Münchner Opernfestspiele | Il Parsifal di Petrenko e Kaufmann

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Evento più atteso del Münchner Opernfestspiele 2018 della Bayerische Staatsoper è stata la nuova produzione del Parsifal di Richard Wagner, la cui regia è stata affidata a Pierre Audi e le scene al grande artista tedesco Georg Baselitz. La grande attesa era tuttavia dovuta alla parte musicale la cui direzione era affidata a Kirill Petrenko che ha guidato un cast stellare composto da Jonas Kaufmann, Nina Stemme e René Pape. Il direttore russo-austriaco affrontava per la prima volta la mistica partitura dell’ultima opera wagneriana, dopo aver diretto proprio in questa stagione la tetralogia del Ring e la stagione scorsa un altro importante titolo come Tannhäuser. Petrenko ha offerto nuovamente una superba prova insieme alla sua orchestra, regalando al suo pubblico una serata e una produzione che sarà sicuramente difficile da dimenticare. Il direttore della Staatsoper di Monaco ha diretto sul filo dell’emozione. Nel primo atto soggioga il pubblico con magici pianissimi, creando un importantissimo climax drammatico nel secondo atto che culmina con il bacio di Kundry e con la rivelazione di Parsifal che comprende il suo ruolo di Salvatore, uno dei momenti più alti di questa esecuzione, giocata su colori dolci e introspettivi e che nel terzo atto si fa davvero salvifica grazie ad un’esecuzione emozionante e rarefatta. Petrenko sostiene perfettamente i cantanti sul palcoscenico, non obbligandoli mai a sforzare e creando un ideale tappeto sonoro per le loro performance vocali. Il cast riunito sul palco della Staatsoper era di primissimo livello, a cominciare dall’attesissimo Parsifal di Jonas Kaufmann. Il tenore tedesco è stato accolto con plauso dal pubblico sia per la convincente prova vocale per la quale Kaufmann è apparso in ottima forma, sia per la prova interpretativa che lo ha visto perfettamente a suo agio nella parte del reine Tor. Superba la prova di Nina Stemme come Kundry, sia per la voce estremamente omogenea in tutti i registri e sicura anche nei momenti acuti più difficili della partitura, sia per la consapevolezza interpretativa del personaggio. Il duetto tra Parsifal e Kundry del secondo atto è così stato uno dei momenti più alti dell’intera rappresentazione. René Pape era Gurnemanz: la voce fatica appena nel registro più basso, ma rimane imponente ed espressivo, tanto da renderlo uno degli interpreti di riferimento per questo difficile ruolo. Ottimo l’Amfortas di Christian Gerhaher, preciso vocalmente anche se la voce è piuttosto chiara; forse meno incisivo dal punto di vista interpretativo. Wolfgang Koch interpretava invece un eccellente Klingsor, dalla voce raffinata e ottimamente proiettata. Sufficientemente tonante il Titurel di Bàlint Szabò.

Nota dolente di questa produzione è la regia di Pierre Audi. La superba prova orchestrale e vocale non ha avuto così un convincente contraltare nella messinscena del regista franco-libanese. Lo spettacolo scorre in modo sostanzialmente piatto, pochi sono i movimenti scenici dei personaggi e solamente alcuni frammenti riescono a carpire l’emotività e il misticismo della musica, senza purtroppo in ogni caso risultare incisivi. La fa da padrona la monumentale scenografia di Georg Baselitz, il maestro del neoespressionismo tedesco ha concepito per l’occasione una serie di grandiosi sipari dipinti e alcune grandi sculture (sia i dipinti che le sculture ricordano molto da vicino la sua installazione per la Biennale di Venezia del 2015 e più in generale la sua produzione degli ultimi anni, vista da Gagosian a New York nel 2016 e alla Galleria Ropac di Parigi lo scorso anno); per il primo e il terzo atto una serie di alberi stilizzati (che inizieranno a decomporsi alla fine dell’atto) e una riproduzione della scultura del 2015 di Baselitz Zero Dom aiuta la lettura estremamente cupa del mondo in decadenza in cui è ambientato questo Parsifal di Audi. Per il secondo atto invece (oltre al sipario dipinto) Baselitz ha ideato una grande muraglia (che si va accartocciando alla fine dell’atto), spaccata da Parsifal proprio al centro e resa dall’artista con rapidi tratti.

Una sala piena all’inverosimile in ogni ordine di posto, affiancata da una piazza altrettanto gremita (l’8 luglio, data a cui si riferisce la nostra recensione, la Staatsoper di Monaco ha organizzato l’ormai tradizionale Oper für alle, con la proiezione in diretta sui maxischermi nella piazza antistante il teatro) hanno accolto con vere e proprie ovazioni l’intero cast sia in sala che sulla scalinata del teatro (quando i protagonisti sono usciti a salutare la folla radunata in piazza); vincitori della serata il terzetto di protagonisti composto da Jonas Kaufmann, René Pape e Nina Stemme assieme al sempre amatissimo Kirill Petrenko che ha guidato i complessi del teatro in un’altro storico trionfo.

Parsifal sarà ancora in scena il 31 luglio e poi tornerà con questa produzione, ancora una volta diretta da Kirill Petrenko e con Nina Stemme e René Pape a marzo 2019.


Bayerische Staatsoper
Monaco di Baviera | 8 luglio 2018

Parsifal
musica e libretto di Richard Wagner

Amfortas | Christian Gerhaher
Titurel | Bàlint Szabò
Gurnemanz | René Pape
Parsifal | Jonas Kaufmann
Klingsor | Wolfgang Koch
Kundy | Nina Stemme

direttore | Kirill Petrenko
maestro del coro | Sören Eckhoff
maestro del coro di voci bianche | Stellario Fagone
regia | Pierre Audi
scene | Georg Baselitz
collaboratore alle scene | Christof Hetzer
costumi | Florence von Gerkan
collaboratore ai costumi | Tristan Sczesny
luci | Urs Schönebaum

Bayerisches Staatsorchester
Coro e coro di voci bianche della Bayerischen Staatsoper

 

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ph. Ruth Walz/Bayerische Staatsoper

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