La Francesca da Rimini di Zandonai al Teatro alla Scala

Francesca da Rimini, Riccardo Zandonai, Gabriele D'Annunzio, Teatro alla Scala, Milano, Fabio Luisi, Dai Pountney, Maria José Siri, Tito Ricordi

In Francesca da Rimini, la più rappresentativa delle opere di Riccardo Zandonai, il rapporto tra la musica e il libretto è tutto meno che consustanziale. La musica non vi aderisce, non riflette la musicalità delle sillabe e spesso la scansione del testo comporta inutili difficoltà, soprattutto quando la tessitura insiste sul registro acuto. Difficoltà, quelle elencate, che gravano su tutti i personaggi, comprese le numerose ancelle. Certo D’Annunzio era il poeta italiano (il Vate) per eccellenza all’epoca, quindi l’utilizzo del suo dramma, riadattato da Tito Ricordi, era garanzia di successo. Se si aggiunge lo squilibrio tra lo spazio dato al soprano e la brevità della parte di Paolo, si realizza perché quest’opera sia sparita dal repertorio e sia ripresa in occasioni sparute, spesso solo in ragioni di un solista di punta.  

Non è questo il caso della Francesca scaligera di questi giorni, che merita di essere vista ed ascoltata per la direzione magistrale di Fabio Luisi e per la prova superlativa offerta dall’Orchestra. Il direttore genovese esalta tutta la bellezza di una partitura dall’organico ampio, dall’orchestrazione raffinata, dove i clamori bellici mettono ancora più in rilievo il naturalismo che permea il primo e il terzo atto e grossomodo tutto ciò che delinea la protagonista femminile. Maria Josè Siri si conferma una professionista affidabile ma non in grado, in questa produzione, di delineare una Francesca disarmata né dolente. “Pace anima candida” lascia ben presagire, ma già col seguente “Portami nella stanza” la bella voce fatica ad espandersi nella giusta misura (debole infatti è la temibile frase “fa tacere queste grida”) tradendo una natura più lirica che drammatica. Se Marcelo Puente (Paolo) risulta poco più che corretto, Gabriele Viviani è un Gianciotto bravissimo: autorevole e squillante sia nei momenti più rozzi quanto capace di modulare la voce nei brevi accenti amorosi che rivolge a Francesca. Luciano Ganci di destreggia con grande abilità nella scomodissima tessitura che Zandonai affida a Malatestino riuscendovi ottimamente. Benissimo il nutrito stuolo di comprimari con menzione d’onore per l’Ostasio di Costantino Finucci, Il Sir Toldo di Matteo Desole  e la Biancofiore di Sara Rossini.

L’allestimento, firmato per la regia di David Pountney è riuscito nel complesso, forte di una scenografia tridimensionale (curata da  Leslie Travers) che nel secondo atto trova il suo momento migliore. L’azione ha luogo su di un piano rotante racchiuso tra due strutture complementari i cui interni sono dominati da una gigantesca metafisica candida statua  e gli esterni da un sistema di ponti metallici praticabili, arricchiti con dei cannoni. L’unico elemento trascurabile è un aeroplano che si riferisce all’impresa del Volo su Vienna compiuta da D’Annunzio. Francesca da Rimini sarà in scena al Teatro alla Scala sino a domenica 13 maggio, con replica pomeridiana alle ore 15.

 

Davide Marchetti    


Teatro alla Scala
Milano | 26 aprile 2018

Francesca da Rimini

tragedia in quattro atti di Gabriele D’Annunzio
libretto di Tito Ricordi
musica di Riccardo Zandonai

Francesca | Maria José Siri
Samaritana | Alisa Kolosova
Ostasio | Costantino Finucci
Paolo il Bello | Marcelo Puente
Giovanni lo Sciancato | Gabriele Viviani
Malatestino dall’Occhio | Luciano Ganci
Biancofiore | Sara Rossini
Garsenda | Valentina Boi
Altichiara | Diana Haller
Adonella | Alessia Nadin
Smaragdi | Idunnu Munch
Ser Toldo | Matteo Desole
Il Giullare | Elia Fabbian
il Balestriere | Hun Kim
Il Torrigiano | Lasha Sesitashvili

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala

direttore | Fabio Luisi
maestri del coro | Bruno Casoni
regia | David Pountney
scene | Leslie Travers
costumi | Marie-Jeanne Lecca
coreografia | Denni Sayers
luci | Fabrice Kebour

teatroallascala.org

 

ph. Amisano&Brescia

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