Il Nabucco di Verdi all’Arena di Verona

Nabucco, Arena di Verona, Giuseppe Verdi, nabucco arena, Rebeka Lokhar, Luciano Ganci

Secondo titolo di questa nostra estate areniana è il Nabucco di Giuseppe Verdi (nell’edizione più lunga che ci si ricordi, a causa di una fastidiosa pioggerellina che ha costretto più volte a interrompere lo spettacolo nel corso del secondo atto e poi al terzo, permettendo comunque in maniera quasi miracolosa di portarlo a termine). Lo spettacolo in scena è quello firmato da Arnaud Bernard per l’Arena lo scorso anno che catapulta lo spettatore durante i moti risorgimentali delle Cinque Giornate di Milano.

La vicenda si svolge tutto attorno (e all’interno!) del Teatro alla Scala (fedelmente ricostruita in scena), fulcro della vita sociale milanese dell’epoca; in scena al posto di ebrei e babilonesi vediamo contrapporsi le forze austriache con i patrioti italiani, in un gioco di rimandi che bene si adatta alla storia narrata da Temistocle Solera nel suo libretto e che risulta ben significativa per il momento storico in cui Verdi compone Nabucco. Arnaud Bernard torna in Arena creando un vero e proprio kolossal operistico che al meglio interpreta le esigenze del grande spazio veronese: non solo per il grandissimo numero di comparse presenti in palcoscenico che animano i momenti di battaglia o per i palchi della Scala, ma anche (e soprattutto) per la spettacolarità dell’allestimento. Non sono mancati gli applausi durante lo spettacolo nei momenti in cui la parte esterna della Scala ruota per lasciare spazio all’interno con i palchi pieni di gente che guarda proprio la rappresentazione del Nabucco in un ottimo gioco metateatrale. Il momento più amato dell’opera, il celebre coro del Va’ pensiero così viene cantato dagli ebrei sul piccolo palco della Scala ricreata, ma anche allo stesso tempo da tutto il pubblico del teatro, come a significare che il canto di rimpianto verso quella patria, si bella e perduta non era solo quella degli ebrei, vittime dei babilonesi, ma anche quello degli italiani sotto il giogo degli austriaci. Questo Nabucco rappresenta sicuramente uno degli allestimenti più riusciti degli ultimi anni dell’Arena. Bellissime le scenografie curate da Alessandro Camera, così come pure i costumi curati dallo stesso Bernard.

Alla testa dell’Orchestra dell’Arena di Verona il maestro Jordi Bernàcer che dirige una versione piuttosto tradizionale dell’opera privilegiando tempi brillanti e dinamiche movimentate che ben si adattano allo spettacolo che si svolge sul palcoscenico. Protagonista come Nabucco il baritono mongolo Amartuvshin Enkhbat, una delle rivelazioni di queste ultime stagioni. La voce ha un colore brunito caldo e suadente, omogenea in tutti i registri, perfettamente adatto al repertorio verdiano. Ottima la sua interpretazione, vocalmente sicura e dalla dizione perfetta, con un emozionante Dio di Giuda, arrivato quasi all’1 di notte, dopo una serata non facile, fatta di interruzioni. Dopo il successo dello scorso anno, Rebeka Lokar è stata nuovamente un’ottima interprete di Abigaille. La sua voce ha il peso necessario ai momenti più temperamentosi del ruolo, senza dimenticare la dolcezza dei due momenti nostalgici per eccellenza: Anch’io dischiuso un giorno e Su me morente, esanime. La voce è sicura in acuto e perfettamente a suo agio anche nella vastità dello spazio areniano. Rafal Siwek è stato uno Zaccaria tonante e ieratico, mentre Luciano Ganci è stata un baldanzoso Ismaele dalla voce fresca e ben proiettata. Géraldine Chauvet era invece una delicata Fenena, interpreta correttamente la sua aria Oh, dischiuso è il firmamento. Completavano il cast Nicolò Ceriani (Il Gran Sacerdote di Belo), Roberto Covatta (Abdallo) e Elisabetta Zizzo (Anna).

Nonostante la pioggia, una bella serata di musica e di spettacolo, con l’Arena che come sempre rimane la protagonista principale di uno dei festival estivi più suggestivi di tutta Italia.


Arena di Verona
20 luglio 2018

Nabucco
dramma lirico in quattro parti

musica di Giuseppe Verdi
libretto di Temistocle Solera

Nabucco | Amartuvshin Enkhbat
Ismaele | Luciano Ganci
Zaccaria | Rafal Siwek
Abigaille | Rebeka Lokar
Fenena | Géraldine Chauvet
Il Gran Sacerdote di Belo | Nicolò Ceriani
Abdallo | Roberto Covatta
Anna | Elisabetta Zizzo

Orchestra, coro e tecnici dell’Arena di Verona

direttore | Jordi Bernàcer
maestro del coro | Vito Lombardi
regia e costumi | Arnaud Bernard
scene | Alessandro Camera
lighting design | Paolo Mazzon
direttore allestimenti scenici | Michele Olcese

arena.it

©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *