Festival Verdi 2018 | Macbeth

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In occasione della XVIII edizione del Festival Verdi, al Teatro Regio di Parma è in scena fino al 18 ottobre 2018 il Macbeth verdiano, nella prima versione, datata 1847.

La compagine canora raccolta per questo titolo inaugurale, si è dimostrata all’altezza del capolavoro shakespeariano musicato da Verdi. Raramente capita di incontrare un cast così ben assortito, nel quale tutti svolgono egregiamente il loro lavoro, dai comprimari ai protagonisti. Tra questi spicca senz’altro la coppia Macbeth e consorte. Luca Salsi domina la scena e rapisce il pubblico per una linea di canto morbida, una voce tonante e un’interpretazione convincente, che rende bene il conflitto interiore di un uomo ambizioso ma indeciso. Solo occasionalmente si concede qualche accento di stampo più verista, motivato soprattutto dal trasporto per l’azione scenica. Per il resto, canta con uno stile curato ed elegante, quasi belcantista per la grazia con cui porge la voce. La sua diabolica compagna di scena è la meravigliosa Anna Pirozzi. Ormai il suo nome è garanzia di qualità nel repertorio drammatico d’agilità, specialmente negli impervi ruoli delle anti-eroine verdiane, come Lady Macbeth e Abigaille. Una voce gigante, corposa, sicura negli acuti e ben emessa nei gravi. Magistrale l’esecuzione della “macchia” nella quale modula i forti e i piano facendo ottimo uso dello strumento vocale. Completa il terzetto dei protagonisti l’esperto Michele Pertusi nel ruolo di Banco, che ha saputo rendere con la giusta intensità e con voce ineccepibile. In particolare, gioca bene le sue carte nell’ultima aria prima dell’uccisione da parte dei sicari, calorosamente accolta e giustamente applaudita. Anche i tenori Antonio Poli (Macduff) e Matteo Mezzaro (Malcolm) si sono distinti per qualità della voce e interpretazione. Molto apprezzata dal pubblico la “paterna mano”, cantata con grande dolcezza e trasporto, senza spingere. Ottimo anche il duetto tra Macduff e Malcolm, nel quale entrambe le voci riescono ad emergere, amalgamandosi molto bene tra loro. Buoni pure i comprimari, tra i quali spicca la bellissima voce di Alexandra Zabala (Dama di Lady Macbeth), che piacerebbe riascoltare in un ruolo più corposo. 

La direzione orchestrale è stata molto apprezzata da tutti gli spettatori, che hanno tributato al maestro Philippe Auguin (alla testa della Filarmonica Arturo Toscanini) calorosi applausi. Mai eccessiva, sempre adatta al momento scenico e allo spartito, in questo caso l’edizione del 1847, questa direzione dimostra che la buona preparazione e l’umiltà alla fine pagano.

Veniamo ora alla regia di Daniele Abbado, croce e delizia della serata. Non interamente bocciata, ma sicuramente non promossa a pieni voti. La scena si apre con il coro interamente schierato di spalle, su un palco completamente vuoto e nero, solo una pioggia di acqua vaporizzata scende dall’alto. Una visione molto minimal, ma che risulta interessante per l’uso insolito dell’acqua sul palcoscenico. Interessante la prima volta, già meno la seconda e riesce persino a risultare banale quando la si ripropone per ben nove volte durante l’intero spettacolo. Ammetto che chi scrive, partiva prevenuto rispetto a questa regia e ha storto il naso quando nelle scene ambientate nel castello di Macbeth è comparso un velario mobile di plastica semi-trasparente; tuttavia ci si è dovuti ricredere quando, grazie all’abile gioco di luci, il telo ha preso il colore e l’aspetto ora del rame, ora dell’argento, ora i toni della sera. Tuttavia le successive soluzioni registiche ideate da Abbado si sono rivelate decisamente meno affascinanti ed interessanti e prive di novità, come la scena corale “Patria oppressa” nell’ormai consolidato stile di Abbado già visto nel Nabucco scaligero. C’è bisogno che dica che, ovviamente, pioveva? Altrettanto noti sono i costumi, tipici di tantissime produzioni che spesso si giustificano definendoli ‘senza tempo’, non riconducibili a un preciso periodo storico. Simbolo dell’attualità della vicenda, adatta a tutte le epoche, o segno di mancanza di fondi? O forse è solo indice di una mancanza di idee. Lascio al lettore la risposta.

Con tutta la pioggia che si è vista, l’unica cosa un po’ troppo asciutta è stata, a mio avviso il finale. Rispetto alla chiusura del 1865 con il coro “Vittoria”, questa versione finisce in modo non troppo incisivo. E’ stato comunque interessante poter finalmente ascoltare la prima versione scritta da Verdi di quest’opera meravigliosa.

Roberto Cighetti


Festival Verdi 2018
Teatro Regio
Parma | 11 ottobre 2018

Macbeth
melodramma in quattro parti su libretto di Francesco Maria Piave
musica di Giuseppe Verdi
versione 1847, edizione critica a cura di David Lawton,
The University of Chicago Press, Chicago e Casa Ricordi, Milano

Macbeth | Luca Salsi
Lady Macbeth | Anna Pirozzi
Banco | Michele Pertusi
Macduff | Antonio Poli
Malcolm | Matteo Mezzaro
Il medico | Gabriele Ribis
La dama di Ladt Macbeth | Alexandra Zabala
Sicario/Domestico/Prima Apparizione | Giovanni Bellavia
Seconda Apparizione/Terza Apparizione | Adelaide Devanari

Filarmonica Arturo Toscanini
Orchestra Giovanile della Via Emilia
Coro del Teatro Regio di Parma

direttore | Philippe Auguin
maestro del coro | Martino Faggiani
regia | Daniele Abbado
regista collaboratore | Boris Stetka
costumi | Carla Teti
luci | Angelo Linzalata
movimenti coreografici | Simona Bucci

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