Vezzoli e la TV degli anni 70 alla Fondazione Prada

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La sede milanese della Fondazione Prada ha ospitato fino al 24 settembre, una grande mostra dedicata alla televisione italiana degli anni Settanta. Nata da un’idea di Francesco Vezzoli e realizzata grazie alla diretta collaborazione della RAI, la mostra si pone come un omaggio alla televisione pubblica di quegli anni, mostrandone alcuni degli aspetti predominanti, così legati agli aspetti socio-politici dell’Italia di quegli anni. Articolata in tre macro sezioni, più una nostalgica appendice all’interno del cinema della Fondazione, la mostra va ad indagare vari aspetti dei programmi dell’epoca attraverso i filmati originali recuperati per l’occasione.

La prima sezione “Arte e Televisione” propone un interessante dialogo tra opere d’arte e trasmissioni andate in onda in quegli anni, con protagonisti proprio gli artisti delle opere esposte. Guttuso, Burri, Vedova, de Chirico, Boetti, Agnetti e Pistoletto sono presenti con i loro quadri (provenienti in gran parte direttamente dalla Collezione Prada) e allo stesso tempo ci “parlano” direttamente dagli schermi posti di fronte che ci mostrano programmi televisivi a loro dedicati e di cui loro erano protagonisti. Interessante  la puntata del programma Come nasce un’opera d’arte, curata da Franco Simongini che ci mostra Giorgio De Chirico nel suo studio, alle prese con la realizzazione de Il sole sul cavalletto, opera presente in mostra. Il bell’allestimento che mette a confronto il mondo dell’arte con quello televisivo ci mostra quanto la RAI di quegli anni prendesse sul serio il concetto di “servizio pubblico”, tanto da trasmettere in prima serata (anche se sul secondo programma) per esempio programmi legati a grandi personaggi all’arte contemporanea, e da diventare (come vediamo nella sala successiva)  fucina di esperimenti artistici con il Servizio programmi sperimentali (in mostra vediamo come esempio C’era una volta un re di Eugenio Carmi).

La seconda sezione “Politica e Televisione” ci porta al centro degli anni di piombo. Una prima parte ci mostra (in un cupo corridoio che sembra uscito direttamente dalla Morte Nera di Star Wars) alcuni estratti dai telegiornali RAI degli anni Settanta che ci raccontano alcuni dei principali fatti di cronaca: dalla strage di Piazza Fontana del 1969 alla strage della stazione di Bologna nell’agosto del 1980. Una carrellata di immagini e notizie che ci ricordano un periodo buio e cruento della storia italiana e che bene si mette in dialogo con la quotidianità odierna. Quegli anni non sono stati però solamente segnati da violenti fatti di cronaca, ma hanno sicuramente rappresentato un momento clou per l’emancipazione femminile (ricordiamo l’approvazione della legge sul divorzio del 1970 e quella sull’aborto del 1978) a cui è stata dedicata la grande sala del pianterreno del podium dove erano proiettati estratti tv sul tema delle lotte femministe in aperto dialogo con numerose opere realizzate tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta di Carla Accardi (anche in questo caso provenienti in gran parte dalla collezione Prada), che proprio in quegli anni contribuì fortemente al movimento femminista italiano, fondando insieme a Carla Lonzi il gruppo “Rivolta Femminile”.

La terza sezione “Intrattenimento e Televisione” alleggerisce il clima serio creato dalla sezione precedente, rimanendo però con il focus sulla figura femminile. La sezione è introdotta dalla destabilizzante (ma allo stesso tempo estremamente affascinante) installazione/performance del 1968 di Giosetta Fioroni La spia ottica – Ovvero la mia camera da letto dove lo spettatore osserva da uno spioncino un’attrice (nel nostro caso Elena Russo Arman) muoversi all’interno di una piccola camera da letto, affaccendata in attività quotidiane e domestiche. Le quattro sale successive propongono degli spezzoni dal varietà di successo Milleluci (del 1974 con Mina, Raffaella Carrà e le gemelle Kessler), dal controverso programma musicale Stryx (tra le protagoniste femminili Amanda Lear, Patty Pravo, Anna Oxa, Mia Martini e Ombretta Colli), da C’era due volte con Ilona Staller e dal programma Sotto il divano condotto da Adriana Asti. Tante protagoniste femminili, attrici, soubrette e cantanti, ironiche o provocatorie, che erano al centro dell’intrattenimento di quegli anni, circondate da diverse opere d’arte di artiste di quegli anni o dai ritratti fotografici (realizzati tra il 1965 e il 1971 da Lisetta Carmi) delle più importanti donne del mondo dello spettacolo del tempo.

L’appendice della mostra, presentata all’interno del Cinema della Fondazione, consiste in un lavoro inedito dello stesso Francesco Vezzoli, realizzato appositamente per la mostra dal titolo Trilogia della RAI, un video celebrativo (e riassuntivo) del meglio della televisione pubblica degli anni Settanta, scandito in tre tempi che raccolgono gli spezzoni dell’inizio, della parte centrale e del finale dei programmi più amati da Vezzoli.


Accompagna la mostra un esauriente catalogo illustrato, edito dalla Fondazione stessa, che con saggi e immagini cercano di spiegarci la tv degli anni Settanta.
Uscendo dalla bella e interessante mostra ci troviamo come alla fine di un viaggio e ci riconosciamo forse per certi versi un po’ nostalgici, nei confronti di un’era televisiva unica e irripetibile.


Fondazione Prada
Milano | 9 maggio – 24 settembre 2017


TV70

Francesco Vezzoli
Guarda la Rai


un progetto di
Francesco Vezzoli

a cura di
Cristiana Perrella

consulenza scientifica
Massimo Bernardini e Marco Senaldi

allestimento
M/M (Paris)

 

fondazioneprada.org

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