Il Regio di Torino alla Scala per MiTo!

Dopo il concerto inaugurale con LSO guidata da Noseda (di cui vi abbiamo detto qui) e il concerto di Gabriela Montero (la cui recensione trovate qui) torniamo a raccontarvi di un’altro bel concerto milanese di questa edizione 2016 del Festival MiTO che si avvia a conclusione.
Martedì 20 Torino ospiterà la Filarmonica della Scala diretta da Riccardo Chailly, mentre ieri sera è stato il Teatro alla Scala ad ospitare per la prima volta nella sua storia l’Orchestra e il Coro del Teatro Regio di Torino diretti dal giovane direttore venezuelano Diego Matheuz. Il programma presentava due amate composizioni di Beethoven inframmezzate da una ben meno nota suite del compositore argentino Alberto Ginastera. Il tema di questo concerto era la danza o, meglio,  la centralità del ritmo in tutte e tre le partiture proposte: la magnifica Fantasia corale per pianoforte, coro e orchestra e la Settima sinfonia di Beethoven insieme  alla suite dal balletto Estancia di Ginestera. Le sezioni ritmiche delle tre composizioni sono molto importanti e, nel caso dei brani di Beethoven lasciano intravedere il germe della famosa Nona. E’ sempre un piacere riuscire ad ascoltare dal vivo la Fantasia corale: non un concerto per pianoforte e orchestra, non una sinfonia, non un brano meramente corale, ma tutti e tre insieme, uniti in un brano eterogeneo, ma dall’immancabile fascino e che non può non appassionare gli estimatori di Beethoven per i rimandi ad altre composizioni del compositore tedesco. Della Settima non possiamo che citare le significative parole di Richard Wagner che ci ha illustrato Gaia Varon nell’utile presentazione del concerto prima del suo inizio: “La sinfonia è l’apoteosi della danza: è la danza nella sua suprema essenza, la più beata attuazione del movimento del corpo quasi idealmente concentrato nei suoni.” (R. Wagner, L’opera d’arte dell’avvenire). Bistrattata dai contemporanei, la Settima è ritmata e coinvolgente proprio come una danza e lascia il segno nell’ascoltatore, lasciandoti in testa i numerosi temi proposti. Ad inframmezzare queste due grandi composizioni beethoveniane, la suite dal balletto Estancia dell’argentino Ginastera. Questo balletto vede la luce nel 1952, ma era stato preceduto 9 anni prima dalla suite sinfonica presentata nel concerto di ieri sera. Quattro movimenti, quattro diversi ritmi che ricordano l’Argentina e il mondo dei gauchos ritratto nel balletto in cui spicca l’ultimo, chiamato Malambo, che riprende una tipica danza folcloristica argentina, caratterizzata da un ritmo incandescente e gioioso.

L’orchestra del Regio di Torino ha ben assecondato le direttive del giovane Diego Matheuz suonando i tre brani in modo energico e brillante, riuscendo a mantenere allo stesso tempo equilibrio nei volumi. Matheuz, direttore che arriva dal famoso progetto venezuelano El sistema e che negli ultimi anni è stato direttore principale dell’orchestra del Teatro La Fenice di Venezia, offre una lettura particolarmente vigorosa della Settima che riesce a farci apprezzare l’aspetto prettamente ritmico della composizione. Solista della Fantasia corale era Vanessa Benelli Mosell, giovane pianista italiana, nientemeno che allieva di Karlheinz Stockhausen, che è riuscita ad emozionare nel primo movimento della composizione, l’Adagio, e che ha ben dialogato con l’orchestra nel corso dell’esecuzione.

Al termine tantissimi applausi per tutti e proprio il Malambo finale di Estancia di Ginastera proposto da Matheuz come bis e che grazie al suo ritmo trascinante ha divertito il pubblico e portato tutti ad applausi ancora più fragorosi nel finale.
Un altro bel concerto proposto da MiTo Settembremusica di quest’anno, che, per la seconda volta dopo il concerto inaugurale, ha proposto le guide all’ascolto per gli spettatori e che hanno aiutato tutti noi a focalizzarci su alcuni aspetti della musica che probabilmente non avremmo potuto cogliere. L’intento è sicuramente positivo e punta ad avvicinare il grande pubblico ad un ascolto consapevole dei brani. In Scala sarebbe forse stato auspicabile l’uso degli schermi normalmente usati per i testi delle opere in modo da rendere fruibile a tutto il pubblico la guida (visibile solamente da alcune porzioni del pubblico), ma anche da lasciare la libertà di scelta, qualora qualcuno voglia lasciarsi trasportare dalla musica spontaneamente senza ricorrere ad una guida.



DANZANDO DENTRO UN RANCH
Teatro alla Scala

Orchestra e Coro del Teatro Regio di Torino
Diego Matheuz, direttore
Claudio Fenoglio, maestro del coro
Vanessa Benelli Mosell, pianoforte

Ludwig van Beethoven
Fantasia corale in do minore per pianoforte, coro e orchestra op. 80

Alberto Ginastera
Estancia, suite dal balletto op. 8a

Ludwig van Beethoven
Settima sinfonia in la maggiore op. 92

ph. Laura Ferrari

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.