Festival Verdi 2018 | Attila

Attila, Giuseppe Verdi, Festival Verdi 2018, Festival Verdi, Parma

Si conclude in bellezza l’edizione 2018 Festival Verdi di Parma, con l’ultima recita di Attila, presentata nell’edizione critica a cura di Helen M. Greenwald. Uno spettacolo in cui tutto funziona a dovere e dal quale si esce piacevolmente soddisfatti sotto tutti gli aspetti.

Il protagonista assoluto della serata è il basso Michele Pertusi che avevamo sentito pochi giorni prima come Banco nel Macbeth e che per quest’ultima recita interpreta il conquistatore Attila (che in tutte le recite precedenti era Riccardo Zanellato). Pertusi è assolutamente a suo agio in questo ruolo complesso, che necessita di molta interpretazione oltre che di salda tecnica. È nell’aria Mentre gonfiarsi l’anima nel I atto che Pertusi riesce a caratterizzare vocalmente al meglio il terribile conquistatore unno. Il teatro va in visibilio per la meravigliosa cabaletta Oltre quel limite, tributando diversi minuti di applausi a scena aperta e chiedendo un bis che viene concesso generosamente da Pertusi, che qui gioca in casa. Il sentimento che lega il basso parmigiano al pubblico della sua città non passa certo inosservato. L’Odabella di Maria Josè Siri è sicura negli acuti e sfoggia una voce corposa anche nella tessitura centrale. Nella sua romanza del II atto Liberamente or piangi…Oh! nel fuggente nuvolo il timbro della Siri rivela un bellissimo colore, quasi mezzosopranile. Convincente anche l’azione scenica. L’interpretazione vocale e scenica del baritono Vladimir Stoyanov è eccellente. La sua aria Dagli immortali vertici e la successiva cabaletta È gettata la mia sorte sono eseguite con un bellissimo fraseggio e rese in modo convincente dal punto di vista interpretativo. Tra i momenti più trascinanti, grazie anche alla musica galoppante voluta da Verdi, è il duetto tra Attila e Ezio Tardo per gli anni, e tremulo … Vanitosi! Che abbietti e dormenti. Corretto e apprezzato il tenore Francesco Demuro (Foresto) che, nonostante qualche difficoltà in alcune salite all’acuto e (pochi) momenti in cui la voce non è ben proiettata in avanti, può dirsi soddisfatto per la buona riuscita della recita, in particolare della cabaletta dopo la sua aria di sortita (“Cara patria, già madre e reina”) del prologo e del duetto con Odabella del II atto, diretto e cantato a tempo perfetto. Molto buona la prova vocale del coro diretto da Martino Faggiani, che risulta ben preparato e dotato di voci tonanti, specialmente quando i cantanti si portano sul proscenio.

La regia di Andrea De Rosa è semplice ed appropriata, funziona senza spingersi agli eccessi e senza voler strafare. Colpisce da subito la scena della breccia aperta nel muro al termine del preludio, che apre la via ai soldati di Attila e fa crollare la croce che vi spiccava, scolpita nelle pietre, con un gioco di polvere e luci (curate da Pasquale Mari) molto suggestivo. Un po’ caricaturale l’Attila che brucia, quasi per dispetto, la carta geografica dell’Italia portata da Ezio, facendo piangere dal dispiacere uno degli emissari di Roma. Una trovata che è parsa naïve ma che si può perdonare a fronte di una regia molto soddisfacente. Basta la scena emozionante del corteo di cristiani che chiude l’atto I a far dimenticare le piccole imperfezioni: per gran sgomento di Attila si vedono uscire dalla fossa situata nel centro del palcoscenico le vittime trucidate da lui e dal suo esercito, donne e bambini innocenti sporchi di sangue, che si uniscono al coro nel rinfacciare ad Attila le sue nefandezze, consigliandogli di tenersi lontano da Roma. Belli ma  non del tutto convincenti i costumi di Alessandro Lai. Non rimandano a un periodo storico particolare, ma richiamano ora la fine Ottocento in uno stile che sarebbe più adatto a un Giorgio Germont, ora i primi anni del Novecento, con i cappotti lunghi tipici del periodo nazista. Eccellente invece il costume magnificamente decorato del Pontefice Leone I, interpretato da Paolo Battaglia, con una voce molto bella per un ruolo purtroppo molto piccolo. Corretto anche l’Uldino di Saverio Fiore.La direzione di Gianluigi Gelmetti rende viva e piacevole quest’opera, trovando i tempi più adatti e senza attirare indebita attenzione su sé ma lasciando che al centro dello spettacolo ci sia la musica di Verdi. Il Maestro dirige la buonissima Filarmonica Arturo Toscanini, il coro e i cantanti in modo impeccabile.

Uno spettacolo completo che chiude degnamente questo Festival Verdi e che meritava di essere visto, soprattutto per ascoltare l’Attila di Pertusi, qui come secondo cast, che regala momenti di puro piacere al pubblico della sua città e di intrattenimento per tutti gli appassionati del belcanto.

Roberto Cighetti


Festival Verdi 2018
Teatro Regio
Parma | 21 ottobre 2018

Attila
dramma lirico in un prologo e tre atti,
libretto di Temistocle Solera completato da Francesco Maria Piave,
dalla trilogia Attila, König der Hunnen di Zacharias Werner
musica di Giuseppe Verdi
edizione critica a cura di Helen M. Greenwald
The University of Chicago Press e Casa Ricordi

Attila | Michele Pertusi
Odabella | Maria José Siri
Ezio | Vladimir Stoyanov
Foresto | Francesco Demuro
Leone | Paolo Battaglia
Uldino | Saverio Fiore

Filarmonica Arturo Toscanini
Coro del Teatro Regio di Parma

maestro concertatore e direttore | Gianluigi Gelmetti
maestro del coro | Martino Faggiani
regia e scene | Andrea de Rosa
costumi | Alessandro Lai
luci | Pasquale Mari


Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma

 

festivalverdi.it

 

 

ph. Roberto Ricci

 

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