La Carmen di Bizet all’Arena di Verona

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Dopo la Turandot e il Nabucco, oggi vi parliamo della Carmen di Bizet nel nuovo allestimento pensato per l’Arena dal regista argentino Hugo de Ana, titolo che ha inaugurato l’estate areniana 2018, sostituendo la storica Carmen firmata nel 1995 da Franco Zeffirelli.

De Ana sposta la vicenda di Carmen di circa un secolo avanti, ambientando il tutto negli anni della Guerra Civile spagnola. In scena vediamo contrapporsi le forze falangiste a quelle della resistenza repubblicana. Le scene (sempre ideate da de Ana) sono lontane dalla tradizionale spettacolarità a cui ci hanno abituati l’Arena e lo stesso de Ana, in scena vediamo infatti elementi scenici molto semplici che ricreano i vari ambienti (casse, scatoloni, camion, un tavolaccio per la taverna di Lillas Pastia con manifesti pubblicitari storici, l’arena dei tori, le reti alla frontiera spagnola…). Completano l’allestimento scenico le proiezioni di Sergio Metalli che purtroppo non arricchiscono il tutto, ma anzi, penalizzano lo spettacolo, visto che la qualità delle proiezioni non è eccelsa e che le immagini o le scritte proiettate in realtà non risultano pregnanti al fine della messinscena. Nonostante le premesse, si tratta di uno spettacolo tradizionale, perché il cambio di ambientazione temporale non sembra apportare nulla di nuovo alla vicenda che rimane un po’ fredda e poco avvincente.

La direzione musicale era affidata al giovane maestro Francesco Ivan Ciampa. Dopo un inizio un po’ cauto e con tempi un po’ lenti, la direzione è riuscita a essere incisiva e a disegnare a tutto tondo il mondo di Carmen. Carmen era il mezzosoprano russo Anna Goryachova che sfoggia una bella voce brunita ed essenzialmente corretta e ben proiettata all’interno del vasto spazio areniano. Carmen è però anche un personaggio molto complesso da rendere, per la crescita e per la consapevolezza che la donna acquisisce nel corso dell’opera. Per questo motivo forse il mezzosoprano russo ha ancora da far maturare la sua interpretazione drammaturgica. Don José è uno dei ruoli che sicuramente si adatta di più alla vocalità di Francesco Meli che offre un’ottima prova, con una tenera e sfumata interpretazione di La fleur que tu m’avais jetée, molto apprezzata dal pubblico. Al suo fianco la moglie Serena Gamberoni interpretava una sbarazzina Micaela, dalla vocalità lirica e sinuosa, drammaturgicamente lontana dall’immaginario della ragazzina impaurita, ma donna più matura e combattiva. Completava il cast l’Escamillo del basso Alexander Vinogradov che ha offerto una prova corretta. Ottima la prova di Frasquita (Ruth Iniesta) e Mércèdes (Arina Alexeeva), così come buono l’apporto dei numerosi comprimari: Davide Fersini (Dancairo), Roberto Covatta (Remendado), Gianluca Breda (Zuniga) e Biagio Pizzuti (Moralès).

Purtroppo la recita si è dovuta interrompere poco dopo l’inizio del quarto atto a causa di una pioggerellina leggera che non accennava a fermarsi. E così la magia dell’Arena per una sera ha salvato Carmen e ci ha regalato un finale in cui Don José è tornato al suo villaggio con Micaela.


Arena di Verona
21 luglio 2018

Carmen
Opéra-comique in quattro atti

musica di Georges Bizet
libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy dalla novella omonima di Prosper Mérimée

Carmen | Anna Goryachova
Micaela | Serena Gamberoni
Frasquita | Ruth Iniesta
Mercédès | Arina Alexeeva
Don José | Francesco Meli
Escamillo | Alexander Vinogradov
Dancairo | Davide Fersini
Remendado | Roberto Covatta
Zuniga | Gianluca Breda
Moralès | Biagio Pizzuti


Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici dell’Arena di Verona

Coro di Voci bianche A.LI.VE.

direttore | Francesco Ivan Ciampa
regia, scene e costumi | Hugo de Ana
coreografia | Leda Lojodice
lighting design | Paolo Mazzon
projection design | Sergio Metalli
maestro del coro | Vito Lombardi
maestro del coro di voci bianche | Paolo Facincani
direttore allestimenti scenici | Michele Olcese

 

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©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona.

 

 

 

 

 

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