Un Don Carlo crepuscolare all’Opernhaus di Zurigo

Sven-Erich Bechtolf

Nella ricca programmazione zurighese (ben sedici opere vengono presentate nella stagione 2016/17) abbiamo avuto l’occasione di assistere alla ripresa di una delle opere del Verdi maturo che più sono apprezzate dal grande pubblico, il Don Carlo. Fortunata produzione del 2012  di Sven-Erich Bechtolf, è andata in scena in questo caso la versione milanese in quattro atti, mentre al Teatro alla Scala a febbraio vedremo in scena la versione italiana in cinque atti. Giusto pochi mesi fa è inoltre andato in scena al Festival Verdi 2016 a Parma, in un nuovo allestimento di Cesare Lievi che sarà ripreso ad aprile al Teatro Carlo Felice di Genova. Si tratta sicuramente di una stagione fortunata per questa importante opera verdiana, tratta principalmente dall’omonima pièce teatrale di Friedrich Schiller. Don Carlo continua ad affascinare il pubblico, parlandoci degli intrighi del potere, ma soprattutto dei sentimenti e delle emozioni che grandi personaggi della storia hanno provato: la gelosia e la fragilità di Carlo, la solitudine di Filippo II, l’amicizia e la generosità di Posa, la rettitudine di Elisabetta, l’invidia e la rabbia di Eboli. Cinque grandi personaggi vengono disegnati a tutto tondo da Schiller prima e da Verdi dopo, regalando allo spettatore uno sguardo profondo nelle dinamiche dell’animo umano. Per questo motivo Verdi si ritrova a comporre numerose scene solistiche, che permettono ai personaggi di esprimersi liberamente e di dare sfogo ai propri sentimenti e che, negli anni, sono diventate veri e propri cavalli di battaglia per gli interpreti verdiani, acclamati o fischiati proprio in corrispondenza di queste scene amatissime dal pubblico. A Zurigo questa produzione di Don Carlo è stata salutata con un successo al calor bianco, con applausi entusiastici dopo le scene solistiche e al termine degli atti e dell’opera. Come già detto, lo spettacolo era una produzione zurighese del 2012 con la regia di Sven-Erich Bechtolf, le scene di Rolf Glittenberg e i costumi di Marianne Glittenberg: un allestimento essenziale e minimalista, ma allo stesso tempo molto efficace, che ha saputo ben coniugare (anche grazie alle ottime luci curate da Jürgen Hoffmann) i momenti più intimi della vicenda (e potremmo dire più schilleriani) con quelli d’insieme. Pochi gli elementi scenici presenti (un grande teschio e uno scheletro dorato a simboleggiare la tomba di Carlo V, tre alberi per il giardino della seconda parte del primo atto, una grata per la prigione dove viene rinchiuso Carlo, una grande crocifissione di Francisco de Zurbarán per la stanza di Filippo II, un groviglio di grandi croci bianche per la scena dell’autodafé…), ma significativi e simbolici per lo svolgimento della vicenda. Molto incisivi gli effetti di luce creati da Jürgen Hoffmann, essenziali per un allestimento così minimalista (meravigliosa la resa della prima scena del secondo atto, con l’incontro tra Carlo e Eboli: basta un cielo stellato per ricreare lo spazio del giardino dove i due si incontrano). Senza tempo, sontuosi e altrettanto pregni di significato i costumi di Marianne Glittenberg che decide di vestire tutti i personaggi in colori scuri o notturni, proprio perché il regista concepisce tutta la vicenda di Don Carlo come estremamente notturna e potremmo dire quasi sepolcrale. Pochi i movimenti scenici dettati da Bechtolf, nell’intento di lasciar parlare la già di per sé eloquente musica verdiana.

La componente musicale dello spettacolo è stata allo stesso modo ottima, a cominciare dalla direzione di Fabio Luisi, capace di mettere in risalto in modo equilibrato gli aspetti più cupi della vicenda e i momenti più “pensierosi”, seguendo idealmente la linea dettata dall’allestimento di Bechtolf. Il cast vocale scelto per questa ripresa ruotava attorno ad alcuni dei più grandi interpreti della ribalta internazionale. René Pape porta in scena tutto il dramma di Filippo II, con una voce di basso dalla magnifica cavata brunita, capace di piegarsi ai momenti più meramente emotivi così come a quelli più imperiosi. Rivelazione della serata è stato il Rodrigo dello svedese Peter Mattei. Difficilmente pensiamo a Mattei come ad un baritono verdiano, impegnato com’è solitamente nei ruoli baritonali mozartiani e wagneriani, e forse per questo motivo ci ha sorpreso ed entusiasmato per la sua performance come Marchese di Posa. Suadente voce baritonale, Mattei ha cantato in maniera ottimale tutta l’opera, commuovendo nella sua grande scena finale O mio Carlo! Per me giunto è il dì supremo. Regale nel portamento e nell’interpretazione l’Elisabetta di Valois di Anja Harteros, che si dimostra capace di dar voce all’animo sfaccettato della triste regina, piegando la voce ai momenti più lirici e a quelli più drammatici. Al suo debutto come Principessa d’Eboli c’era la russa Marina Prudenskaya che, partendo da una dizione all’inizio un po’ di difficile comprensione, ha trascinato il pubblico nelle sue due scene (la canzone del velo e O don fatale) regalando una sfavillante interpretazione vocale. Anello debole del cast, il Carlo di Ramon Vargas. Il tenore messicano ha una bella voce, ma a tratti fatica nell’emissione e diventa in certe occasioni difficile udirlo. La sua prestazione è comunque stata in salita, guadagnandosi alla fine gli applausi del pubblico. Buona la prestazione del basso Rafal Siwek negli scomodi panni del Grande Inquisitore, così come anche quella di tutti i comprimari ( Ildo Song, Soyoung Lee, Sen Guo, Otar Jorkjikia, Andrzej Filonczyk, Dmytro Kalmunchyn, Huw Montague Redall, Dimitri Pkhaladze e Stanislav Vorobyov).

L’Opera di Zurigo ha offerto, ancora una volta, una magnifica produzione di Don Carlo. La parola passa ora al Teatro alla Scala che presenterà a febbraio la produzione del Don Carlo proveniente da Salisburgo diretta da Myung-Whun Chung.


 

Opernhaus Zurich

Don Carlo
Opera in quattro atti
libretto di François-Joseph Méry e Camille Du Locle
traduzione italiana di Achille De Lauzières e Angelo Zanardini
musica di Giuseppe Verdi

Elisabetta di Valois Anja Harteros
Filippo II René Pape
Don Carlo Ramon Vargas
Rodrigo Peter Mattei
La principessa d’Eboli Marina Prudenskaya
Il grande inquisitore Rafal Siwek
Un frate Ildo Song
Tebaldo Soyoung Lee
Voce dal cielo Sen Guo
Il conte di Lerma/un araldo reale Otar Jorkjikia
Deputati fiamminghi Andrzej Filonczyk, Dmytro Kalmunchyn, Huw Montague Redall, Dimitri Pkhaladze, Stanislav Vorobyov, Ildo Song

Philarmonia Zurich

Chor des Opernhauses Zurich
Chor-Zuzuger und Zusatzchor

direttore Fabio Luisi
maestri del coro Ernst Raffelsberg, Janko Kastelic

regia Sven-Erich Bechtolf
costumi Marianne Glittenberg
scene Rolf Glittenberg

opernhaus.ch

 

ph. Judith Schlosser

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