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L’Aida torna all’Arena di Verona

Dopo l’apertura della scorsa settimana con le due recite in forma di concerto dell’Aida di Verdi diretta da Riccardo Muti e dopo la prima della nuova produzione del dittico verista Cavalleria Rusticana/Pagliacci, il 26 giugno scorso all’Arena di Verona ha debuttato anche la nuova produzione di Aida di Giuseppe Verdi, che come tutte le nuove produzioni di questo Festival 2021, è presentata con un innovativo allestimento pensato per ridurre al minimo il rischio di contagio Covid. La presenza di oggetti di scena è ridotta al minimo e le tradizionali colossali scenografie areniane sono sostituite da un imponente impianto di schermi led che grazie a immagini in altissima definizione (curate da D-Wok) riescono a ricostruire la magia dei luoghi in cui si svolge la vicenda. Gli allestimenti di tutte le opere sono realizzati dalla Fondazione Arena in collaborazione con alcune importanti istituzioni culturali e museali italiane. In scena sono presenti solo i solisti e i danzatori insieme a numerose comparse (che recitano con mascherina) che hanno preso il posto dei coristi, posizionati invece distanziati sulla gradinata alla destra del palcoscenico. 

Il risultato è nel complesso un successo e le atmosfere ricreate risultano molto suggestive. La collaborazione col Museo Egizio di Torino ha offerto immagini che hanno permesso di ricreare un Egitto iper-realistico e a tratti metafisico. I costumi sono tradizionali e provengono da precedenti allestimenti areniani. Ciò di cui più si è sentita la mancanza in questo allestimento areniano è una forte impronta registica capace di guidare i cantanti nell’interpretazione di una delle opere verdiane più complesse: da un lato maestosa grazie alla scena del trionfo, ma soprattutto opera di sentimenti e di intime tensioni tra i quattro protagonisti. Se la guida registica mancava, anche quella musicale è risultata un po’ altalenante. Sul podio dei complessi areniani c’era Diego Matheuz. Il direttore brasiliano si è trovato di fronte ad un compito di certo non facile. Come già detto infatti, il coro era sistemato a fianco del palcoscenico, ad una distanza notevole dalla buca e dal palco (soprattutto il coro maschile sistemato nella parte più alta delle gradinate), per cui risultava davvero difficile trovare il modo di amalgamare il suono nelle grandi scene di insieme dei primi due atti. Non sono mancati quindi purtroppo alcuni momenti di sfasamento tra buca, solisti e coro, con una serie di accellerando e di rallentando. Proprio per questo motivo sono sembrati più a fuoco il terzo e il quarto atto in cui i momenti solisti la fanno da padrone.

Dal punto di vista musicale il cast radunato per questa prima rappresentazione era di alto livello. Debuttava all’Arena di Verona il soprano americano Angela Meade, visibilmente emozionata per la sua prima opera in forma scenica dopo 15 mesi dall’ultima rappresentazione. La voce è ben proiettata, precisa e sicura e il registro acuto è brillante e spavaldo, senza mai perdere il peso vocale necessario ad una parte come quella di Aida. Spavalda è stata anche Anita Rachvelishvili nei panni di Amneris, pronta a sfidare la rivale, sia nell’opera che dal punto di vista canoro. La voce del mezzosoprano geogiano è vellutata, ricca di armonici e di ampissimo volume, tanto da non aver problemi a farsi sentire negli ampi spazi areniani. Il tenore Jorge de Léon come Radames ha invece offerto una prova tra luci e ombre. La voce ha un bel timbro e il registro acuto è saldo, ma il fraseggio non è sempre preciso. Ottimo l’Amonasro di Luca Salsi: la voce è brunita e scavata, il fraseggio prezioso e anche l’interpretazione è intensa e partecipata. Un vero e proprio lusso è stato avere Michele Pertusi, preciso e puntuale come sempre, nei panni di Ramfis. Ottimi anche gli altri comprimari che completavano il cast: Simon Lim nei panni del Re, Riccardo Rados come messaggero e Yao Bohui come sacerdotessa. 

La serata si è conclusa con grandi applausi per tutti gli interpreti e con un po’ di emozione per aver ritrovato finalmente l’Arena gremita di persone, riunite per riascoltare l’opera dal vivo e in scena. 


Arena di Verona
Opera Festival
26 giugno 2021

Aida
opera in quattro atti
libretto di Antonio Ghislanzoni
musica di Giuseppe Verdi

Il Re | Simon Lim
Amneris | Anita Rachvelishvili
Aida | Angela Meade
Radamès | Jorge de Leòn
Ramfis | Michele Pertusi
Amonasro | Luca Salsi
un messaggero | Riccardo Rados
Sacerdotessa | Yao Bohui
prima ballerina | Eleana Andreaoudi

Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici dell’Arena di Verona

direttore | Diego Matheuz
maestro del coro | Vito Lombardi
video design e scenografie digitali | D-WOK
direttore allestimenti scenici | Michele Olcese
Nuovo allestimento della Fondazione Arena di Verona

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ph. ©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

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