La Tosca di Puccini chiude la stagione 2018 del Regio di Parma

Tosca, Puccini, Teatro Regio Parma, Parma, Opera lirica, Saioa Hernandez, Joseph Franconi Lee

Al Teatro Regio di Parma è tornata in scena Tosca di Giacomo Puccini nell’allestimento già visto nel 2009 curato da Alberto Fassini per il Comunale di Bologna nel 1998 che chiude la Stagione Lirica 2018, in attesa del Festival Verdi del prossimo autunno.

La ripresa di questo allestimento era curata da Joseph Franconi Lee che per il primo atto prevede una grandissima tavola al centro della scena sulla quale Cavaradossi dipinge la Maddalena come luogo principe per far avvenire l’azione. Le scene di William Orlandi (curatore anche dei costumi) risultano molto funzionali e belle da vedere. Non sono molto diverse da altre edizioni di Tosca che si sono viste nel corso degli anni, ma sono rispettose del libretto e appropriate alla storia.  Una grande scalinata occupa completamente la zona centrale del palcoscenico in tutti gli atti e fa da sfondo con gli altri elementi scenografici alla vicenda. Pur nella loro semplicità, quasi da fondale dipinto degli anni ’50, sono capaci di stupire e di emozionare. Durante il finale trionfale dell’atto primo, col Te Deum, si ottiene una meravigliosa visione d’insieme dell’interno della chiesa, con una processione di comparse e coro di voci bianche all’interno della cupola sullo sfondo che fino ad allora era sembrata tridimensionale, ma che si rivela essere un efficace trompe-l’oeil. Nel secondo atto bellissime le luci ambrate, volute da Roberto Venturi, che giungono sul palco trasversalmente, proiettando lunghe ombre, così come particolarmente appropriata risulta la presenza del quadro la Crocifissione di San Pietro di Guido Reni nel salone di Scarpia, dove contribuisce a creare l’atmosfera adatta alla narrazione. All’aprirsi del sipario, inoltre, si viene colpiti da un profumo di incenso liturgico e di mobili antichi, che completa l’esperienza immersiva. Notevoli anche le luci infuocate, tremolanti come fiamme, che provengono dalla stanza della tortura di Mario, fuori scena, che rendono l’idea del supplizio infernale a cui è sottoposto il pittore. Pure di grande effetto le impressionanti luci total red sul finale ultimo.

La protagonista, Saioa Hernandez, si fa annunciare a inizio recita leggermente indisposta. In realtà canta benissimo, come già in più occasioni dimostrato (più tardi nel camerino confermerà di essere stanca per lo sforzo extra che ha dovuto sostenere per sostituire la collega Anna Pirozzi indisposta per le ultime recite). Prima di ogni acuto sembra esitare leggermente, prendendo tempo. Forse un po’ di fatica c’è veramente, visto che lo scorso mese nelle recite de La Gioconda questa esitazione non l’avevamo avvertita. Nonostante ciò il pubblico le ha tributato un calorosissimo e meritato applauso dopo il celeberrimo Vissi d’arte. Riesce a gestire benissimo il passaggio dalle note acute a quelle gravi, con un bel colore scuro e voce omogenea in tutti i registri. I suoi acuti potenti “bucano” l’orchestra e spiccano tra i co-protagonisti nei momenti di assieme.

Il tenore russo, Migran Agadzhanian, è un Cavaradossi convincente e dalla voce potente e ben impostata. Vista la sua giovanissima età (ha 25 anni) la sua carriera sembra avere un futuro luminoso. Spesosi troppo nel primo atto, fatica un po’ nella parte finale per riprendersi sul Vittoria! Vittoria! cantato a pieni polmoni, ma non in modo eccessivo, e con le battute successive, ottimamente cantate e soprattutto senza esagerare. Dopo E lucevan le stelle del terzo atto ha ricevuto, a ragione, un lunghissimo applauso e molti “bravo”. La sua voce risulta ben proiettata, correndo benissimo in tutta la sala.

Il baritono Francesco Landolfi (Scarpia), apprezzato in Stiffelio al Teatro Farnese in occasione del Festival Verdi 2017, risulta invece in questa Tosca meno sonoro, di volume più moderato e di timbro meno incisivo di quanto ci si potrebbe aspettare. Per esempio, nel Te Deum spettacolare del primo atto, nel quale la voce di Scarpia dovrebbe, se non svettare, almeno essere udibile nonostante il clangore di orchestra e cori. Se la cava meglio nel secondo atto, dove mostra un’emissione più piena e incisiva, tratteggiando bene il personaggio viscido e libidinoso del barone Scarpia. Solo in alcuni passaggi si spinge un po’ troppo in eccessi veristi.

Buono l’Angelotti di Luciano Leoni e ottimo, come dimostrato anche dal caloroso applauso del pubblico, il Sagrestano di Armando Gabba, che ha un ottimo volume e riesce a caratterizzare bene il personaggio, senza scadere negli eccessi così comuni per questa parte. Allo stesso modo, molto ben calato nella parte e di buona interpretazione scenica è lo Spoletta di Luca Casalin.  Corretti il carceriere di Roberto Scandura e lo Sciarrone di Nicolò Ceriani. Purtroppo quasi inudibile dalla platea la voce fuori scena del pastore di Carla Cottini.

Un po’ discontinua è risultata la direzione del maestro Fabrizio Maria Carminati, sul podio dell’Orchestra Filarmonica Italiana che a tratti sembra suonare troppo forte, risultando sgraziata in certi passaggi. Nel complesso, comunque, una rappresentazione molto ben realizzata, applauditissima, più che soddisfacente.

Come lettura per contestualizzare la figura di Floria Tosca vi segnaliamo il libro di Renato Tomasino “Le Divine. Le primedonne della lirica dal barocco al XXI secolo” pubblicato da Odoya, che raccoglie una serie di agili biografie delle più importanti primedonne della lirica.

Roberto Cighetti


Teatro Regio
Parma 6 maggio 2018

Tosca
dramma in tre atti

musica di Giacomo Puccini
libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica

Tosca | Saioa Hernandez
Cavaradossi | Migran Agadzhanian
Scarpia | Francesco Landolfi
Angelotti | Luciano Leoni
Il sagrestano | Armando Gabba
Spoletta | Luca Casalin
Sciarrone | Nicolò Ceriani
Un carceriere | Roberto Scandura
Un pastore | Carla Cottini

Coro del Teatro Regio di Parma
Coro di Voci Bianche della corale Giuseppe Verdi di Parma
Orchestra Filarmonica Italiana

direttore | Fabrizio Maria Carminati
maestro del coro | Martino Faggiani
maestro del coro di Voci Bianche | Beniamina Carretta
regia | Joseph Franconi Lee
da un idea di | Alberto Fassini
scene e costumi | William Orlandi
luci | Roberto Venturi

 

teatroregioparma.it

 

 

ph Roberto Ricci

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *