Gabriela Montero: parola al pubblico!

Il settembre musicale di Milano e Torino prosegue con una miriade di concerti diffusi in giro per la città. Dopo la grande notte dei cori nelle piazze, ecco arrivare Gabriela Montero con il suo improvvisazioni a catena. Il concerto proposto dalla musicista venezuelana è molto di più di un semplice concerto pianistico, perché oltre a composizioni classiche, Gabriela chiude metaforicamente lo spartito per lasciare spazio all’improvvisazione e coinvolgendo direttamente il pubblico. Come spiegato anche da Gaia Varon nell’introduzione al concerto (introduzioni che sono novità assolute dell’edizione di MiTo di quest’anno), difficilmente pensiamo oggi all’improvvisazione come una pratica musicale legata alla musica classica, ma tendiamo ad associarla più facimente al jazz o al blues. Gabriela Montero invece ci mostra come l’improvvisazione anche nella musica classica continui, come una tradizione radicata e che viene da molto lontano: da Bach a Haendel, passando per Mozart e Liszt.

Il concerto era quindi diviso in due parti: una tradizionale dove la pianista venezuelana ha affrontano i primi quattro Impromptus di Franz Schubert e successivamente il famoso ciclo di Carnaval di Robert Schumann e dopo la pausa una parte tutta basata sull’improvvisazione dove il pubblico stesso ha scelto i temi da cui lei ha improvvisato.

Quattro brani apparentemente slegati tra di loro, quasi fossero anch’essi improvvisati. Questi sono gli Impromptus schubertiani, una delle ultime composizioni pianistiche del compositore austriaco. Quattro brani brevi, ma che colpiscono diretti al cuore dell’ascoltatore con le loro differenze: i ritmi diversi, i colori diversi della scrittura pianistica schubertiana che conducono alla ricerca di emozioni altrettanto diverse: dall’allegria alla riflessione. Gabriela Montero ha suonato in modo appassionante riuscendo a far trasparire con tocco delicato, ma allo stesso tempo deciso quando richiesto, le molteplici emozioni di questi piccoli brani. Piccoli e brevi brani sono anche quelli che compongono il ciclo di Robert Schumann  Carnaval, che difficilmente potremmo accostare al concetto di improvvisazione. Malgrado la loro brevità, la scrittura di questo ciclo di scènes mignonnes è minuziosamente calibrata dal compositore tedesco. Tutti i pezzi contengono infatti una particolare sequenza di note (la/la bemolle, do, si) che nella loro scrittura in lingua tedesca formano la parola Asch, chiaro riferimento alla cittadina natale della fidanzata di Schumann dell’epoca, Ernestine von Fricken. Ogni scena è un piccolo ritratto: di se stesso, di personaggi della Commedia dell’Arte (come per esempio Pierrot, Arlecchino, Pantalone e Colombina), di persone a lui care come Clara Schumann e la fidanzatina Ernestine (descritta brevemente ma appassionatamente nel brano Estrella) o di sentimenti (come succede nel brano Aveu). Gabriela Montero ha eseguito ottimamente il ciclo schumaniano, un’interpretazione evocativa ed immaginifica, capace di dar vita di volta in volta ai personaggi e alle emozioni che popolano i diversi brani.

La parte più interessante del concerto è però arrivata nel secondo tempo quando la pianista venezuelana ha proposto sei brani improvvisati. Ha cominciato spiegando come nasce per lei l’improvvisazione, la creazione musicale, ossia come qualcosa di essenziale per entrare in contatto ogni volta, ogni concerto con i diversi pianoforti. E’ tutto cominciato con un brano improvvisato di sua libera ispirazione su un tema bachiano, per poi dare la parola al pubblico che ha proposto temi molto svariati: Yesterday dei Beatles, L’inno alla gioia di Beethoven, My Favourite Things dal musical Tutti insieme appassionatamente per concludere con un Jingle Bells fuori stagione, molto apprezzato dal pubblico. Gabriela opera sempre nello stesso modo: comincia con suonare il tema, per poi andarlo a frantumare, scomponendolo e trasformandolo, lasciandosi trasportare dal suo talento e dalle emozioni che il tema le suscita. E’ molto interessante scoprire come il tema principale proposto ritorna, diverso, ma allo stesso tempo riconoscibile, all’interno dell’improvvisazione. In questo modo la scala di Yesterday si fonde con le scale bachiane, mentre Jingle Bells acquista toni jazzistici. Tutti i brani improvvisati hanno carpito la nostra attenzione e quella del pubblico, stupendoci per come la musica fluisce rapidamente e naturalmente. Tantissimi applausi e tanto entusiasmo alla fine per la pianista venezuelana che ha proposto un toccante bis, sempre improvvisato. Come spiegato da lei stessa prima dell’esecuzione, ha voluto dedicare un brano al proprio paese, il Venezuela, tormentato da una crisi che da anni soffoca il paese. Il brano improvvisato era cupo e malinconico, caratterizzato da un incedere sommesso che bene è riuscito a rappresentare drammatica situazione venezuelana.

Un concerto diverso dal solito, un’esperienza senza precedenti, perché abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare brani unici e che mai verranno suonati di nuovo.



IMPROVVISAZIONI A CATENA

Gabriela Montero

Franz Schubert
Quattro Impromptus op. 90 D. 899

Robert Schumann
Carnaval, scènes mignonnes sur quatre notes op. 9

Brani improvvisati da Bach, Yesterday (The Beatles), Inno alla gioia (Beethoven), My Favourite Things (da Tutti Insieme Appassionatamente) e Jingle Bells.

#Mito2016
ph. Serena Groppelli

 

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