Tre mostre per il Novecento

Il Museo del Novecento di Milano ha da poche settimane festeggiato il suo quinto compleanno; anche se a tutti sembra passato molto più tempo dall’inaugurazione e quasi a tutti pare che il museo sia li da sempre, il museo milanese dedicato all’arte (per lo più italiana) del secolo breve ha aperto i battenti solo il 6 dicembre del 2010.
Nato dal progetto di ristrutturazione dell’Arengario di Italo Rota e di Fabio Fornasari è divenuto in breve tempo un’icona della città e uno dei principali epicentri della cultura contemporanea milanese.
Lo scorso 6 dicembre, durante la grande festa di compleanno del museo (che ha visto più di 5000 visitatori entrare gratuitamente) l’assessore Filippo del Corno ha annunciato (oltre a confermare la mostra per il centenario della morte di Umberto Boccioni, che aprirà il prossimo 23 marzo) che dal prossimo settembre il piano terra della manica di Palazzo Reale, confinante con il museo, verrà adeguato e collegato al Novecento così da diventarne lo spazio dedicato ad ospitare le mostre temporanee organizzate del museo.
Proprio con tre mostre il museo milanese accoglie il visitatore in questo periodo (più una piccola esposizione gratuita allestita nella sala rampa prima dell’ingresso e dedicata a Bruno Maderna dal titolo Omaggio a Bruno Maderna – musicista europeo. Maderna è anche protagonista del ciclo di incontri e concerti organizzato dal museo che sta per concludersi).

La prima delle mostre: milanopiazzaduomo, collocata significativamente nella sala che precede l’accesso alla sala panoramica del museo è stata inaugurata in occasione dell’XI  Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI ed è uno degli ultimi eventi organizzati nell’ambito di Expo in Città. Curata da Danka Giacon, coservatrice del museo e da Marco Belpoliti, che assieme a Gabriele Basilico e a Marina Ballo Charmet è stato uno degli ideatori del progetto nel 2010.
La mostra mette a confronto sei bellissimi scatti in bianco e nero di Basilico cinque dei quali realizzati su richiesta della Veneranda Fabbrica del Duomo nel 2011 e uno risalente al 1987; queste fotografie che ci restituiscono una sublime e perfetta lettura di Piazza Duomo e delle guglie della cattedrale dialogano in maniera stridente con due video e  tre serie di scatti (per un totale di undici fotografie) di Marina Ballo Charmet che immortalano una Piazza Duomo diversa dalle solite angolature, dove prevale una visione periferica e decentrata della piazza.

La mostra ospitata nella saletta Focus del museo dal titolo Eugenio Carmi. Appunti sul nostro tempo. Opere storiche 1957-1963 è a cura di Davide Colombo e approfondisce la produzione dell’artista genovese Eugenio Carmi tra il 1957 e il 1963, partendo nell’analisi dall’opera: Appunti (1963) donata dall’artista stesso al museo nel 2014.
L’opera donata dall’artista è messa qui a confronto con un nucleo di opere su carta risalenti sempre al periodo tra il 1957 e il 1963 che testimoniano la grande varietà delle sperimentazioni della ricerca di Carmi, legata anche ai suoi studi scientifici. Assieme ai disegni e ai collage concludono la mostra una serie di 8 fotografie dello stesso Carmi che immortalano il borgo genovese di Boccadasse e che declinano per via fotografica la tecnica di sovrapposizione delle opere di Carmi.

Ma la mostra che a nostro avviso è la più interessante fra quelle attualmente in corso al Museo del Novecento è quella ospitata all’interno degli Archivi del Novecento dal titolo: Licalbe Steiner grafici partigiani.
La mostra a cura di Anna Steiner, figlia di Lica e Albe Steiner, ripercorre l’intera e indissolubile vita e produzione dei due coniugi, grazie ad un’incredibile mole di documenti, fotografie, progetti, modelli, riviste e libri; tutti materiali per lo più inediti e provenienti dall’archivio privato dello Studio Origoni-Steiner e dall’Archivio Albe e Lica Steiner del Politecnico di Milano.
La mostra si apre con un profilo biografico dei due, necessario per comprendere appieno l’indissolubile legame tra la loro vita e la loro produzione (la parentela con Matteotti e l’antifascismo e le amicizie con Neruda e Picasso), reso visivamente attraverso i documenti e le fotografie di famiglia miracolosamente sopravvissute alle guerre e ai traslochi.
La mostra continua con l’esposizione dei primi lavori di grafica realizzati alla viglia dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, prosegue con la fondamentale tappa della resistenza che si conclude con l’allestimento nel 1945, proprio negli ambienti dell’Arengario di Milano delle due mostre sulla Resistenza e sulla Ricostruzione.
Anche la parentesi messicana (1946-1948) è qui testimoniata, con alcuni preziosi documenti sul loro lavoro per l’alfabetizzazione che li portò a conoscere alcuni dei grandi artisti messicani dell’epoca com Rivera e Siqueiros. La mostra prosegue documentando dettagliatamente l’attività di grafici e designer nell’Italia postbellica del boom economico, ricordando il loro contributo alla Triennale di Milano, alla Rinascente, alla nascita del Compasso d’Oro e soprattutto allo sviluppo del marco Coop, ideato da Albe nel 1963 per il primo grande magazzino di Reggio Emilia e rielaborato solo nel 1985 da Bob Noorda.
Una delle sezioni della mostra che più ci ha interessato è quella dedicata allo sviluppo della grafica dei libri della collana Universale Economia Feltrinelli. E’ qui presentato tutto il processo creativo che portò all’elaborazione della veste grafica dei volumi, partendo dagli schizzi fino ad arrivare al volume vero e proprio, tra i titoli più famosi la cui veste grafica si deve agli Steiner sono ricordati in mostra Il Gattopardo, Il Dottor Zivago e Arte e percezione visiva.
La mostra si conclude con la proiezione del film documentario del 2009 Linea Rossa. Insieme per un Progetto di cambiamento di Enzo Coluccio e Franco Bocca Gelsi; il film altro non è che il tassello iniziale del progetto di valorizzazione e diffusione del lavoro degli Steiner, progetto che trova la sua naturale conclusione nella mostra qui presentata.
Licalbe Steiner grafici partigiani è una mostra imperdibile che nel ripercorrere la vita e la produzione di due grandissimi del design e della grafica italiana del XX secolo ci permette di ritornare all’origine di gran parte del mondo che ci circonda ancora oggi.

Noi non possiamo far altro che consigliarvi di ritornare al Museo del Novecento per visitare queste tre mostre e per cogliere così l’opportunità di rivedere la collezione del museo e per scovare le opere della donazione Acacia che sono ancora esposte lungo il percorso del museo o anche solo più semplicemente per ammirare una volta di più la magnifica vista sul Duomo e sulla piazza.


Museo del Novecento
Milano

milanopiazzaduomo
Marina Ballo Charmet, Gabriele Basilico
10 ottobre 2015 – 26 febbraio 2016
a cura di Marco Belpoliti e Danka Giacon
catalogo edito da Contrasto

Eugenio Carmi. Appunti sul nostro tempo
Opere storiche 1957-1963
5 dicembre 2015 – 28 febbraio 2016
a cura di Davide Colombo
catalogo edito da Nomos Edizioni

Licalbe Steiner
Grafici partigiani
5 dicembre 2015 – 28 febbraio 2016
a cura di Anna Steiner
catalogo edito da Corraini

museodelnovecento.org

#museodel900

#milanopiazzaduomo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.