riusciti ad assistere alla replica del 22 gennaio.

Tanto si è già detto nel nostro post precedente: dell’entusiasmo, dell’allestimento e dei cantanti. Ricordiamo in questa sede solamente che ci siamo trovati di fronte alla ripresa dell’allestimento ventennale di Gilbert Deflo, elegante e sontuoso, ma non troppo sfarzoso. Se i movimenti registici andrebbero oggi probabilmente in parte ripensati e aggiornati, l’allestimento scenico rimane di estremo fascino: a partire dalla scena iniziale della festa al Palazzo Ducale, passando per l’incontro tra Rigoletto e Sparafucile caratterizzato dalle bellissime luci di Marco Filibeck e approdando alla scena finale di grandissimo impatto visivo ed emotivo. Un allestimento scenico che rimane un gioiello tra le produzioni scaligere.

Leo Nucci è parso più in forma che mai, sia vocalmente che attorialmente. Porta la parola verdiana dritta al cuore dello spettatore/ascoltatore, mostrandoci da vicino il dolore del padre di fronte alla perdita della figlia. Commovente il suo Cortigiani, vil razza dannata e travolgente la sua Vendetta, grazie anche alla Gilda di Nadine Sierra. Le aspettative nei suoi confronti erano elevate visto quanto si era parlato del suo debutto in Scala, ma possiamo dire che tutte sono state ripagate. Il soprano americano ha saputo stregarci con la sua interpretazione a nostro parere vocalmente notevole e drammaticamente coinvolgente, salutata da ovazioni al termine della sua aria Caro nome. Completava il terzetto dei protagonisti Piero Pretti, tenore nuorese che per una recita ha sostituito Vittorio Grigolo e che bene ha saputo stare al passo di Leo Nucci e di Nadine Sierra. Completano il cast la Maddalena di Annalisa Stroppa e lo Sparafucile di Carlo Colombara. La produzione è ben diretta dal Maestro Nicola Luisotti alla testa delle compagini scaligere.

Un Rigoletto da ricordare: sicuramente per l’esecuzione musicale, ma anche per aver riportato al Teatro alla Scala entusiasmo e calore, quell’atmosfera di attesa coinvolgente e di soddisfazione partecipata che forse si discosta dalla rigidità dell’ambiente scaligero, ma che a nostro parere tanto fanno bene al teatro.

 

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