La Sonnambula di Bellini - Teatro Ponchielli di Cremona

La Sonnambula di Bellini al Ponchielli di Cremona

La Sonnambula è un titolo che amo molto, nel quale Bellini dà il meglio della sua vena patetica creando dei momenti di grandissimo coinvolgimento emotivo, che riescono sempre a farmi venire i brividi lungo la schiena e a volte anche una lacrimuccia agli occhi. Questa produzione di OperaLombardia insieme a Ópera Las Palmas è stata davvero godibile e ben realizzata, tant’è che ho deciso di vedere entrambe le recite, al Teatro Ponchielli di Cremona. Uno spettacolo nel quale perfino i comprimari hanno delle belle voci, sonore e curano bene le loro parti è uno spettacolo buono già in partenza. Se a questo uniamo dei solisti completamente calati nella loro parte, con voci notevoli e interpretazione sentita, allora raggiungiamo l’obiettivo dell’opera lirica: intrattenere, narrare ed emozionare.

Amina è Veronica Marini. Una voce vellutata, da usignolo. Ottime le sue agilità e le colorature, ben studiate e con ogni nota a fuoco, anche nelle difficili quattro variazioni della cabaletta “Sovra il sen la man mi posa”. Salire e scendere dal pentagramma senza inciampare e scandendo bene ogni singola nota non è impresa facile, quasi come la temuta scalinata di Sanremo, ma il giovane soprano si avventura spericolata fino ai sovracuti senza problema alcuno. Nelle note più alte il volume è un po’ ridotto rispetto ai centri, nei quali la cantante dà il meglio di sé, con voce corposa e ben appoggiata. Nella scena del sonnambulismo del primo atto trasmette l’idea di candore e innocenza in modo davvero credibile: tenerissima, innamorata, adorante. L’Elvino di Ruzil Gatin merita altrettante lodi: una voce sonorissima, canta senza difficoltà apparente, a pieno volume, una parte davvero complessa. Tutte le colorature previste dallo spartito, infatti, se non sono cantate più che bene possono risultare pesanti o, peggio, ridicole. Ma il giovane tenore russo è un esperto: abituato al repertorio rossiniano (l’abbiamo già sentito nel Turco in Italia, in Cenerentola e nel Viaggio a Reims del circuito lombardo negli scorsi anni), riesce a far sentire bene ogni nota e a rendere giustizia allo spartito di Bellini. Buona anche la dizione e l’interpretazione. Dolcissimo e convincente nell’aria “Prendi l’anel ti dono” che sembra una vera dichiarazione d’amore col cuore in mano, riesce anche a trasmettere bene la tempesta di emozioni che si agitano in Elvino, che non può odiare la sua Amina ma neppure sposarla. Le voci dei due innamorati si fondono benissimo insieme; notevoli i duetti dell’idillio d’amore e della gelosia nel primo atto. Quest’ultimo è stato davvero eccellente, con delle parti a cappella e attacchi acutissimi che farebbero tremare le gambe a qualunque cantante, e un Addio finale mirabolante. Il Conte Rodolfo ha la voce di Davide Giangregorio. Bella voce grave, scurissima, di ottimo volume. Eccellente nel primo atto con l’aria “Vi ravviso, o luoghi ameni” e la cabaletta “Tu non sai con quei begli occhi”, così come nel secondo atto con la spiegazione del sonnambulismo ai paesani. Bella anche l’interpretazione, seducente e un po’ cascamorto al suo arrivo, combattuto dai suoi stessi sentimenti nella prima scena del sonnambulismo. Notevolissima la Lisa di Giulia Mazzola, alla quale sono stati tributati moltissimi applausi più che meritati. Voce nitida, piena e corposa, buoni acuti che escono facilissimi, mai petulante nella sua  parte, volume eccezionale che riempie tutti i concertati. Nella sua prima aria “Tutto è gioia” si concede variazioni intelligenti nella seconda strofa e qualche coloratura ben eseguita. Simpatica nella recitazione, nel fare la sostenuta, riesce a rendere piacevole un personaggio che potrebbe risultare antipatico. Seducente e agilissima nelle variazioni dell’aria del secondo atto “De’ lieti auguri”. Una cantante davvero da tenere d’occhio. Teresa (Sofia Janelidze) ha una buona voce scura e piena, che si sente molto bene in tutto il teatro. Forse un po’ nasale in certi punti, ma sicuramente è un’ottima interpretazione della madre di Amina, anche dal punto di vista attoriale, sia nei momenti di tenerezza per la figlia adottiva che in quelli più concitati nei confronti di Lisa. Alessio (Luca Vianello) ha una voce brunita che stupisce per bellezza e per volume, in una parte che spesso non è affidata a voci notevoli, nonostante in realtà canti moltissimo durante l’opera. Speriamo quindi di poterlo risentire in altri ruoli che facciano risaltare ancor più il suo talento vocale. Vocalmente e scenicamente corretto il notaio di Claudio Grasso, che caratterizza bene la parte senza cadere in eccessi di cattivo gusto. 

