Perugino e Raffaello per la Nuova Brera

Il nuovo corso della Pinacoteca di Brera, guidata da James Bradburne, non potrebbe partire sotto migliori auspici.

Dopo soli sei mesi dal suo insediamento alla direzione di Brera Bradburne è riuscito nell’impresa di far partire un serio e organico lavoro di riallestimento di tutte le 38 sale della pinacoteca (che secondo i progetti del direttore anglo-canadese dovrebbe svilupparsi a tappe regolari per i prossimi tre anni in previsione della tanto agognata apertura di Palazzo Citterio). Le prime tre sale interessate da questo riallestimento sono quelle dedicate alle scuole ferrarese, emiliana e umbro-marchigiana del XV e XVI secolo, ovvero le sale XX – XXI – XXII, situate lungo l’ala meridionale della pinacoteca (e che introducono il visitatore alla sala di Raffaello).
Le tre sale sono stare riordinate definendo in maniera più coerente le scuole pittoriche delle varie aree geografiche; con la consulenza di Giovanni Agosti si è deciso di spostare nella sala XXII il polittico di Gentile da Fabriano, che seppur molto precedente serve a contestualizzare la grande diffusione, fino ad un epoca tarda, di quella tipologia di polittico nelle Marche. Le tre sale sono state tutte ritinteggiate di un intenso rosso pompeiano e le luci sono state interamente rimodulate utilizzando alcuni degli espedienti ormai tipici delle grandi mostre (le sale sono ora in penombra e ogni opera ha delle luci dedicate e calibrate appositamente), ma la novità senza dubbio più interessante è legata ai cartellini e alle didascalie delle opere, che finalmente evolvono in una forma più completa, raccontando ai visitatori (oltre al titolo e agli estremi biografici) la lettura che danno dell’opera grandi personalità (come Ingrid Rowland, Sarah Dunant).
A parte qualche perplessità sullo spostamento del Gentile da Fabriano la maggior parte dei  visitatori sembra aver accolto in maniera più che positiva le nuove sale e anche a nostro avviso questo primo lotto di sale riallestite catapulta (finalmente) Brera nel nuovo millennio (con qualche anno di ritardo) e mette in evidenza ancora di più l’inadeguatezza della sistemazione di molte sale del museo.

Parliamo ora del grande evento, o meglio la “non mostra”, come è stata definita dallo stesso Bradburne che caratterizzerà i prossimi mesi di Brera (fino al 27 giugno), il dialogo tra lo Sposalizio della Vergine di Perugino (attualmente conservato a Caen) e lo Sposalizio della Vergine di Raffaello (di Brera).
Lo Sposalizio del Perugino fu commissionato per la cappella del Santo Anello della Cattedrale di Perugia, inizialmente doveva essere realizzato dal Pinturicchio ma in un secondo momento fu il Perugino ad assicurarsi la commissione e a dipingere la pala (probabilmente tra il 1500 e il 1504). L’episodio raffigurato dal Perugino proviene dai Vangeli apocrifi e mostra il matrimonio tra la Vergine e San Giuseppe. L’impianto compositivo proposto dal Vannucci era già stato utilizzato per l’affresco nella Cappella Sistina della Consegna delle chiavi (1481-1482) e successivamente nella predella della Pala di Fano (1497) raffigurante sempre lo Sposalizio della Vergine. Requisita nel 1797 dall’esercito napoleonico la Sposalizio non fece mai ritorno a Perugia e solo ne 1839 pervenne a Caen.
Lo Sposalizio di Raffaello fu commissionato da Filippo Albizzini per la cappella di San Giuseppe nella chiesa di San Francesco di Città di Castello. L’urbinate riprese l’impianto iconografico dell’opera di Perugino (opera che probabilmente vide in uno stato intermedio di realizzazione visto che entrambe le tavole sono datate al 1504). Tuttavia Raffaello apportò numerose modifiche e migliorie alla bella ma statica composizione del Perugino ottenendo così un opera di straordinaria perfezione e dimostrando di aver definitivamente superato il “maestro”; come aveva già notato il Vasari “lo Sposalizio di Nostra Donna; nel quale espressamente si conosce l’augumento della virtù di Raffaello venire con finezza assottigliando e passando la maniera di Pietro.”
L’opera “donata” dal municipio di Città di Castello al generale Lechi nel 1798, fu in seguito venduta al Sannazzari, il quale nel 1804 la lasciò in eredità all’Ospedale Maggiore di Milano, fu a questo punto acquistata per la nascente pinacoteca di Brera da Eugenio di Beauharnais nel 1805.
Accanto a questi due capisaldi della pittura rinascimentale italiana è esposto, a completamento di questo dialogo, lo Sposalizio della Vergine di Jean-Baptiste Wicar realizzato tra il 1822 e il 1825 in sostituzione dello Sposalizio di Perugino, ormai irrimediabilmente disperso in Francia.

I due Sposalizi, tanto simili quanto diversi, vengono a trovarsi l’uno accanto all’altro per la prima volta nella storia ed è con non poca emozione che lo storico dell’arte, come il semplice visitatore si avvicina a queste due opere, dopo averle confrontate solo sui libri di storia dell’arte.
Questo primo dialogo che inaugura i riallestimenti delle sale di Brera è un evento storico e un occasione imperdibile per chiunque ami l’arte di vedere da vicino due capolavori dell’arte italiana.
Possiamo solo sperare che questo sia il primo passo verso la rinascita di Brera e che il direttore James Bradburne possa finalmente portare a termine (quarant’anni dopo) il sogno della Grande Brera di Franco Russoli.


Primo dialogo
Raffaello e Perugino
attorno a due
Sposalizi della Vergine

Milano
Pinacoteca di Brera
17 marzo – 27 giugno 2016

a cura di
Emanuela Daffra, Cristina Quattrini e
Giovanni Agosti

catalogo edito da Skira

pinacotecabrera.org

 

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