L’Heure Espagnole - Gianni Schicchi

L’Heure Espagnole e Gianni Schicchi al Teatro Grande di Brescia

La stagione lirica 2019 del Teatro Grande di Brescia si è aperta quest’anno con un insolito dittico novecentesco composto da L’Heure Espagnole di Ravel (1911) e il Gianni Schicchi di Puccini (1919), piccoli capolavori del repertorio melodrammatico comico composti da due autori solitamente non abituati a praticare questo genere, ma che, ognuno a modo loro, non manca di stupire e divertire il pubblico. L’accostamento delle due partiture permette inoltre di confrontare i diversi percorsi di due grandi compositori a cavallo tra Otto e Novecento e di apprezzare le due opere ancora di più proprio grazie proprio a questo ravvicinato gioco di confronti. La regia era affidata a Carmelo Rifici, allievo di Luca Ronconi ed oggi direttore artistico di LuganoInScena, che sviluppa i due atti unici in modo totalmente autonomo l’uno dall’altro.

Ne L’heure espagnole ci troviamo all’interno di uno spazio scenico che sembra rappresentare un unico grande orologio con i personaggi della vivace vicenda che ne rappresentano gli ingranaggi. Lontana è l’ambientazione spagnola che rimane solamente nelle reminiscenze musicali della partitura di Ravel. Ci troviamo di fronte invece ad una narrazione un po’ metafisica, immersa nelle affascinanti luci di Valerio Tiberi, e un po’ caricaturale che rende le scappatelle della protagonista Concepciòn ancora più divertenti. Ottima inoltre la versatilità dei cantanti coinvolti, perfettamente calati nei rispettivi personaggi e con movimenti giustamente quasi meccanizzati. Altrettanto ottima anche la resa vocale del cast radunato per l’occasione, a cominciare dalla prova del mezzosoprano francese Antoinette Dennefeld, smaliziata protagonista nei panni di Concepciòn dalla voce ben proiettata e totalmente a suo agio anche nel parlato. Insieme a lei sul palco c’erano l’ottimo Golzalve di Didier Pieri, il disinvolto Ramiro di Valdis Jansons, il Torquemada di Jean-François Novelli e il solido Don Iñigo Gomez di Andrea Concetti

Totalmente diversa l’ambientazione per Gianni Schicchi che Rifici sceglie di ambientare in un cinema della provincia toscana. La vicenda si gioca così su due piani, quello della realtà dei fatti e quello della finzione cinematografica; un grande schermo infatti in fondo al palcoscenico mostra al pubblico ciò che si svolge fuori scena oppure immagini di accompagnamento (per esempio di Firenze). Rifici rende così omaggio al cinema italiano, ricercando una gestualità vicino a quella degli attori italiani degli anni Cinquanta, riuscendo a creare uno spettacolo divertente e scorrevole che ha perfettamente incontrato il favore del pubblico. Buona la compagnia di canto radunata. Nel ruolo del titolo c’era Sergio Vitale, calda voce baritonale, ben calibrata e dall’ottimo fraseggio, capace di delineare uno Schicchi astuto senza essere macchiettistico. Ottima la dolce Lauretta di Serena Gamberoni insieme al giovane Pietro Adaini nei panni Rinuccio, dalla voce tenorile fresca e squillante. Numeroso il parentado del povero Buoso, tra cui spicca la Zita della spigliata Agostina Smimmero, dalla bella voce brunita e corposa. Insieme a lei ricordiamo nel comparto maschile il veterano Mario Luperi nei panni di Simone, il Gherardo di Didier Pieri, il Betto di Andrea Concetti e il Marco di Valdis Jansons, mentre il comparto femminile è completato dalla Nella di Marta Calcaterra e dalla Ciesca di Cecilia Bernini. Tutti si sono dimostrati perfettamente in grado di entrare nei singoli personaggi, dando ad ognuno propria personalità e peso vocale.  Il cast era completato da Nicolò Ceriani (Maestro Spinelloccio / Messer Amantio di Nicolao), Zabulon Salvi (Pinellino) e Marco Tomasoni (Guccio). Sul podio dell’Orchestra dei Pomeriggi Musicali c’era il direttore spagnolo Sergio Alapont, capace di mettere in risalto le tensioni narrative e le particolari dinamiche presenti nelle due complesse partiture presentate. 

Al termine della recita grande successo per tutti gli interpreti e per il direttore; il dittico tornerà in scena nei teatri di OperaLombardia i prossimi 4 e 6 ottobre 2019 al Teatro Fraschini di Pavia; il 10 e 12 gennaio 2020 al Teatro Sociale di Como e il 17 e il 19 gennaio 2020 al Teatro ponchielli di Cremona.

Davide Marchetti


Teatro Grande
Brescia | 29 settembre 2019

L’Heure Espagnole
commedia musica per cinque voci soliste e orchestra
libretto di Franc Nohain
musica di Maurice Ravel

Concepciòn | Antoinette Dennefeld
Gonzalve | Didier Pieri
Ramiro | Valdis Jansons
Don Inigo Gomez | Andrea Concetti
Torquemada | Jean-François Novelli


Gianni Schicchi
Opera Comica in un atto
libretto di Giovacchino Forzano
musica di Giacomo Puccini

Gianni Schicchi | Sergio Vitale
Lauretta | Serena Gamberoni
Zita | Agostina Smimmero
Rinuccio | Pietro Adaini
Gherardo | Didier Pieri
Nella | Marta Calcaterra
Betto di Signa | Andrea Concetti
Simone | Mario Luperi
Marco | Valdis Jansons
La Ciesca | Cecilia Bernini
Maestro Spinelloccio / Messer Amantio di Nicolao | Nicolò Ceriani
Pinellino | Zabulon Salvi
Guccio | Marco Tomasoni
Gherardino | Giorgio Marini / Savva Burlacu

 

Orchestra I Pomeriggi Musicali

direttore | Sergio Alapont
regia | Carmelo Rifici
scene | Guido Buganza
costumi | Margherita Baldoni
luci | Valerio Tiberi

 

 

ph. Umberto Favretto

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