Opere da Bergamo: il “Nuovo” Festival Donizetti

Bergamo

Nell’ambito del Festival che Bergamo dedicato annualmente a Gaetano Donizetti (il genius loci), la proposta di spicco del 2016 è Rosmonda d’Inghilterra, in un’edizione riveduta da Alberto Sonzogni. Diretta da Sebastiano Rolli, l’opera è eseguita in forma scenica per la regia di Paola Rota, le scene e le luci di Nicholas Bovey e i costumi di Massimo Cantini Parrini.

Al Teatro Sociale, che ha visto nuova luce pochi anni or sono, il 26 novembre va, invece, in scena la terza ed ultima rappresentazione di Olivo e Pasquale. La revisione curata da Maria Chiara Bertieri, sempre per conto della fondazione Donizetti (così come Sonzogni), è stata compiuta sulla base di “materiali coevi” alla versione andata in scena al Teatro Nuovo di Napoli il primo settembre 1827. La regia è di Ugo Giacomazzi e Luigi De Gangi mentre il podio spetta a Federico Maria Sardelli. Della produzione è stato realizzato un video in onda in questi giorni sul canale Classica HD di Sky.

Riferiamo dunque in ordine cronologico partendo con l’Olivo. Opera composta su libretto di Jacopo Ferretti per il Valle, fu poi modificata ed eseguita a Napoli, al Nuovo. Tra le differenze rispetto alla precedente versione del Teatro Valle di Roma, si segnala principalmente la scelta di affidare il ruolo di Camillo (l’innamorato di Isabella) ad un tenore anziché a un mezzosoprano.
Il podio spetta a Federico Maria Sardelli che restituisce ad una partitura pregevole sfumature e colori che ne valorizzano la brillantezza e la raffinatezza delle melodie.

La regia di Ugo GiacomazziLuigi Di Gangi, pur scostandosi dal carattere borghese che caratterizza l’opera, è governata da idee intelligenti e rispettose della musica. Le scene, realizzate grazie ad un progetto di collaborazione tra differenti istituzioni bergamasche e bresciane, sono bellissime ed assieme ai costumi offrono un tripudio di colori che da solo infonde insolito buon umore. Bravi tutti gli interpreti, primi tra tutti Pietro Adaini (Camillo) e Filippo Morace (Pasquale). Del pari valida è Laura Giordano (Isabella), che conclude l’opera con uno splendido rondò e a seguire Bruno Taddia (Olivo) e Matteo Macchioni, non è del tutto a proprio agio con la tessitura che Donizetti riserva  Le Bross. Valido infine infine il contributo di Edoardo Milletti (Columella) Giovanni Romeo (Diego) e Silvia Beltrami (Matilde).

La vicenda di Rosmonda  è  molto intrigante a partire dal punto di vista storico. Eleanor of Aquitaine, regina consorte di Henry II, è una figura storica sulla quale aleggia un fascino che perdura nei secoli. La donna più ricca e influente del suo tempo, madre (tra gli altri) di John Lackland e Richard the Lionheart, gode di una ricca storiografia, insufficiente tuttavia a chiarirne la natura etica delle gesta. In sostanza, si resta sempre col dubbio che si tratti di un’abile giocatrice, pronta a tutto pur di detenere il potere. Anche se lo preferiremmo, è difficile figurarsela come povera regina imprigionata in una torre per impedirle di tramare e sollevare guerre civili ai danni del consorte (prima).Tra i misfatti che compì in vita uno è proprio quello cui si ispira Felice Romani per il libretto del “Melodramma serio” Rosmonda d’Inghilterra, su musica di Donizetti. Leonora di Guienna, questa la variante del nome adottata da Romani, apprende da paggio Arturo che il re gli ha affidato la cura di una sua amante. La regina intuisce che il fanciullo ne sia innamorato e intende trarne profitto, promettendogli la giovane in sposa, se la aiuterà nella sua trama. Enrico è determinato a fare della favorita Rosmonda (così nominata “per comodità del verso”), figlia del suo istitutore Clifford, la sua nuova regina. La fanciulla, rinchiusa in una torre, è però completamente ignara che l’uomo che ama sia il re. In un crescendo di intrighi, rivelazioni ed equivoci, Rosmonda cadrà vittima della vendetta di Leonora.
Sul podio, Sebastiano Rolli, alla guida della valida Orchestra Donizetti Opera, si conferma un ottimo professionista. Il primo atto necessiterebbe di un piglio maggiore ma il secondo riscatta appieno le riserve precedenti. Un plauso poi al Coro in gran spolvero, diretto da Fabio Tartari. A dispetto delle contestazioni che ha ricevuto alla prima, la regista Paola Rota ha fatto un ottimo lavoro, perlomeno a nostro parere. Poche le risorse a disposizione ma grande impegno, facilità nel muovere il coro e condivisibile lavoro sulla gestualità. Funzionale l’impianto scenico modulare di Nicholas Bovey che egli stesso valorizza con un eccellente disegno luci. Meno convincenti invece i costumi di Massimo Cantini Parrini, tranne che per gli abiti destinati a Clifford e Leonora.
Venendo al cast, di Jessica Pratt, nel ruolo del titolo, non si può dire che bene. La sortita “Perché non ho del vento” (che, diversamente da Firenze, il mese scorso, ha previsto il pertichino fuori scena di Arturo), così come nell'”Io fuggirò dal perfido”, sono segnati da grandi, prolungati e più che meritati applausi. Eva Mei ha dato prova di grande coraggio ed esemplare professionalità portando a termine la recita nonostante una labirintite. Enrico è invece Dario Schmunck, bravo a dispetto di qualche incertezza nell’intonazione. Convincente ed autorevole è Nicola Ulivieri (Clifford) mentre corretta, per quanto un po’ sfocata, Raffaella Lupinacci (Arturo).

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