Il ritorno de “La Gazza Ladra” al suo nido

La Gazza Ladra di Rossini al Teatro alla Scala

Al Teatro alla Scala ha debuttato una delle produzioni più attese di questa stagione, La Gazza Ladra di Gioachino Rossini. La Gazza mancava dal teatro milanese da ben 176 anni e, in virtù di un rinnovato interesse per il repertorio italiano belcantistico, Riccardo Chailly ha deciso di riportarla in scena in occasione dei 200 anni dalla primissima rappresentazione, avvenuta proprio alla Scala nel 1817. Altro motivo di attesa era inoltre la regia di Gabriele Salvatores, di ritorno alla regia teatrale dopo ben 30 anni di attività prettamente cinematografica. La prima dell’opera è stata una serata a tratti burrascosa con contestazioni da parte del pubblico e bagarre tra gli spettatori che si sono ritrovati a concludere la serata in un clima scaligero degno dei tempi che furono. Se infatti a farla da padrona sono stati i racconti dei contrasti al termine dello spettacolo, che cosa ne è stato dello spettacolo vero e proprio?

Lo spettacolo era firmato dal punto di vista registico da Gabriele Salvatores che si è affidato a Gian Maurizio Fercioni per scene e costumi (entrambi molto semplici e tradizionali) e a Marco Filibeck per un affascinante disegno luci, insieme agli importanti movimenti coreografici curati da Emanuela Tagliavia. L’idea di base è quella (non propriamente innovativa) del teatro nel teatro dove i personaggi sono delle marionette nelle mani del compositore e dove in primo piano viene messa così la vera e propria “macchina teatrale” con corde ed ingranaggi che ci mostrano come si realizza uno spettacolo. Si tratta di un’idea di fondo molto semplice e gradevole, ma che non dà una lettura dell’opera sicuramente memorabile. Lo spettacolo scorre in ogni caso in modo fluido, con la Gazza del titolo interpretata da una fenomenale ragazza-acrobata che in qualche modo tira le fila di tutta la vicenda e riesce in ogni caso a divertire lo spettatore.

Il cast radunato era formato da giovani cantanti, per lo più esperti del repertorio rossiniano e quasi tutti impegnati in questa partitura nelle scorse riprese dell’opera al Rossini Opera Festival di Pesaro, che non ha disatteso le aspettative, nonostante i mugugni da parte di alcuni spettatori. Tutti bene quindi a cominciare dalle numerose parti di contorno: l’Ernesto di Giovanni Romeo, il Giorgio/Il Pretore di Claudio Levantino, l’Antonio di Matteo Mezzaro e l’ottimo Isacco di Matteo Macchioni. Numerosi anche i protagonisti, a cominciare dalla “coppia signorile” composta da Paolo Bordogna, baritono di esperienza, dalla voce morbida, perfettamente in parte sia interpretativamente che musicalmente, e dal mezzosoprano Teresa Iervolino, una vera giovane promessa che grazie alla voce brunita e perfettamente controllata, a suo agio nelle coloratura siamo sicuri diventerà una delle interpreti di riferimento dei prossimi anni per il repertorio contraltile rossiniano (già la ricordavamo splendida protagonista di Tancredi nella produzione di Opera Lombardia del 2013). La buona prova dei cantanti continua con l’altra coppia della vicenda, quella formata dal Giannetto di Edgardo Rocha, tenore dalla bella voce leggera, dal volume forse contenuto, ma che si dimostra preciso nelle colorature e convincente dal punto di vista attoriale; e dalla Ninetta di Rosa Feola, giovane trentenne soprano leggero che debuttava al Teatro alla Scala e che bene ha incarnato la servetta protagonista della vicenda. Non la spaventano i numeri di bravura e le colorature del ruolo e si dimostra sicura e spigliata. A torto quindi riteniamo che il soprano sia stata buuata dai loggionisti. I due bassi della vicenda si sono conquistati gli applausi più convinti della serata e sono il Fernando di Alex Esposito e il Podestà del veterano Michele Pertusi, impegnato in uno dei ruoli più impervi della partitura rossiniana. Entrambi hanno esperienza nei due ruoli e lo dimostrano, sia vocalmente che dal punto di vista attoriale, con voci sicure e calibrate. Unico punto debole il Pippo di Serena Malfi, molto contestata dal pubblico, che pecca forse a causa di una voce dal timbro non particolarmente piacevole e dal volume contenuto che in alcuni momenti veniva sovrastato dall’orchestra. Resta di fatto che la sua prova è stata in crescendo per tutta la serata e che interpretativamente si è dimostrata molto convincente e divertente (un esempio su tutti il momento del brindisi del primo atto). A guidare il tutto dalla buca il Maestro Riccardo Chailly, probabilmente il più contestato di tutta la serata, a partire dalla celeberrima sinfonia. La prova dell’Orchestra della Scala è stata buona, soprattutto se consideriamo che non è facile acquisire le sonorità rossiniane necessarie ad una partitura come quella de La Gazza Ladra. La visione di Chailly era improntata a sottolinearne sia gli aspetti buffi sia quelli più tragici della vicenda, riuscendo bene a sottolinearne le tensioni e il pathos, che ci sembrano gli aspetti drammaturgici che più il direttore milanese era intenzionato a far emergere con la sua vigorosa direzione.

A dispetto delle polemiche e delle contestazioni, vi invitiamo a vedere nelle prossime recite questa Gazza Ladra, per scoprire un’opera divertente e allo stesso tempo di rottura, figlia di un periodo di profondo cambiamento, sia sociale che musicale. L’occasione è unica e non bisogna perderla, nella speranza che non passino altri 176 anni prima di una sua nuova riproposizione!

 


Teatro alla Scala
Milano 12 aprile – 7 maggio 2017

La Gazza Ladra
melodramma in due atti
musica di Gioachino Rossini
libretto di Giovanni Gherardini

Direttore Riccardo Chailly

Regia Gabriele Salvatores
Scene e costumi Gian Maurizio Fercioni
Luci Marco Filibeck
Movimenti coreografici Emanuela Tagliavia
Marionette, costumi e animazione a cura della Compagnia Marionettistica Carlo Colla e Figli

Personaggi e interpreti

Ninetta Rosa Feola
Pippo Serena Malfi
Lucia Teresa Iervolino
Fabrizio Vingradito Paolo Bordogna
Giannetto Edgardo Rocha
Fernando Villabella Alex Esposito
Gottardo Michele Pertusi
Ernesto Giovanni Romeo
Giorgio/Il Pretore Claudio Levantino
Antonio Matteo Mezzaro
Isacco Matteo Macchioni
Una Gazza Francesca Alberti

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Maestro del Coro Bruno Casoni

 

teatroallascala.org

Ph. Marco Brescia & Rudy Amisano

1 commento su “Il ritorno de “La Gazza Ladra” al suo nido

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *