Il Brecht di Michieletto al Piccolo

60 anni dalla morte di Bertolt Brecht.
60 anni dalla prima rappresentazione de L’opera da tre soldi in Italia con la regia di Giorgio Strehler per il Piccolo Teatro di Milano con Bertolt Brecht presente in sala.
43 anni dall’ultima rappresentazione dell’opera del drammaturgo tedesco, sempre a cura di Giorgio Strehler.

Questi i numeri che ci dicono quanto la decisione di mettere in scena una nuova edizione della Dreigroschenoper brechtiana rappresenti il vero e proprio evento della stagione teatrale milanese di quest’anno. Anticipata da mesi di campagne pubblicitarie, teaser e indiscrezioni, ora è finalmente in scena al Piccolo Teatro e ci resterà fino all’11 giugno prossimo. A guidare un corposo cast attoriale è stato chiamato Damiano Michieletto, una delle firme registiche più interessanti del teatro italiano contemporaneo che dopo aver messo in scena la scorsa stagione una controversa Divine parole di Ramón María del Valle-Inclán si è trovato a doversi confrontare con una delle pièce più amate del repertorio del Piccolo Teatro, nonché uno dei testi più sfaccettati del repertorio teatrale del XX secolo.

“Ho cercato di mostrare come le idee e i sentimenti dei delinquenti di strada siano incredibilmente simili alle idee e ai sentimenti della solida borghesia”. Così Bertolt Brecht descrive la sua Die Dreigroschenoper, scritta dal drammaturgo tedesco nel 1928 nel pieno del fervore artistico e culturale della Repubblica di Weimar, prima dell’infausta crisi del ‘29 e della conseguente consacrazione del nazionalsocialismo.  Ispirata a The Beggar’s Opera di John Gay del 1728, L’opera da tre soldi riprende abbastanza fedelmente la vicenda inglese del XVIII secolo, trasposta però in una fosca Londra di epoca vittoriana. Protagonisti indiscussi della pièce sono la miseria e la corruzione portate in scena attraverso la storia di Mackie Messer, il più grande criminale dell’intera città, che decide di sposarsi con la giovane ed innocente Polly,  figlia del cosiddetto “re dei mendicanti” Jonathan Jeremiah Peachum. Intorno a loro poveri e miserabili, poliziotti corrotti e donne di facili costumi che contribuiscono a ridare un panorama grottesco e cupo della società vittoriana. La pièce brechtiana però non è solamente teatro, ma consta anche di un’essenziale parte musicale, composta da Kurt Weill, compositore tedesco con cui Brecht instaura un prolifico rapporto lavorativo. Ad inframmezzare le parti recitate stanno infatti brani musicali cantati, essenziali per comprendere a fondo i personaggi e il loro essere più profondo. E’ spesso alle songs infatti che Brecht affida i messaggi più importanti dell’intera vicenda e i momenti che più si imprimono nella memoria dello spettatore.

Satirica, irriverente, mordace e sempre attuale: L’opera da tre soldi restituisce in ogni momento in cui viene rappresentata uno spaccato della contemporaneità. Michieletto sceglie di ambientare la vicenda in un tribunale/carcere, con tutti i personaggi sempre presenti in scena, come protagonisti o come semplici testimoni, una sorta di rappresentazione sul palcoscenico degli spettatori in sala. Ad essere giudicato in questo tribunale è Mackie Messer, accusato di aver rapito e compromesso la figlia di Jonathan Jeremiah Peachum, che non vedeva di buon occhio il matrimonio tra Polly e il più grande e famoso criminale di Londra. La vicenda viene così a ricostruirsi come se fossero i diversi testimoni ad evocarla e a raccontarla e gli oggetti che servono al racconto drammaturgico sono delle prove a sostegno del caso e per questo motivo sono tutte incelofanate e asettiche: dal coltello evocato nella celeberrima Moritat al letto dove Mackie e Polly consumano il loro matrimonio. E’ un mondo brutale, misero e corrotto quello messo in scena ne L’opera da tre soldi, dove si combatte per imparare a mendicare, dove le donne fanno carte false per stare con il farabutto di turno, dove la pietà umana non esiste. Michieletto mette in scena così il suo esercito di diseredati: uomini e donne che vengono dai margini del nostro mondo occidentale, che indossano giubbotti salvagenti arancioni e che cercano di non affondare in questo mondo di miseria, senza però riuscirci. Molto d’impatto è la rappresentazione del finale secondo dell’Opera da tre soldi con questo esercito di miserabili che canta i celebri versi Ihr Herren, bildet euch nur da nichts ein / Der Mensch lebt nur von Missetat allein! (Voi signori, non fatevi illusioni, l’uomo vive solo di brutalità) attaccati alle grate della prigione/tribunale per poi perdere i salvagenti che li sorreggevano e quasi letteralmente crollare a terra immersi in un’irreale luce blu. Più che evidente è il riferimento di Michieletto all’attualità dei nostri giorni, costellata di disperati che sfidano il mare mettendo a repentaglio la loro vita e che spesso finiscono per perdere la vita in quelle acque blu, esattamente come i miserabili della Dreigroschenoper.

A mettere in scena questo mondo miserevole è un cast guidato dal Mackie Messer di Marco Foschi e dal Peachum di Peppe Servillo, spietati e senza scrupoli, e seguiti da Rossy De Palma nei panni della passionale Jenny delle spelonche, dal cantastorie-Brecht di Giandomenico Cupaiuolo, e poi da Margherita Di Rauso (Clara Peachum), Maria Roveran (Polly Peachum), Sergio Leone (Jackie Tiger Brown), Stella Piccioni (Lucy), Pasquale Di Filippo, Claudio Sportelli, Martin Chishimba, Jacopo Crovella, Daniele Molino, Walter Matthieu Pastore, Luca Criscuoli, Sara Zoia,Lucia Marinsalta, Sandya Nagaraya, Giulia Vecchio, Lorenzo Demari. La parte musicale è curata dal Maestro Giuseppe Grazioli che ha lavorato sulla partitura originale di Kurt Weill, usando gli strumenti originariamente previsti e che ha ben diretto la compagine di 12 strumentisti dell’Orchestra Verdi di Milano.

Tanto si è parlato di questa Opera da tre soldi, noi siamo stati convinti (e catturati) dalla lettura proposta da Michieletto. Abbiamo riconosciuto tutti i tratti distintivi del suo teatro, un teatro spesso drammatico e urlato, brutale e figlio del suo tempo (ossia proprio del nostro) che però allo stesso tempo sa essere arguto, ironico e riflessivo nei confronti della contemporaneità. L’opera da tre soldi continua ad emozionare e a farci pensare al mondo che ci circonda e questa volta lo fa attraverso la voce di Damiano Michieletto.

Appuntamento al Piccolo Teatro fino all’11 giugno, per non perdersi un momento di storia del teatro milanese.


L’Opera da Tre Soldi
di Bertold Brecht

musiche di Kurt Weill

traduzione Roberto Menin
traduzione canzoni Damiano Michieletto

regia Damiano Michieletto
scene Paolo Fantin
costumi Carla Teti
luci alessandro Carletti
movimento coreografici Chiara Vecchi

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi
direttore d’orchestra Giuseppe Grazioli

produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

piccoloteatro.org

#Opera3Soldi

 

ph. Masiar Pasquali

 

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