Il divino Raffaello in mostra a Bergamo

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Annunciata e a lungo attesa ha finalmente aperto a Bergamo la mostra Raffaello e l’Eco del Mito, organizzata dall’Accademia Carrara in collaborazione con la GAMeC (che la ospita fisicamente nelle proprie sale). Fino al prossimo 6 maggio Raffaello Sanzio sarà il protagonista assoluto di questa mostra che ripercorre l’eterno mito di Raffaello dalle radici umbro-marchigiane fino all’influenza che ancora oggi esercita sugli artisti contemporanei.

La mostra si apre indagando le radici di Raffaello, vengono così presentate nella prima sala le opere dei maestri attivi nella raffinata corte di Urbino dei da Montefeltro e che sicuramente hanno influenzato il giovane Raffaello a partire proprio dal padre, Giovanni Santi, di cui sono esposte due deliziose Muse (provenienti dalla Galleria Corsini di Firenze); per proseguire poi con alcune opere del Pinturicchio come il delicatissimo frammento di affresco conosciuto come il Bambin Gesù delle mani (1492) e con il Ritratto di Federico da Montefeltro e il figlio Guidobaldo (della Galleria Nazionale delle Marche) di Pedro Berruguete che ben inquadra la situazione artistica della raffinata corte di Urbino di fine Quattrocento. Questa prima sezione si conclude con una splendida opera del maestro per antonomasia del giovane Raffaello, ossia Perugino, di cui in mostra è esposta la splendida Sacra Conversazione della Chiesa di Sant’Agostino di Cremona (datata 1494).

Tra le chicche che riserva la mostra bergamasca si deve sicuramente segnalare la riunificazione della tre tavolette principali che costituiscono la predella della Pala Colonna, che sono oggi conservate al Metropolitan Museum di New York, all’Isabella Stewart Gardner di Boston e alla National Gallery di Londra e datate tra il 1503 e il 1505; accanto alle tre tavolette fanno bella mostra di sé lo stupendo San Michele e il drago (1505) dal Louvre di Parigi e la Madonna Diotallevi (1504) del Bode Museum di Berlino.
Tuttavia il vero cuore della mostra sono le due sale “monografiche” che ospitano il San Sebastiano (della collezione della stessa Accademia Carrara) e la Fornarina (della Galleria Nazionale di Palazzo Barberini a Roma). Nella prima sala il San Sebastiano (1501-1502) di Raffaello è al centro di un’interessante confronto sull’evoluzione iconografica del Santo, a partire dalle rappresentazioni più tradizionali di San Sebastiano fino ad arrivare ai modelli leonardeschi fortemente influenzati dal San Sebastiano di Raffaello che senza dubbio fu influenzato dalla ritrattistica fiamminga (in mostra è esposto l’impareggiabile Ritratto di giovane uomo di Memling dell’Accademia di Venezia); allo stesso tempo il San Sebastiano fu un punto di partenza per la riflessione del giovane Raffaello sulla ritrattistica e in questo senso risulta estremamente affascinante il dialogo con il Ritratto di Elisabetta Gonzaga di Raffaello del 1504-1505 (proveniente dagli Uffizi). Nella seconda delle due sale “monografiche” la protagonista è la Fornarina che è posta al centro di una riflessione sulla forza del mito raffaellesco nell’Ottocento; qui il capolavoro di Raffaello è messo accanto ad una serie di dipinti narrativi che illustrano, con quel gusto melodrammatico proprio dell’Ottocento, alcuni episodi della vita dell’Urbinate (quasi tutti collegati al suo leggendario amore per la Fornarina), come il sorprendente Raffaello Sanzio mentre dipinge la Fornarina di Felice Schiavoni del 1834.

Ultima parte della mostra (e forse la meno riuscita) è dedicata ad approfondire come il mito di Raffaello abbia influenzato enormemente anche gli artisti contemporanei. Sono presentate in mostra un gruppo di una ventina di opere che in maniera più o meno diretta richiamano l’Urbinate. Tra le cose più interessanti esposte c’è di sicuro l’impressionante Costellazione del Leone (1981) di Carlo Maria Mariani (esposto accanto al suo altrettanto impressionante cartone preparatorio) che ritrae i principali esponenti del mondo artistico romano e fu dipinto in polemica contro l’esclusione di Mariani dalla mostra delle Transavanguardia di Achille Bonito Oliva. Di grande interesse anche i tre autoritratti (quello di Salvo, quello di Luigi Ontani e quello di Francesco Vezzoli) direttamente ispirati al celeberrimo Autoritratto di Raffaello degli Uffizi.

L’allestimento della mostra, firmato da Tobia Scarpa (che qui dimostra ancora una volta la vicinanza alla lezione museografica del padre) è sobrio ed elegante e ben si adatta alle sale della GAMeC, accompagnando silenziosamente il visitatore per tutta la prima parte della mostra.
La Carrara e la GAMeC sono riuscite a confezionare una piccola mostra capace di dare una lettura originale ed estremamente interessante ad un prezioso nucleo di opere di Raffaello; una mostra che è riuscita nell’arduo compito di porsi con autorevolezza tra la grande monografica dello scorso anno dedicata a Raffaello dall’Albertina di Vienna e le celebrazioni che prenderanno il via nel 2020 in occasione dei Cinquecento anni dalla morte dell’Urbinate.


 

Accademia Carrara – GAMeC
Bergamo | 27 gennaio – 6 maggio 2018
Raffaello e l’Eco del Mito

a cura di
Maria Cristina Rodeschini, Emanuela Daffra e Giacinto di Pietrantonio

allestimento
Tobia Scarpa e Mauro Piantelli

produzione e catalogo
Marsilio Electa

 

raffaellesco.it

 

ph. Stefano Bonomelli

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