Alle radici del romanticismo tedesco con Der Freischütz

Der Freischütz , Carl Maria von Weber, Teatro alla Scala, Milano, Franco Cacciatore

Dopo l’Hänsel und Gretel di Humperdinck, al Teatro alla Scala è ancora tempo di fiabe. Stavolta in scena Der Freischütz di Carl Maria von Weber, mancante dal palcoscenico scaligero dal 1998. Quasi vent’anni di assenza per questa opera che ancora una volta in questa stagione ci porta alle radici delle tradizioni germaniche. Von Weber ci racconta una leggenda, popolata di principi e principesse in un mondo fiabesco e fantastico, costantemente in bilico tra il Bene e il Male e con una risoluzione che di certo non è tra le più felici, lasciando per certi versi l’amaro in bocca allo spettatore che non può godere di un vero e proprio lieto fine, come ci si potrebbe aspettare. Musicalmente parlando, l’opera è innanzitutto affascinante e soprattutto importante precorritrice della produzione operistica successiva, potremmo dire imprescindibile per l’opera tedesca che seguirà.

Visti gli anni di assenza, la Scala ha prodotto un nuovo allestimento dell’opera curato dal regista tedesco Matthias Hartmann, attivo soprattutto in Austria e Svizzera. Lo spettacolo ripercorre didascalicamente la vicenda dell’opera, senza prendersi licenze, se non per un piccolo particolare del finale. Nonostante quindi il regista si limiti a narrare la vicenda che viene messa in scena, il risultato a nostro parere è positivo. Lo spettacolo risulta coinvolgente e accattivante, soprattutto la scena cruciale, quella in chiusura del secondo atto, ambientata nella gola del lupo, durante la quale grazie al potere della musica e ai giochi di luci di Marco Filibeck il risultato è davvero interessante. Criticate da molti, le scenografie di Raimund Orfeo-Voigt invece sono a nostro parere efficaci e bene ci aiutano a identificare uno dei temi fondamentali dell’opera, quella della contrapposizione tra bene e male. E’così in un’ambientazione cupa e orrorifica (quella della gola del lupo) che vengono inseriti degli elementi mobili formati da neon che vanno a ricostruire la locanda del primo atto, la casa di Agathe del secondo atto e la chiesa del terzo atto, tutti elementi positivi che contrastano fortemente con quello che sta loro intorno, un regno di tenebre popolato da mostri che fanno di frequente capolino in mezzo ai personaggi. L’effetto è secondo noi piacevole. Anello debole di questo allestimento sono stati sicuramente i costumi di Susanne Bisovsky e Josef Gerger. Se quelli maschili comunque sono pertinenti alla vicenda, quelli femminili sono esageratamente stravaganti, senza nessun motivo particolare e stridono fortemente con il resto dell’allestimento.

La parte musicale si poggia innanzitutto sulla prova magistrale del Myung-Whun Chung, alla testa di un’ottima orchestra scaligera. Il Maestro coreano ha saputo affascinare con una direzione mai improntata ai volumi troppo alti per ricercare il facile effetto, ma sempre equilibrata e suadente, capace di ricreare bene sia i momenti festosi, sia quelli orrorifici e tenebrosi. Il cast canoro è apparso discontinuo. Sopra a tutti la prova vocale (e fisica) del cattivo del gruppo, il Kaspar del basso austriaco Günther Groissböck, ottimo sia nell’interpretazione che nell’esecuzione, con una voce dal magnifico timbro brunito. Bene anche le due donne del cast, l’emozionante e lirica Agathe di Julia Kleiter e Eva Liebau come Ännchen, spigliata scenicamente e vocalmente. Non ha brillato invece il protagonista maschile, Michael König, dalla voce tenorile flebile, a tratti difficile da udire e povera di colori e armonici. Nel complesso la sua prova si dimostra la meno credibile, anche a livello interpretativo. Buone le prove del resto del cast, a partire dal tonante eremita di Stephen Milling per continuare Michael Kraus (Ottokar), Frank Van Hofe (Kuno), Till Von Orlowsky (Kilian). Ottimo il coro diretto da Bruno Casoni.

Dopo quasi vent’anni era importante rimettere in scena un capolavoro dell’opera tedesca com’è Der Freischütz. Le parole di Boito rivolte al pubblico scaligero che si apprestava ad ascoltare per la prima volta il Franco Cacciatore si dimostrano ancora oggi attuali: “Fatti bimbo, vorremmo dire al pubblico della Scala […] vieni a teatro con cuore innocente e con intelletto vergine e cupido d’ingenue e meravigliose istorie.”. E a nostro parere è il modo giusto per accostarsi a quest’opera che ci colpisce nell’immaginario, portandoci ancora una volta nel mondo fantastico delle fiabe.

Der Freischütz è in scena fino al 2 novembre.


Teatro alla Scala
Milano | 17 Ottobre 2017

Der Freischütz
Opera romantica in tre atti

musica | Carl Maria von Weber
libretto | Friedrich Kind

Ottokar | Michael Kraus
Kuno | Frank Van Hove
Agathe | Julia Kleiter
Annchen | Eva Liebau
Kaspar | Günther Groissböck
Max | Michael König

Ein Eremit | Stephen Milling
Kilian | Till von Orlowsky
Stimme des Samiel | Frank van Hove

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala

direttore | Myung-Whun Chung
maestro del coro | Bruno Casoni
regia | Matthias Hartmann

scene | Raimund Orfeo Voigt
costumi | Susanne Bisovsky e Josef Gerger
luci | Marco Filibeck
drammaturgia | Michael Küster

teatroallascala.org

 

 

ph. Marco Brescia & Rudy Amisano

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