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Münchner Opernfestspiele | L’Agrippina di Händel

Come ogni estate la Bayerische Staatsoper propone una nuova produzione al Prinzregentheater nell’ambito dell’Opernfestspiele. Quest’anno tocca ad Agrippina di Händel, affidata a Ivor Bolton per la direzione e a Barrie Kosky per la regia. Lo spettacolo, trasmesso in streaming su staatsoper.tv sarà ripreso nelle prossime stagioni al Covent Garden di Londra, alla Staatsoper di Amburgo e alla De Nationale Opera di Amsterdam.  

La lettura del regista, ormai naturalizzato tedesco, è piuttosto asettica e vede Agrippina dominare più in ragione della debolezza di coloro che la circondano che per una sua vera superiorità intellettiva. Le tre ore e mezza di musica volano via con un ottimo ritmo. La recitazione è curata, così come la gestualità, un buon dinamismo è garantito dalla natura mobile dell’impianto scenico di Rebecca Ringst (un parallelepipedo componibile su due livelli che ruota e si scompone dando vita a diversi ambienti) e il carattere autocrate di Agrippina è evidenziato da numerosi cambi di costume che evidenziano l’elegante figura matronale di Alice Coote. Un’idea ruffiana (nel senso buono del termine) far eseguire a Nerone l’aria del Campidoglio in platea (Qual piacere a un cor pietoso, scena settima del primo atto). Se questa scelta è coerente col libretto poiché Nerone si sta in effetti rivolgendo al popolo distribuendo del danaro per ingraziarsene la benevolenza, non si può dire lo stesso di un’altra trovata che riguarda invece la protagonista.  Alla fine del secondo atto, infatti, nella ripresa dell’aria Ogni vento ch’al porto lo spinga, la protagonista impugna un microfono acceso, conclude l’aria con un Grazie! e si guadagna un fragoroso applauso tra le risa del pubblico. La trovata di per sé è molto divertente, ma non ha nulla a che vedere con la compostezza che aveva caratterizzato l’agire di Agrippina fino a quel momento né nell’atto successivo.   

Lo spettacolo è proposto in due parti: la prima parte comprende il primo atto e le prime cinque scene del secondo, concludendosi con l’aria di Ottone Voi ch’udite il mio lamento; la successiva riprende, invece, con Poppea che intona Bella pur nel mio diletto. Ivor Bolton dirige splendidamente la Bayerische Staatsorchester adottando tagli che includono sia i recitativi che le arie. I numeri che cadono non sono molti e nel complesso contribuiscono a snellire una serata che di sola musica dura circa tre ore e venti minuti. Doveroso è inoltre un plauso per la prova eccellente offerta dal basso continuo costituito da una tiorba, un’arpa, due cembali e un organo.   

Venendo al cast, Alice Coote è considerata a torto o a ragione una specialista di questo repertorio. La sua è una Agrippina più altera che seducente. Molto più a suo agio nel canto spianato (Tu ben degno sei dell’allor ad esempio), fatica ad imporsi nei brani di furore, laddove si richiedono coloratura e grande escursione vocale (L’alma mia tra le tempeste prima tra tutte), o declamazione nobile ed una buona propensione al canto staccato (Ho un non so che nel cor ad esempio). Spesso inoltre nei recitativi si manifesta la tendenza a cadere nel parlato (Nulla però concedi se prima al tuo desir ei non si piega); tutto ciò, considerando anche la dizione italiana sommaria, concorre a renderne la prova ancora meno convincente, soprattutto ad uno spettatore di madrelingua italiana. La dizione poco chiara è un tratto che riguarda anche il soprano Elsa Benoit (Poppea), dotata però di un timbro adamantino, di un buon volume e di una tecnica efficace. Se giunge un dispetto a’ danni, che conclude il primo atto, raccoglie il primo caloroso applauso della serata. Tre sono i controtenori schierati nel cast: l’ottimo Franco Fagioli (Nerone), sempre impavido nell’eseguire la coloratura, il pur bravo Iestyn Davies (Ottone), anche se alcuni passaggi sono forse un po’ troppo gravi per la sua voce, ed il valido Eric Jurenas (Narciso) che beneficia, senza tagli, di entrambe le sue arie. Stesso privilegio non spetta purtroppo all’ottimo Andrea Mastroni (Pallante), cui rimane solo l’aria del primo atto La mia sorte fortunata. Menzione d’onore per l’ottimo Gianluca Buratto (Claudio), che fa sfoggio di una voce sonora e ben proiettata e corretto, infine, il giovane Markus Suihkonen (Lesbo).

Ovazione nell’arco della serata, soprattutto all’indirizzo di Franco Fagioli e grande calore al termine per tutti. 


Bayerische Staatsoper
Monaco di Baviera | 28 luglio 2019

Agrippina
dramma per musica in tre atti
musica | Georg Friedrich Hӓndel
libretto | Vincenzo Grimani

Claudio | Gianluca Buratto
Agrippina | Alice Coote
Nerone | Franco Fagioli
Poppea | Elsa Benoit
Ottone | Iestyn Davies
Pallante | Andrea Mastroni
Narciso | Eric Jurenas
Lesbo | Markus Suihkonen

Bayerisches Staatsorchester

direttore | Ivor Bolton
regia | Barrie Kosky
scene | Rebecca Ringst
costumi | Klaus Bruns
luci | Joachim Klein
drammaturgia | Nikolaus Stenitzer

 

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ph. © Wilfried Hösl

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