Münchner Opernfestspiele | L’Orlando Paladino di Haydn

Orlando Paladino, Münchner Opernfestspiele 2018, Prinzregententheater, Joseph Haydn, Wilfried Hösl,

Orlando Paladino, la più celebre delle opere di Haydn, in tedesco nota anche come Ritter Roland, è una delle nuove produzioni del Münchner Opernfestspiele 2018, allestita al Prinzregententheater di Monaco di Baviera. Brilla l’astro di Ivor Bolton che dirige splendidamente, esaltando della partitura sia le inflessioni tragiche che i momenti autenticamente patetici. La musica di Haydn si estrinseca alla perfezione per mezzo della Münchner Kammerorchester dal suono sempre nitido, timbrato e ricco di armonici; lontano dalle fissità che tanti organici pseudo barocchi perseguono ostinatamente. Già l’ouverture, spesso eseguita a sé in concerto, il cui carattere è molto simile a quello della Sinfonia n.77, non lascia presagire che bene. Oltre al merito per la pregevolezza del suono e la compattezza tra le sezioni, va riservata una menzione d’onore per i fiati che tanto emergono in uno dei momenti solistici riservati ad Angelica: Delle estreme sue voci.

Axel Ranisch, che cura la regia, ambienta la vicenda in un cinema. Il tutto ha luogo con la complicità di video montati egregiamente che interagiscono con l’azione che ha luogo sulla scena. Quello che della vicenda è il carattere principale, la regia di Axel Ranisch, non riesce purtroppo a coglierlo. L’indicazione didascalica prescrive che si tratti di un dramma “eroicomico” in cui convivono aspetti legati all’eroismo, alla follia, al patetismo così come delle vere e proprie maschere, come ad esempio Pasquale. Il libretto prescrive che Orlando perda il nume della ragione per amore di Angelica. La fanciulla gli preferisce infatti Medoro e invoca l’intervento di Alcina che trasforma Orlando prima in un insetto poi e successivamente in pietra. Gli rende in seguito la sembianza umana per condurlo con sé sulle rive del fiume Lete nella speranza che l’effetto di quelle acque possa rinsavirlo. Tutto si conclude per il meglio con l’ultimo prodigio di Alcina grazie alla quale il bosco diviene uno splendido giardino dove si inneggia al riamare ognor chi ama e felice il cor sarà. Pur nella pregevolezza di una gestualità ricercata e di un approfondimento drammaturgico fondato, il risultato (con l’apporto di Falko Herold che cura le scene i costumi) è una produzione versatile che però, proprio in virtù di questo carattere polivalente, si presta all’Orlando Paladino così come a tante altri titoli. Splendido è il disegno luci di Michael Bauer.

Il cast è ben assortito e schiera come punti di forza Tara Erraught (Alcina) ed Adela Zaharia (Angelica). Stilisticamente coerente è poi Matthias Vidal (Orlando), più a suo agio nei momenti di passione che in quelli di carattere più marcatamente eroico, la cui dizione italiana è però al momento poco ortodossa. Esilarante quanto spericolato nella coloratura è David Portillo (Pasquale), forse il migliore in campo tra gli uomini, così come bravo è anche Edwin Crossley-Mercer (Rodomonte), forte anche di una splendida presenza scenica. Graziosissima è infine Elena Sancho Pereg (Eurilla), dalla voce flebile ma adeguatamente proiettata.

La première del 23 luglio al Prinzregententheater riscuote un ottimo successo. Seguono tre repliche i prossimi 25, 27 e 29 luglio. Pochissimi i posti ancora disponibili.  


Bayerische Staatsoper
Prinzregententheater
Monaco di Baviera | 23 luglio 2018


Orlando Paladino

dramma “Eroicomico” in tre atti

musica di Joseph Haydn
libretto di Nunziato Porta

Angelica | Adela Zaharia
Rodomonte | Edwin Crossley-Mercer
Orlando | Mathias Vidal
Medoro | Dovlet Nurgeldiyev
Licone | Guy de Mey
Eurilla | Elena Sancho Pereg
Pasquale | David Portillo
Alcina | Tara Erraught
Caronte | François Lis
Gabi e Heiko Herz | Gabi Herz, Heiko Pinkowski


Münchener Kammerorchester

Statisterie der Bayerischen Staatsoper
Opernballett der Bayerischen Staatsoper


direttore | Ivor Bolton
regia | Axel Ranisch
scene e costumi | Falko Herold
coreografia | Magdalena Padrosa Celada
luci | Michael Bauer
dramaturgie | Rainer Karlitschek

 

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ph. © Wilfried Hösl/Bayerische Staatsoper

 

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