Cronache dalla Deutsche Oper: Meyerbeer, Mozart, Wagner

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Un teatro ideale è quello il cui cartellone propone una combinazione di titoli di repertorio ed altri desueti rendendo così sempre stimolante la propria offerta. La Deutsche Oper di Berlino, che l’anno scorso ha brillato nel dedicare a Richard Strauss ben cinque titoli (Die ägyptische Helena, Die Liebe der Danae, Elektra, Salome e Der Rosenkavalier), è uno dei teatri che, nel panorama lirico internazionale, raramente delude le aspettative del pubblico.
Tra la fine di gennaio e i primi di febbraio 2017 sono, inoltre, andati in scena Lohengrin e Tannhäuser (regia di Kirsten Harms) per la direzione di Donal Runnicles, Nabucco ( regia di Keith Warner) per la direzione di Paolo Arrivabeni, Don Giovanni (produzione di Roland Schwab) diretto da Daniel Cohen, e Les Huguenots (nel nuovo allestimento di David Alden) ripreso, in quest’occasione, da Ido Arad. In attesa dei due cicli del Ring che si terranno nel periodo pasquale riferiamo di Don Giovanni, Les Huguenots e Lohengrin, ai quali abbiamo assistito gli scorsi 26 e 29 gennaio e il 2 febbraio.


Il Don Giovanni per la regia di Roland Schwab è uno spettacolo che ad ogni ripresa non cessa di suscitare reazioni contrastanti. Spiace l’opera si concluda con la caduta agli inferi del protagonista. A dispetto di un eccessivo dispiegamento di risorse nell’utilizzo delle comparse, la regia si espande con coerenza facendo leva sui riferimenti sessuali che il libretto esprime velatamente. L’impianto scenico di Piero Vinciguerra è assai semplice e trova compiutezza nell’utilizzo dei ponti mobili. Il palcoscenico può davvero molto e, mutando costantemente di inclinazione e aree (attraverso la disposizione a differenti altezze di ciascun ponte), ricrea ambienti diversi. I costumi di Renée Listerdal sono nel complesso semplici, pertinenti e funzionali.
Venendo alla componente musicale, la grande sorpresa è il direttore Daniel Cohen, la cui lettura si rivela elegante ed enfatica. Sin dalla sinfonia si evidenzia un’ottima ricerca di sonorità nitide e armonici, che esecuzioni attuali più prettamente barocche (che poco gradiamo) aborrono come esempio di cattivo. Bravo, Cohen! Nel cast spiccano poi la Donna Anna di Laura Aikin (che senza esagerare è la Lulu di riferimento dell’ultimo decennio) dalla linea elegante e la coloratura fluida, e la Donna Elvira di Jana Kurucová, dotata di ottimo temperamento. Don Giovanni e Leporello sono rispettivamente gli ottimi Davide Luciano e Seth Carico. Bravi inoltre Mattew Newlin (Don Ottavio), gratificato da un lungo applauso al termine di “Dalla sua pace la mia dipende”e Noel Bouley (Masetto). Corretti, infine, Ievgen Orlov (Il commendatore) e Adriana Ferfezka (Zerlina).


Dopo Dinorah e Vasco de Gama, Les Huguenots è il terzo titolo del ciclo Meyerbeer, che va concludendosi il prossimo anno con Le prophète. Spettacolo di punta di questa stagione, affidato alla bacchetta di Michele Mariotti che però, nelle recite di gennaio e febbraio, cede il podio a Ido Arad, poiché impegnato nella Semiramide di München. Pur non avendo molto tempo per provare, la prova di Arad è soddisfacente in virtù delle prove in occasione del debutto. L’edizione eseguita si avvicina il più possibile alla forma integrale. Il cast è dominato dal tenore Yosep Kang nel ruolo di Raoul. Nonostante si tratti una parte per la quale in molti scendono a compromessi, il giovane Kang riesce benissimo nell’intento. Persiste una tendenza a cantare sul mezzo forte, ma la voce è omogenea in tutta la gamma, di notevole volume e proiezione ragguardevole. Valentine è Olesya  Golovneva: splendida figura, movenze delicate quasi da ballerina e atteggiamento sommesso. Si manifesta qualche comprensibile difficoltà nel quinto atto, trascurabile dato l’impegno complessivo profuso in una serata nel complesso più che riuscita. Marcel è l’ottimo Ante Jecurnica mentre Marguerite de Valois una meno convincente Siobhan Stagg. Nel nutrito stuolo di comprimari si segnala il valido Urbain di Irene Roberts, privato del rondò del secondo atto. La regia di David Alden rielabora le indicazioni didascaliche del libretto senza provocare alcuna distrazione eccessiva alla fruizione della vicenda. Le scene di Giles Cadle riproducono una soffitto ligneo la cui altezza varia a seconda del grado di oppressione che grava sui protagonisti. Adeguati sono infine i costumi di Constance Hoffman e le luci di Adam Silverman.


Lohengrin diretto da Donald Runnicles vede il ritorno di Klaus Florian Vogt nel ruolo del titolo. La produzione non è tra le più riuscite del danese Kasper Holten. Il tutto ha luogo entro un interno ligneo. Il punto debole non è solo la mancata definizione di uno spazio scenico caratterizzato, bensì la genericità della gestualità, lasciata all’iniziativa personale dei solisti. Il problema non è di oggi, sappiamo tutti che si tratta di una ripresa. Le stesse ammende erano presenti anche al debutto dello spettacolo (nella stagione 2011/2012). Sul podio il maestro Runnicles si conferma l’ottimo professionista di sempre, raggiungendo nel terzo atto il vero apice della serata. Vogt, la cui voce dal timbro chiara è dotata di un notevole volume, modula come sempre e fraseggia correttamente un ruolo che conosce a menadito. Lo stesso cerca di fare con esiti meno convincenti Manuela Uhl (Elsa), il cui registro acuto non è sempre sotto controllo. Elena Pankratova è una Ortrud energica, sonora e di notevole temperamento oltre che dotata di un’ottima padronanza del tedesco. Bravissimi infine John Lundgren (Telramund) e Sung La (Heinrich der Vogler).

Ci preme ricordare che tutti i possessori di ClassicCard (riservata agli under30) hanno la possibilità di acquistare i biglietti al prezzo di 10 EUR, a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo. I posti a disposizione sono in tutte le categorie. Consigliamo dunque a chiunque si trovi a Berlino di sottoscrivere la card, della quale bisogna dotarsi in anticipo presso la biglietteria di uno a scelta dei tre teatri d’opera, nel corso dell’apertura diurna. La validità è di un anno a fronte di un costo di sottoscrizione di 15 EUR.


classiccard.de

deutscheoperberlin.de

 

ph. Bettina Stößt | Marcus Lieberenz

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