Der Freischütz; Carl Maria von Weber; Klara Beck; Strasburgo; Opéra National du Rhin; Morabito

Nel videogioco del Freischütz di Weber a Strasburgo

All’Opéra National du Rhin di Strasburgo ha debuttato nelle scorse settimane una nuova produzione di Der Freischütz di Carl Maria von Weber firmata dal duo registico formato da Jossi Wieler e Sergio Morabito, al debutto per la prima volta in Francia dopo numerosi successi in Germania. Sul podio dell’Orchestre symphonique de Mulhouse c’è Patrick Lange, giovane direttore musicale dell’Hessisches Staatstheater di Wiesbaden.

Se pensando a quella che è considerata l’opera nazionale tedesca, siamo abituati ad immaginarci oscure foreste e demoni spaventosi, le attese sono sicuramente mancate. Jossi Wieler e Sergio Morabito ambientano infatti Der Freischütz all’interno di uno scenario immaginario che tanto assomiglia a quello di un videogioco, anche grazie alle scene e ai costumi appropriati e un po’ naif di Nina von Mechow. Colori sgargianti, movimenti esagerati, scenografie stilizzate, droni volanti: tutto ci porta in un mondo alternativo, dove i personaggi recitano in modo piatto, così come ci si potrebbe aspettare proprio in un videogioco. I personaggi così risultano stereotipati, sia Max che Kaspar, ma soprattutto le due ragazze Agathe e Ännchen. L’idea di fondo sembra così voler essere il tentativo di portare nella contemporaneità una storia che fatica a parlare al pubblico di oggi. Lo sviluppo dello spettacolo così risulta perfettamente svolto e coerente, tanto che per esempio il diavolo qua prende appropriatamente le sembianze di un robot/drone e che il momento della forgiatura delle magiche pallottole avviene come se il pubblico visualizzasse un combattimento in un videogioco. Nonostante questa coerenza, lo spettacolo risulta a tratti lento e rimane freddo, poco coinvolgente, a dispetto della trascinante musica che lo accompagna.

Per fortuna in buca c’è Patrick Lange che ha ben guidato l’Orchestre Symphonique della cittadina di Mulhouse. Fedele alla partitura, il giovane direttore tedesco riesce a donare una lettura sfaccettata dell’opera romantica, riuscendo a far trasparire a dispetto dell’allestimento i colori estatici e allo stesso tempo tremendi di questo capolavoro. Ottima l’intesa tra buca e orchestra, cosa non facile da ottenere in una serata che sin dall’inizio si è presentata come problematica. La protagonista annunciata nei panni di Agathe era il soprano Lenneke Ruiten. Purtroppo indisposta e per questo sostituita all’ultimo minuto dalla collega Katja Bördner che avrebbe quindi cantato la parte a lato del palcoscenico mentre il soprano olandese aveva dato la sua disponibilità a recitarla. A dispetto dell’arrivo all’ultimo minuto, il soprano tedesco si è perfettamente calato nella parte e ha regalato alcuni dei momenti più emozionanti della serata. Leise leise e Und ob die Wolke sie verhülle sono state cantate con grande naturalezza e pulizia vocale, con voce lirica e omogenea. Non si è neppure scoraggiata quando Lenneke Ruiten ha dovuto abbandonare del tutto il palcoscenico appena dopo l’inizio del terzo atto, presumibilmente perché non si sentiva bene neppure per poter recitare la parte. La Bördner ha così lasciato il suo spazio a lato del palcoscenico e ha recitato gli ultimi numeri dell’opera seguendo le indicazioni che le venivano date da dietro le quinte. A fronte di tutti ciò, non possiamo che lodare il soprano tedesco che ha comunque offerto una prova sentita e coinvolgente nei panni di Agathe. Di buon livello anche tutti gli altri interpreti, a cominciare dalla Ännchen di Josefin Feiler, schietta voce di soprano ben controllata e proiettata, capace di dominare le difficoltà del ruolo, dona interpretazione più introspettiva rispetto alla ragazzetta ingenua che solitamente ci si aspetta. Buona anche la prova di Jussi Myllys nei panni di Max: la voce lirica è ben proiettata e a dispetto di qualche leggera difficoltà in acuto, riesce a ridare un giovane appassionato e innamorato. Ottimo il Kaspar di David Steffens, dalla voce tonante e brunita, giustamente minacciosa e perfida. Estremamente efficace il Kuno dalla voce nobile di Frank van Hove, così come buono anche il breve intervento di Ashley David Prewett come Ottokar. Completavano il cast l’eremita profondo di Roman Polisadov e l’irriverente Kilian del baritono Jean-Christophe Fillol. Il coro dell’Opéra National du Rhin risulta ben omogeneo e molto coinvolto nelle importanti richieste della regia che ogni tanto impone loro di cantare anche mentre impegnati a saltare.

Al termine di una serata non facile, grandi applausi per tutti e soprattutto per Katja Bördner e per il direttore Patrick Lange. Dopo Strasburgo, lo spettacolo, realizzato in coproduzione con La Monnaie/De Munt di Bruxelles e lo Staatstheater di Norimberga, è atteso a maggio al teatro “La Filature” a Mulhouse.


Opéra National du Rhin
Strasburgo | 23 aprile 2019

Der Freischütz
Opera in 3 atti

libretto | Johann Friedrich Kind
musica | Carl Maria von Weber

 

Ottokar | Ashley David Prewett
Kuno | Frank van Hove
Agathe | Katja Bördner
Ännchen | Josefin Feiler
Kaspar | David Steffens
Max | Jussi Myllys
l’eremita | Roman Polisadov
Kilian | Jean-Christophe Fillol

 

Chœurs de l’Opéra National du Rhin
Orchestre symphonique de Mulhouse

direttore | Patrick Lange
maestri del coro | Alessandro Zuppardo e Christoph Heil
regia | Jossi Wieler e Sergio Morabito
scene e costumi | Nina von Mechow
con i dipinti di Alekos Hofstetter
luci e video | Voxi Bärenklau
movimenti coreografici | Bruno Bouché
assistente alla regia | Ludivine Petit
assistente alle scene e ai costumi | Petra Schnakenberg

 

operanationaldurhin.eu

 

 

ph. Klara Beck

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