Voci di Primavera da Vienna

Bühnenfoto im Goldenen Saal des Wiener Musikvereins 2015, Dirigent Alfred Eschwé, © Wiener Johann Strauss Orchester / Lukas Beck

Lunedì 1° maggio le intramontabili melodie della dinastia Strauss sono tornate a risuonare nella storica e prestigiosa Goldenen Saal del Musikverein di Vienna in occasione del Frühlingskonzert (Concerto di Primavera) offerto dalla Wiener Johann Strauss Orchester. Sul podio, alla guida della compagine viennese, il veterano Maestro Alfred Eschwé che propone un programma suddiviso in due parti; una di ispirazione primaverile e un’altra di carattere più vario.

La prima parte è incentrata quasi esclusivamente su composizioni del più famoso degli Strauss, Johann figlio (1825-1899) e per tanto ad aprire festosamente il concerto sono le celeberrime note del valzer “Frühlingsstimmen” Op. 410. Questo famosissimo valzer del 1883 è un autentico, genuino ed irresistibile inno in tempo ternario alla Primavera; inizialmente concepito come composizione vocale per orchestra e soprano di coloratura, può essere certamente annoverato fra i capolavori del Compositore. Seguono tre graziose polke dai titoli a rimando floreale: “Blumenfest-Polka” Op. 111, “Fantasieblümchen” Polka-mazurka Op. 241 e “Ballsträußchen” Polka-schnell Op. 380. Omaggio non solo alla natura, ma anche e soprattutto all’Italia, è il valzer “Wo die Citronen blüh’n” Op. 364, una delle composizioni più affascinanti di Johann Strauss, sebbene non una delle più note: con questo valzer il Compositore volle omaggiare la nostra Penisola (la terra “dove fioriscono i limoni”) in occasione di un tour di concerti che lo portò nelle più importanti città italiane nel 1874. Fiori per eccellenza, le rose, sono invece evocate nell’incantevole “Rosen aus dem Süden” Op. 388; questo popolare valzer che Strauss trasse da motivi di una propria operetta di scarso successo del 1880 (“Das Spitzentuch der Königin”), non ha bisogno di ulteriori presentazioni essendo le sue note universalmente note ed amate. Affiancano queste pagine orchestrali Straussiane due momenti di canto affidati alla voce del giovane soprano sudcoreano Sumi Hwang: la prima è la gioiosa aria di Giulietta “Je veux vivre” dall’opera “Roméo et Juliette” del compositore francese Charles Gounod, mentre la seconda è una dolce aria dal titolo “Draußen in Sievering blüht schon der Flieder” tratta da “Die Tänzerin Fanny Elssler”, un’opera-pastiche basata su musiche di Johann Strauss figlio.

Il secondo tempo del concerto presenta un programma più variegato, in quanto al già citato Johann Strauss figlio si vanno ad affiancare altri due compositori del periodo: Joseph Hellmesberger jr. (1855-1907) e Franz Lehar (1870-1948).
Del celebre compositore ungherese vengono proposte la deliziosa overture dall’operetta “Wiener Frauen”, primo successo di Franz Lehar nel campo del teatro musicale, del 1902 e il valzer “Ballsirenen”, basato su ben noti motivi della celebre “Vedova allegra” del 1906. Sempre legata al mondo dell’operetta, questa volta francese, è la “Orpheus-Quadrille” Op. 236 di Johann Strauss figlio, divertente quadriglia liberamente ispirata ad “Orphée aux Enfers” di Jacques Offenbach (1819-1880); tale operetta del 1858 deve ancora oggi buona parte della propria notorietà, oltre all’irresistibile vena satirica, al celeberrimo “can-can” in essa contenuto e che Strauss, per gran sorpresa e gioia degli ascoltatori, non mancò di reimpiegare per la sua quadriglia. Ritmo non meno incalzante del citato “can-can” presenta la diabolica Lucifer-Polka Op. 266, Polka-schnell di Strauss figlio risalente al 1862.
Compositore oggi quasi completamente caduto nell’oblio, Joseph Hellmesberger jr. fu una figura centrale nella vita musicale viennese del tardo XIX secolo: discendente da una famiglia di lunga tradizione musicale, fu musicista dedito all’operetta e alla musica da ballo, direttore dei Wiener Philharmoniker dal 1901 al 1903 come successore di Gustav Mahler. Di Hellmesberger viene proposta la roboante “Danse Diabolique”; un curioso connubio di danze che, partendo da un forsennato galoppo, evolve e sfocia in un affascinante valzer lento. Così come nella prima parte del concerto, anche in questa seconda alle pagine orchestrali sono stati affiancati due ulteriori momenti dedicati al grande canto, sempre con la gradita partecipazione del soprano Sumi Hwang. Entrambe parimenti incantevoli, le arie proposte provengono da due meravigliose operette di Franz Lehar: da “La vedova allegra” il famosissimo “Vilja-Lied” mentre da “Giuditta” (ultima creazione teatrale del Compositore, risalente al 1934) l’ammaliante “Meine Lippen, sie küssen so Heiß” che va a concludere la parte ufficiale del nostro concerto.

Come ogni concerto autenticamente viennese che si rispetti però, non si può dire la parola fine senza i tradizionali fuoriprogramma e il Maestro Eschwé, al pubblico entusiasta presente in sala, ne accorda ben tre. Il primo, bisogna dire inaspettato, fuoriprogramma che da modo di congedarsi come merita al giovane soprano è nientemeno che “O mio babbino caro”, la meravigliosa aria di Lauretta dall’opera “Gianni Schicchi” di Giacomo Puccini. Il secondo è una pagina orchestrale dal titolo “Zwanzinetta”, tratta dall’operetta “Eva” del 1911 di Franz Lehar mentre il terzo, che non necessita di presentazioni, è la tradizionale e festaiola “Radetzky-Marsch” Op. 228 di Johann Strauss padre che non manca di coinvolgere i presenti nel tradizionale rito del battito di mani.
Al termine del concerto, grande entusiasmo del pubblico e trionfo meritatissimo per tutti gli interpreti. In particolare calorosi applausi all’indirizzo del direttore, encomiabile per la direzione leggera, precisa ed elegante; Eschwé si trova perfettamente a suo agio con questo genere di repertorio e la sua esperienza, la sua grazia (eredità della più autentica tradizione viennese) trovano perfetto riscontro nella prova impeccabile che ne da l’Orchestra, mirabile per bellezza e purezza di suono.

Allo stesso modo, il pubblico non ha mancato di manifestare il proprio apprezzamento con calorosi applausi ed ovazioni al bravo soprano sudcoreano Sumi Hwang la quale, con le convincenti interpretazioni delle arie   in programma, ha incantato il pubblico presente in sala.
Prossimo appuntamento con la Wiener Johann Strauss Orchester (con la direzione di Johannis Wildner) il 26 ottobre quando, sempre al Musikverein, si terrà un concerto speciale in occasione della festa nazionale austriaca.


ph. © Wiener Johann Strauss Orchester / Lukas Beck

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