Der ferne Klang, Damiano Michieletto; Paolo Fantin; Oper Frankfurt; Opera; Franz Schreker; Jennifer Holloway; Ian Koziara

Der ferne Klang di Schreker secondo Michieletto all’Oper Frankfurt

All’Oper Frankfurt è tornata in scena, dopo più di 70 anni, un’opera che proprio a Francoforte ebbe la sua prima assoluta, consacrando il suo compositore come uno dei grandi del suo tempo. Stiamo parlando di Der ferne Klang di Franz Schreker, compositore oggi poco rappresentato, ma che, negli anni prima dell’avvento del regime nazista in Germania, era considerato al pari di Richard Strauss. Purtroppo fu proprio il regime a tagliarli le ali, mettendo al bando tutte le sue composizioni considerate “degenerate”. È solamente quindi a partire dagli anni Ottanta che nei teatri tedeschi si è ricominciato a parlare di lui e della sua produzione operistica e quindi di conseguenza anche di Der ferne Klang. Quest’opera che cambiò le sorti del compositore da una notte con l’altra, divenuto una vera e propria celebrità, ha riconquistato il palcoscenico della città dove era nata e lo ha fatto in una produzione diretta da Sebastian Weigle, direttore musicale dell’Oper Frankfurt, e messa in scena da Damiano Michieletto, al debutto all’Oper Frankfurt. Il regista veneziano racconta in questo allestimento la storia di una vita, dividendo idealmente in quattro parti lo spettacolo (inverno, primavera, estate e autunno) come se fossero le quattro età della vita: un percorso nei ricordi dei due protagonisti, Greta e Fritz, ormai anziani che ripensano alla loro giovinezza e alla loro travagliata storia d’amore prima di ricongiungersi negli ultimi istanti dell’opera. Sono i due anziani Fritz e Greta che riguardano le proprie vicende e soffrono con i loro giovani corrispettivi per le loro disavventure. Michieletto sembra quindi voler indagare la vita a come tutto viene messo in prospettiva una volta che la vecchiaia ha preso il sopravvento. È infatti solo alla fine che Fritz comprende cosa gli permette di sentire quel suono distante che per tutta la vita è andato alla ricerca, ossia l’amore per Greta. Lo spettacolo è ambientato nel nostro presente e offre un’interessante spunto di riflessione sul cogliere l’attimo e sul vivere intensamente. Estremamente suggestive ed efficaci le scene di Paolo Fantin, l’impianto scenografico è molto semplice, ma lascia senza fiato lo spettatore nella scena finale quando un gran numero di strumenti musicali scende dall’alto nel momento in cui Fritz sente finalmente il ferne Klang. Insieme alle scenografie tutto è accompagnato da proiezioni video curate da Roland Orvath e Carmen Zimmerman che in alcuni casi riproducono visivamente il suono. Ottime le luci di Alessandro Carletti che contribuiscono di volta in volta a ricreare le diverse atmosfere. In linea con l’ambientazione e con i costumi curati da Klaus Bruns.

L’opera di Schreker è complessa e pienamente immersa nel clima culturale della Vienna di inizio Novecento dove il compositore studiava. Schreker si trova a comporre secondo i canoni del teatro musicale di Richard Wagner, senza però dimenticare la lezione del Verismo italiano e quello dell’Impressionismo francese. Dar ferne Klang risulta così essere romantica, ma allo stesso tempo anche a rappresentare la fine dell’epoca romantica. Allo stesso modo si trova ad essere naturalista per il modo in cui descrive le differenti situazioni (ne è un esempio la sfortunata storia di Greta, diventata prostituta), ma anche estremamente concettuale, con evidenti riferimenti alle teorie di Freud sul subconscio. L’Oper Frankfurt e la sua Opern- und Museumsorchester ha offerto anche a livello musicale un’ottima esecuzione. Come già accennato, la precisa direzione musicale era affidata al direttore musicale Sebastian Weigle, in grado di mettere in luce in maniera controllata le diverse anime di questa sfaccettata partitura, abbandonandosi alla fine ad un suggestivo slancio sinfonico quasi liberatorio. Il direttore tedesco non dimentica inoltre di creare un’ottima intesa tra buca e palcoscenico. Oltre alla buona prova del coro dell’Oper Frankfurt preparato da Tilman Michael, numerosissimo era il cast coinvolto. Buoni i comprimari (in gran parte provenienti dall’ensemble dell’Oper Frankfurt) impegnati come avventori del locale frequentato dal padre di Greta, i partecipanti al ballo a Venezia del secondo atto e il pubblico dell’opera di Fritz nel terzo atto. Segnaliamo l’ottimo Vigelius di Dietrich Volle, il baldanzoso Theo Lebow nei panni del Cavaliere nel secondo atto, il buon conte di Gordon Bintner insieme alla altalenante vecchia donna di Nadine Secunde. Indiscussi protagonisti Ian Koziara nei panni di Fritz e Jennifer Holloway in quelli di Greta. Il tenore americano dotato di una bella voce tenorile, seppur a volte leggermente flebile ha domato bene la parte non facile di Fritz, a più agio nella caratterizzazione del personaggio nella sua versione più anziana. Ottima la prova di Jennifer Holloway, dalla voce precisa sia nelle parti acute più impervie che nelle parti dove il registro grave è più sollecitato. Voce vellutata e di ottimo volume che ha saputo piegare alle sfaccettature del personaggio, da giovane e innocente ragazza fino ad essere una spregiudicata escort d’alto bordo e poi una prostituta di strada per terminare con una commovente interpretazione della vecchia Greta.

Al termine calorosi applausi hanno salutato il numeroso cast con ovazioni per il soprano americano Jennifer Holloway e per il direttore Sebastian Weigle. Di fronte ad un’opera così ricca di suggestioni e di fascino, non possiamo che sperare che Der ferne Klang e le altre opere di Franz Schreker possano trovare posto anche sui palcoscenici italiani.


Oper Frankfurt
Francoforte | 19 aprile 2019

Der ferne Klang
opera in 3 atti

musica e libretto di Franz Schreker

Grete Graumann | Jennifer Holloway
Fritz | Ian Koziara
un oste | Anthony Robin Schneider
un attore | Iurii Samoilov
il vecchio Graumann | Magnús Baldvinsson
sua moglie | Barbara Zechmeister
Dr. Vigelius | Dietrich Volle
una vecchia | Nadine Secunde
Mizi | Julia Dawson
Milli | Bianca Andrew
Mary | Julia Moorman
uno spagnolo | Kelsey Lauritano
il conte | Gordon Bintner
il barone | Iain MacNeil
il cavaliere | Theo Lebow
Rudolf | Sebastian Geyer
un individuo losco | Hans-Jürgen Lazar
un poliziotto | Anatolii Suprun
vecchia Grete | Steffie Sehling
vecchio Fritz | Martin Georgi

Chor der Oper Frankfurt e
Frankfurter Opern-und Museumsorchester

direttore | Sebastian Weigle
regia | Damiano Michieletto
scene | Paolo Fantin
costumi | Klaus Bruns
luci | Alessandro Carletti
video | rocafilm
maestro del coro | Tilman Michael
dramaturgie | Norbert Abels

 

 

oper-frankfurt.de

 

ph. Barbara Aumüller

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