La Gatta sul palco (che scotta) del Manzoni

Al Teatro Manzoni di Milano ha debuttato giovedì sera l’intramontabile testo di Tennessee Williams La gatta sul tetto che scotta.
Messo in scena per la prima volta al Morosco Theatre di New York nel 1955, con la regia di Elia Kazan, valse a Williams il suo secondo Premio Pulitzer, dopo quello ottenuto nel 1948 per Un tram che si chiama Desiderio.
Ma fu nel 1958 che Elizabeth Taylor e Paul Newman resero immortale il dramma di Williams con la loro indimenticabile interpretazione nel film diretto da Richard Brooks; sempre in quel 1958 (il 18 gennaio per la precisione) La Gatta, debuttava in Italia proprio al Manzoni di Milano.
La storia dovrebbe essere nota a tutti (ma da alcuni commenti in sala forse è conosciuta solo di nome) tutto ruota attorno all’arido matrimonio di Maggie la Gatta e di Brick, ex giocatore di football orma alcolizzato e perso nel ricordo del suo grande amico morto suicida. Le menzogne, l’ipocrisia e le cose non dette sono i grandi temi che Williams sviluppa in questo che è forse il suo testo più spinoso e sfrontato.
Tutto si svolge nella camera da letto di Maggie e Brick, la sera della festa di compleanno del padre di Brick, quest’ultimo ubriaco si è fratturato la caviglia la notte precedente tornando sui campi sportivi dove aveva trascorso il tempo con il suo miglior amico, Skipper, morto suicida qualche tempo prima. Maggie cerca di riconquistare l’amore e l’attenzione di suo marito che ormai da tempo non dome nemmeno più con lei, durante la seratai Brick e suo padre avranno un intenso colloquio che servirà ai due per aprire gli occhi verso quelle verità che cercavano di nascondere a se stessi, il primo ammetterà davanti al padre il suo amore per Skipper e il secondo capirà che sta morendo di un male incurabile. Nell’ultima parte dello spettacolo Williams porta sul palco il disfacimento di una famiglia, distrutta dall’ipocrisia e dalle menzogne per guadagnarsi l’eredità del padre che ancora non è morto; ma alla fine di questo oscuro tunnel di ipocrisia, sarà proprio una menzogna a portare un raggio di speranza e a far nascere (forse) una nuova vita.
Un testo di estrema attualità che sorprende sempre e ci fa molto riflettere se non fosse altro per il coraggio di Williams di affrontare così apertamente il tema dell’omosessualità già a metà degli anni Cinquanta.
Lo spettacolo di Cirillo forse ammorbidisce un po’ il tagliente testo della Gatta ma riesce allo stesso tempo a trasmetterci per intero il suo messaggio aspro e crudele che tanto scandalizzò negli anni Cinquanta.
Le raffinate scene di Dario Gessati ben ricostruiscono l’opprimente  ambiente famigliare nel quale si svolge il dramma (la parte di fondo che si muove ci rivela una diversa parete fatta di siepi che sottolinea la chiusura di quel mondo); forme e tenui colori probabilmente vogliono richiamare alla memoria del pubblico gli echi delle spiazzanti opere di Hopper.
Sicuramente la prova migliore tra gli attori è quella di Paolo Musio, che da un’ottima ed intensa interpretazione del padre-padrone che non riesce ad accettare la morte incombente, le menzogne e le ipocrisie nate nella sua famiglia.
Un grande apprezzamento va anche a Vinicio Marchioni, di nuovo interprete di una pièce di Tennessee Williams dopo Un tram che si chiama desiderio diretto da Antonio Latella. Marchioni con la sua fisica interpretazione dell’infortunato ed alcolizzato Brick riesce anche a strappare qualche sorriso al pubblico alleggerendo di tanto in tanto la tensione.
Ma la più grande sorpresa della serata è stata sicuramente l’interpretazione di Vittoria Puccini; il ruolo della passionale Maggie non è stato pensato da Williams per un’interprete così delicata e dai tratti tanto aristocratici come quelli della Puccini è quindi più che giustificato un iniziale dubbio su tale scelta, tuttavia nel corso dello spettacolo la Puccini è riuscita ad imprimere una sua personale visione del personaggio, rendendolo più nervoso e freddo e sicuramente lontano dall’immaginario legato all’indimenticabile interpretazione di Liz Taylor.


La Gatta sul Tetto che Scotta
di Tennessee Williams

uno spettacolo con

Maggie la Gatta: Vittoria Puccini
Brick: Vinicio Marchioni
Mae: Carlotta Mangione
Gooper: Francesco Petruzzelli
Mamma: Franca Penone
Papà: Paolo Musio
Rev. Tooker – Dott. Baugh: Salvatore Caruso

regia di Arturo Cirillo
traduzione di Gerardo Guerrieri
scena di Dario Gessati
costumi di Gianluca Falaschi
luci di Pasquale Mari
musiche di Francesco de Melis

Spettacolo prodotto nel 2014 da la Compagnia degli Ipocriti in coproduzione con la Fondazione Teatro della Pergola di Firenze

In scena al Teatro Manzoni di Milano
dal 11 al 28 febbraio 2016

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.