L’Orphée et Euridice di Gluck per la prima volta alla Scala

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Al Teatro alla Scala di Milano ha debuttato nelle scorse settimane Orphée et Euridice di Gluck nella versione in francese nell’affascinante allestimento firmato da Hofesh Shechter e John Fulljames per la Royal Opera House di Londra nel 2015 e che ha visto assoluto protagonista (anche nell’edizione londinese) l’amatissimo tenore peruviano Juan Diego Flórez. Si è trattato della seconda prima assoluta della stagione in corso (dopo il Fledermaus di Strauss) in quanto la versione francese del 1774 (per tenore) non era mai stata eseguita in Scala prima d’ora. Il fascino del mito di Orfeo e la sua importanza per la storia dell’opera lirica è ben noto e lo è allo stesso modo riportare sul palcoscenico del Piermarini un autore come Gluck (che mancava dal 2002).

La produzione londinese di Orphée et Euridice del duo inglese Shechter-Fulljames ambienta la vicenda mitica in un luogo senza tempo che potrebbe vagamente ricordare una miniera di carbone, luogo che riesce bene a trasmettere l’idea del regno dell’oltretomba dove il protagonista si addentra alla ricerca della sua amata Euridice. L’impianto scenico di Conor Murphy rappresenta l’aspetto più d’impatto dello spettacolo. Contro ogni aspettativa, l’orchestra è posizionata al centro del palcoscenico diventando a tutti gli effetti il quarto personaggio dell’opera. Tramite una pedana che la solleva e la abbassa, l’orchestra così assume un rilievo inaspettato. Tutto l’impianto registico è giocato su piani mobili che si alzano e si abbassano e che contribuiscono a comunicare l’alternanza tra il nostro mondo e quello dopo la morte. E’ proprio in questo spazio senza tempo e non ben definito che al meglio si svolge il mito di Orfeo, che viene così reso del tutto immortale. Contribuiscono da questo punto di vista anche le numerosissime parti danzate, coreografate dallo stesso Hofesh Shechter che sceglie movimenti molto fisici e uno stile primordiale, senza smettere di essere in perfetta sintonia con la musica. Ottima la prova della Hofesh Shechter Company. L’atmosfera è ricreata anche e soprattutto grazie alle magnifiche luci di Lee Curran, riprese da Andrea Gretti.

Fulcro della produzione è la presenza di Juan Diego Flórez nel ruolo di Orphée. Il tenore peruviano offre al pubblico un’interpretazione vocale coinvolta e commovente. Il timbro è morbido e la voce ben proiettata, il registro acuto ancora ben saldo che gli permettono delle mirabolanti variazioni. Ora Flórez però non affascina solo per i mezzi vocali, ma anche e soprattutto per l’interpretazione, totalmente immerso nel personaggio e nel dolore che lo sovrasta. Flórez si fa così tutt’uno con Orphée commuovendo il pubblico. Ottima al suo fianco la Euridice di Christiane Karg, vocalmente e interpretativamente molto convincente nell’entrare nei panni dell’amata felice e poi dolente. Uno dei momenti più emozionanti e sentiti dell’opera è stato così il duetto Viens, suis un époux qui t’adore, ben cantato e languidamente interpretato dai due protagonisti. Accanto a loro Fatma Said interpretava Amore con la sua bella voce di soprano squillante, precisa nei suoi momenti solistici.

La direzione è stata affidata alla giovane bacchetta di Michele Mariotti (che torna sul podio della Scala dopo I due Foscari nel 2016) che si accosta a questo repertorio con la precisione che solitamente accompagna il suo gesto. Mariotti è bravo nel calibrare l’orchestra che si trova questa volta dietro ai cantanti, senza creare sbavature o scollamenti tra di loro e riesce a rendere al meglio le dinamiche eteree della musica di Gluck, riuscendo a sottolineare con i giusti colori i momenti più elegiaci e quelli più brillanti e drammatici. Da sottolineare inoltre l’ottima prova del Coro del Teatro alla Scala preparato come al solito ottimamente da Bruno Casoni.

Grande successo per tutti gli interpreti con vere e proprie ovazioni ad un commosso Juan Diego Flórez. Uno spettacolo che per ora si rivela la miglior produzione della stagione in corso.

Davide Marchetti

 


Teatro alla Scala
Milano 11 marzo 2018

Orphée et Euridice
Azione drammatica in tre atti

libretto di Pierre-Louis Moline da Ranieri de’ Calzabigi
musica di Christoph Willibald Gluck

Orphée | Juan Diego Flórez
Euridice | Christiane Karg
L’Amour | Fatma Said

direttore | Michele Mariotti
maestro del coro | Bruno Casoni
regia | Hofesh Shechter e John Fulljames

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Compagnia di danza Hofesh Shechter Company

teatroallascala.org

 

ph. Marco Brescia & Rudy Amisano

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