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Lo storico Ballo in maschera di Verdi al Regio di Parma

Un Ballo in maschera emozionante, quello andato in scena al Teatro Regio di Parma, che colpisce lo spettatore fin dal preludio, durante il quale viene proiettato un video delle complesse operazioni di restauro dei fondali dipinti, realizzati da Giuseppe Carmignani per l’allestimento del 1913. Le monumentali scene sono dipinte con tale realismo che spesso non si riesce a distinguere tra ciò che veramente è tridimensionale e ciò che non lo è. Se a questo abbiniamo i costumi meravigliosi di Lorena Marin e la regia appropriata di Marina Bianchi, si delinea uno spettacolo che ha già vinto in partenza. Prova del fatto che spendere cifre esorbitanti per allestire spettacoli visivamente e concettualmente miseri potrebbe non essere la direzione giusta per accontentare il pubblico del teatro d’opera. Anche con le migliori premesse sceniche e registiche, quest’opera complessa e vocalmente molto esigente non può stare in piedi se manca un cast di un certo calibro. E bisogna riconoscere che le voci sentite domenica (ultima recita) si sono dimostrate all’altezza.
Iniziando dal settore maschile, abbiamo il Riccardo di Saimir Pirgu, che si presenta con un’aria di sortita molto ben risolta, dotato di uno strumento vocale eccezionale, che ricorda per timbro i grandi cantanti del passato. In qualche occasione è sembrato a corto di fiato in alcune frasi che avrebbero richiesto una gestione migliore del respiro, e la salita agli acuti è spesso preceduta da un appoggio su una nota più bassa, una specie di “trampolino”, che può piacere o non piacere. Resta il fatto che la voce corre bene e riempie la sala, non coperta nè dall’orchestra nè dagli altri cantanti. Gli acuti generosi sono sempre a fuoco, intonati, mai gridati. Un vero piacere ascoltare una voce così bella in un ruolo così affascinante. Anche l’interpretazione attoriale è lodevole e convincente. Il Renato di Leon Kim ha una voce corposa ed elegante, unita a una notevole presenza scenica. La pronuncia accurata ed efficace rivela uno studio della lingua italiana molto approfondito e una sensibilità alla parola scenica che spesso mancano in cantanti provenienti dall’estremo oriente. La facilità nel raggiungere le note più acute, la dolcezza nel porgere il suono e il sentimento che traspare dal canto sono i punti di forza dell’interpretazione di Leon Kim, che raggiunge il suo massimo nell’aria Eri tu, che esegue magistralmente, senza forzature della voce o eccessi negli accenti. Eccellenti i due bassi nei ruoli di Samuel e Tom. Massimiliano Catellani e Emanuele Cordaro hanno voci importanti, ben educate e ricche di colori, che si amalgamano alla perfezione tra loro per delineare i personaggi dei due cospiratori. E’ stata apprezzabile la prova di Fabio Previati nel ruolo di Silvano. Una voce piacevole da sentire, pur se in un ruolo piccolo (ma che merita, giustamente, di essere cantato bene).
Sul versante femminile, un vero successo (e meritato) per Laura Giordano nei panni di Oscar e per Silvia Beltrami in quelli di Ulrica. La voce di Laura Giordano è adatta alla parte, squillante e precisa nelle agilità e non sembra temere neanche le zone più impervie della tessitura. Non è da meno l’affascinante Ulrica di Silvia Beltrami, che mostra una linea di canto estremamente elegante, una tecnica perfetta, da vera belcantista. Il passaggio dalle note più gravi al registro acuto è risolto magistralmente, senza disomogeneità. Mai un eccesso, mai un suono sgradevole o artificioso, la Beltrami preferisce far vivere il suo personaggio attraverso gli sguardi e le espressioni facciali, invece che con soluzioni vocali esagerate. Una parola a parte sulla primadonna, Irina Churilova, nei panni di Amelia, chiamata all’ultimo momento per sostituire una collega indisposta. Questo potrebbe giustificare in parte come mai la Churilova si sia mostrata così poco coinvolta nella vicenda narrata, poco dentro al personaggio. L’interpretazione attoriale è spesso superficiale, non coinvolge e non riesce a rendere al pubblico il turbamento, le paure e l’ardore di Amelia, che vengono tratteggiate in modo così vigoroso dalla musica di Verdi. Certamente il mezzo vocale della Churilova è molto buono, il timbro appare, a tratti, quasi mezzosopranile, gli acuti ci sono, le dinamiche pure, con dei piani e pianissimo ben eseguiti. Ci sarebbe piaciuto vederla più coinvolta, vederla dare più sentimento al suo canto e più realismo alla sua presenza scenica. Probabilmente sistemando la pronuncia, i colori e gli accenti, la cantante potrebbe rivelarsi una buona interprete per questo e altri ruoli importanti.
La direzione del M° Sebastiano Rolli è eccellente. Non si produce in inutili clangori, eppure riesce a trasmettere l’eccitazione dei momenti più vivi, andando a caricare un po’ di più nei concertati e nei due finali di scena del primo atto, dove le voci soliste e il coro già inondano il teatro. Non sovrasta mai le voci, anzi, in alcuni momenti sembra quasi che si corra il rischio contrario, cioè che gli ottimi cantanti e il magnifico coro del Teatro Regio possano arrivare a coprire l’orchestra, in un tripudio di decibel che spettina chi è seduto nelle prime file. Le percussioni, esaltate nei momenti cruciali, fanno venire i brividi lungo la schiena nella scena in cui Ulrica profetizza la morte a Riccardo e in quella dell’estrazione del nome dell’uccisore a casa di Renato. Certo, il grosso del merito va a Giuseppe Verdi che l’ha scritta così, ma un plauso a chi ha diretto e a chi ha suonato in modo corretto ed emozionante queste parti non è inopportuno. L’apprezzamento del pubblico è stato reso evidente anche dai moltissimi applausi e dalle esplicite lodi porte a gran voce al Maestro durante le pause per i cambi scena.
Nel complesso, quindi, uno spettacolo ben realizzato, vocalmente molto interessante, incorniciato da una scenografia meravigliosa che meritava di essere riesumata dal suo sonno secolare. L’emozione di una musica che tocca le corde più intime del cuore e che strapazza i sentimenti, unita a una gioia per gli occhi a livello scenografico. In tre parole, la grande bellezza.
Roberto Cighetti

Teatro Regio
Parma 20 gennaio 2019

Un ballo in maschera
Melodramma in tre atti
libretto di Antonio Somma da Gustave III ou Le bal masqué di Eugène Scribe
musica di Giuseppe Verdi

Riccardo | Saimir Pirgu
Renato | Leon Kim
Amelia | Irina Churilova
Ulrica | Silvia Beltrami
Oscar | Laura Giordano
Silvano | Fabio Previati
Samuel | Massimiliano Catellani
Tom | Emanuele Cordaro
Un Giudice / Un servo| Blagoj Nacoski
Orchestra Filarmonica Italiana
Coro del Teatro Regio di Parma
Corpo di Ballo Artemis Danza

maestro concertatore e direttore | Sebastiano Rolli

maestro del coro | Martino Faggiani
regia | Marina Bianchi
scene | Giuseppe Carmignani
ripristino fondali | Rinaldo Rinaldi
coordinamento spazio scenico e arredi | Leila Fteita
costumi | Lorena Marin
luci | Guido Levi
coreografie | Michele Cosentino

Allestimento storico del 1913 del Teatro Regio di Parma
In coproduzione con Auditorio de Tenerife, Royal Opera House Muscat
ph. Roberto Ricci

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