Il Trovatore secondo Bob Wilson al Teatro Comunale di Bologna

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Il Teatro Comunale di Bologna ha inaugurato la sua stagione lirica 2019 (la prima dell’era post Mariotti) con una nuova produzione de Il Trovatore di Giuseppe Verdi, firmata dal texano Robert Wilson, produzione che giunge a Bologna dopo essere andata in scena al Teatro Farnese di Parma in occasione del Festival Verdi 2018 per la versione francese di Le Trouvère.

A differenza de Le Trouvère dove Wilson si trovava a dialogare con uno spazio complesso come quello del Teatro Farnese, in questo caso, nello spazio raccolto della sala del Comunale, l’attenzione era ancora di più concentrata sul palcoscenico, senza distrazione alcuna. Lo spettatore si ritrova totalmente immerso nel sfumature di blu e azzurro che creano lo spazio scenico (solo pochi gli oggetti di scena presenti talvolta) e fa esperienza di uno spettacolo asciutto, dove i movimenti scenici sono ridotti al minimo, senza che i personaggi tra di loro si guardino o si tocchino mai. Questa apparente freddezza, data sia dai colori prevalentemente usati, sia dalla gestualità e dai pochi movimenti, in realtà viene sapientemente usata da Wilson per creare contrasto con la musica fortemente lirica e temperamentosa del Trovatore. Partendo dal presupposto che la musica va sentita innanzitutto interiormente, Wilson porta così lo spettatore a focalizzarsi in toto sulla musica, che esce di prepotenza da questo allestimento. Insieme ai personaggi della vicenda, il palcoscenico è popolato da personaggi comuni, quelli che Verdi che avrebbe potuto incontrare durante la sua vita, quasi come se la vicenda scaturisse dal loro ricordo. Contestata rumorosamente dal pubblico la ormai celeberrima scena con i boxeur che precede l’inizio del III atto. Mentre nel caso de Le Trouvère la scena si trovava ad occupare lo spazio dei ballabili, nel Trovatore, sprovvisto di essi, la scena si svolge in silenzio, semplicemente scandita da un metronomo. Vista la mancanza delle musiche per i balletti previste nella partitura francese, sarebbe stato forse auspicabile una rimodellazione di questa scena (molto ben riuscita e congeniale nello spettacolo andato in scena a Parma), magari facendo svolgere lo scontro tra i boxeur durante l’intervallo. Si tratta ad ogni modo dell’unico elemento stonato di un allestimento che invece si conferma estremamente interessante, capace di giocare prepotentemente con i contrasti per permettere allo spettatore di rileggere in modo diverso una delle opere più conosciute del Cigno di Busseto.

La parte musicale era guidata da Pinchas Steinberg che dirige la buona Orchestra del Comunale di Bologna con correttezza, riuscendo a creare una buona intesa tra palcoscenico e buca, tagliando “di tradizione” tutte le riprese dei da capo. Purtroppo però nel complesso è sembrata una direzione in punta di piedi, non capace di coinvolgere negli slanci lirici, né nei momenti più guerreschi della partitura. Nel complesso rimane una direzione fredda che quindi fatica a ricreare quel gioco di contrasti con l’allestimento di cui si parlava sopra. Nel primo cast spicca la prova del soprano Guanqun Yu nei panni di Leonora. Partita un po’ cauta, il soprano cinese offre un’ottima prova vocale, sottolineando gli aspetti più lirici della parte, anche a fronte di una voce non particolarmente drammatica. Grande successo dopo Amor sull’ali rosee e al termine della recita. Nino Surguladze interpretava stavolta l’Azucena italiana dopo aver già partecipato a Parma a Le Trouvère. Il mezzo georgiano modula bene la propria voce brunita, ben proiettata, riuscendo ad offrire complessivamente una buona prova. Meno interessanti le parti maschili. Riccardo Massi era Manrico. Il timbro è bello e solare, ha il physique du rôle per Manrico, ma sembra mancargli il piglio eroico, la voce fatica a volte a proiettarsi sopra l’orchestra e il fraseggio è sicuramente da migliorare. Annunciato indisposto, Dario Solari ha comunque deciso di sostenere la parte del Conte di Luna, offrendo comunque una prova dignitosa e con poche sbavature (ascrivibili al persistere dello stato influenzale). Hanno completato il cast con delle prove convincenti Marco Spotti (Ferrando); Tonia Langella (Ines) e Nicolò Donini (un vecchio zingaro), già impegnati anche loro nella produzione in francese del Festival Verdi dello scorso autunno. Ottima la prova del Coro del Teatro Comunale guidato da Marco Gualazzi. Al termine dello spettacolo un buon successo ha accolto l’intero cast, facendo rapidamente dimenticare le rumorose proteste dell’inizio del terzo atto!


Teatro Comunale
Bologna | 27 gennaio 2019

Il Trovatore
Opera in quattro atti
da El trovador di Antonio Garcìa-Gutiérrez
musica di Giuseppe Verdi
libretto di Salvadore Cammarano (e Leone Emanuele Bardare)

Il Conte di Luna | Dario Solari
Leonora | Guanqun Yu
Azucena | Nino Surguladze
Manrico | Riccardo Massi
Ferrando | Marco Spotti
Ines | Tonia Langella
Ruiz / un messo | Cristiano Olivieri
Un vecchio zingaro | Nicolò Donini
Un vecchio | Max Harris
Una vecchia | Manuela Iovine

Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna

direttore | Pinchas Steinberg
maestro del coro | Alberto Malazzi
regia, scene e costumi | Robert Wilson
co-regista | Nicola Panzer
collaboratrice alla scene | Stephanie Engeln
collaboratore alle luci | Solomon Weisbard
costumi | Julia von Leliwa
trucco | Manu Halligan
assistente alla regia | GIovanni Firpo
drammaturgia | José Enrique Marciàn

tcbo.it

 

 

ph. Lucie Jansch

 

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