Il Coro Operalombardia (diretto dal M° Massimo Fiocchi Malaspina) suona vigoroso e convincente. Si è percepita bene l’energia che il coro deve trasmettere, che aggiunge quel tocco ora frizzantino, ora malinconico all’opera. Ottime le prove nei brani “A Fosco cielo, a notte bruna” nel primo atto e “Qui la selva è più folta ed ombrosa” nel secondo. Il coro è spesso anche in movimento, separandosi e riempiendo tutto il palco, senza rimanere compatti e suddivisi per linee vocali come di solito succede. Questo sicuramente rende più difficile al coro cantare le proprie parti, ma il fatto che l’abbiano fatto bene è una prova della loro ottima preparazione. Molto buona la resa delle dinamiche della partitura, ben cantata sia dalla parte maschile che femminile.

La regia di Raúl Vázquez e Antonella Cozzolino è godibilissima, divertente ed emozionante. Ottimi e molto  curati i movimenti delle masse e la caratterizzazione del coro, che non viene abbandonato a sé stesso o tenuto in un angolo come un soprammobile, ma partecipa vistosamente allo svolgimento della storia. Bellissimi anche i movimenti pensati per i protagonisti, specialmente nella scena del ripudio “Non più nozze”, che sembrava quasi un balletto con i due protagonisti che si fuggono ma si girano intorno senza riuscire davvero a lasciarsi. Interessante il cambio scena nel secondo atto, con la tempesta simulata da luci e tuoni, con i lampadari del teatro che si illuminano a intermittenza e i comprimari in platea con grandi ombrelli. Questa tempesta richiama quella interiore dei protagonisti, mossi da venti e turbini, di gelosia, di invidie, di tristezza e d’amore. La scena è ambientata negli anni ‘20 o ‘30 del secolo scorso, in un bell’albergo montano (quello di Lisa, ovviamente), con le pareti decorate da alberi e foreste dipinte, che nel secondo atto entrano in scena con i loro tronchi rossi, evocativi di una natura che prende il sopravvento sull’uomo e le sue costruzioni. L’albergo, infatti, cade in rovina dopo il ripudio di Elvino alle nozze con Amina e ancor più dopo la tempesta, per essere infine riportato verso lo splendore originale nel finale. Richiama  bene la struttura tipica dell’opera romantica: idillio nel primo atto, finale primo con la complicazione della situazione e il precipitare degli eventi, per poi tornare alla serenità nel finale secondo. L’ambientazione di inizio secolo si accompagna bene ai costumi molto belli e all’arrivo del Conte con un mezzo motorizzato. Curatissime le luci di Vincenzo Raponi, che sono usate per mettere in evidenza i personaggi, congelare le scene durante gli assoli o i duetti e per creare bellissimi contrasti e silhouette scure sullo sfondo luminoso. Carinissima l’idea delle lucine tascabili che il coro si punta in faccia durante la descrizione delle apparizioni del fantasma che terrorizza il paese.

La direzione del giovanissimo M° Leonardo Sini è eccezionale: sempre adeguata al momento, mai in contrasto con lo spirito dello spartito o con le necessità dei cantanti. Dirige efficacemente l’Orchestra I pomeriggi musicali, creando un’ottima base per la narrazione musicale. Il tutto con dei volumi eccellenti, maggiori nei momenti più concitati ma senza infastidire o esagerare, ridotti a un filo di musica nell’accompagnamento dei momenti più intimi. Buonissima la cura delle parti dei solisti e delle variazioni per le strofe delle loro arie.

Uno spettacolo davvero notevole, nella sua interezza. Molto apprezzato dal pubblico che ha elargito numerosi applausi sia a scena aperta che alla fine della rappresentazione, con anche una richiesta di bis per la toccante aria “Ah! Non credea mirarti” di Amina. Lo spettacolo sarà trasmesso dalla televisione locale a fine gennaio. Chi se lo è perso può rimediare, merita davvero. Chiudo menzionando che le rappresentazioni di Cremona sono state dedicate al ricordo del basso Giuseppe Modesti, eccellente interprete del Conte Rodolfo a partire dagli anni ‘50, di cui ricorre il ventennale dalla scomparsa. Sempre al celebre basso cremonese era già stato dedicato un bel concerto lunedì scorso nel piccolo teatro Filo, dove il basso Frano Lufi, il coro Ponchielli Vertova e altri interpreti solisti hanno dato vita ad alcune pagine deliziose tratte da La Sonnambula e da Oberto conte di San Bonifacio, due dei cavalli di battaglia di Modesti. Il pubblico, purtroppo non molto numeroso, ha accolto con entusiasmo il concerto, diretto dal M° Patrizia Bernelich e accompagnato al piano dalle abilissime mani del M° Michelangelo Rossi.

Roberto Cighetti


Teatro Ponchielli
Cremona | 6-8 dicembre 2019

La Sonnambula
melodramma in due atti
libretto di Felice Romani
dal ballo pantomimo La somnambule, ou L’arrivée d’un nouveau seigneur di Eugène Scribe e Jean-Pierre Aumer.

Musica di Vincenzo Bellini

Davide Giangregorio | Il Conte Rodolfo
Sofia Janelidze | Teresa
Veronica Marini | Amina
Ruzil Gatin | Elvino
Giulia Mazzola | Lisa
Luca Vianello | Alesso
Claudio Grasso | Un notaio

Coro OperaLombardia
Orchestra I Pomeriggi Musicali

Direttore | Leonardo SIni
maestro del coro | Massimo Fiocchi Malaspina
regia | Raúl Vázquez
scene | Sergio Loro
luci | Vincenzo Raponi

 

 

teatroponchielli.it

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