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Festival Verdi 2021 | Un ballo in maschera (Gustavo III)

Dopo la speciale edizione open-air dello scorso anno, il Festival Verdi di Parma e Busseto è finalmente tornato (anche se in un formato ridotto rispetto a quello che ci eravamo abituati negli scorsi anni) al Teatro Regio di Parma. L’edizione 2021 del Festival è stata inaugurata con una nuova produzione de Un ballo in maschera, presentato in una versione speciale che utilizza l’edizione critica a cura di Ilaria Narici e il libretto originario di Antonio Somma che ambienta la vicenda alla corte di Gustavo III re di Svezia, prima che la censura obligasse Verdi e Somma a stravolgere l’opera e a spostare l’ambientazione nella Boston coloniale.

La regia del titolo inaugurale del Festival 2021 era stata inizialmente affidata a Graham Vick, che sarebbe così tornato a Parma dopo il successo dello Stiffelio del 2017. In seguito alla scomparsa del regista inglese, l’opera è stata affidata al suo collaboratore di lungo corso Jacopo Spirei che ha completato il lavoro del maestro, trasformando la regia de Un ballo in maschera in un ultimo omaggio a Vick, scomparso a pochi giorni dall’inizio delle prove. 

La scena, formata da un’enorme sala semicircolare praticamente vuota dalle pareti di un giallo intenso (colore che se da un lato simboleggia il lusso e la gloria della reggia di Gustavo III, dall’altro è il colore tradizionalmente associato al tradimento e all’infedeltà)  si apre sul funerale di Gustavo, quando Anckastrom con Amelia e il figlioletto arrivano a rendere omaggio al re, trasformando così tutto lo spettacolo in un lungo flashback in cui la morte incombe su tutti, simboleggiata dal monumentale sepolcro del re (unico elemento sempre presente in scena) che nel suo continuo movimento serpeggia tra i personaggi dell’opera anche nei momenti più allegri e spensierati. Del tanto preannunciato scandalo, nemmeno l’ombra, sul palcoscenico i personaggi principali erano elegantemente vestiti (i costumi come le scene sono firmati da Richard Hudson) con sobri abiti collocabili tra fine Ottocento e inizio Novecento, mentre solo alcuni dei cortigiani, degli adepti di Ulrica e dei partecipanti al ballo erano vestiti in maniera più trasgressiva.

Purtroppo l’impressione è quella di assistere ad uno spettacolo solamente sbozzato, dove molti dei temi più interessanti sono solamente accennati, quasi che Spirei non abbia voluto andare oltre le iniziali indicazioni del maestro.

La parte musicale è stata affidata per l’occasione alla bacchetta del direttore musicale del Festival, Roberto Abbado, che ha diretto la Filarmonica Toscanini sottolineando gli aspetti più cupi della partitura verdiana. É nei momenti più foschi dell’opera che il direttore sceglie di immergersi e addentrarsi, mettendo in luce i passaggi più drammatici resi con stacchi netti e decisi e tempi dilatati. Il contrasto con i momenti invece di spensieratezza è in questo modo ancora più evidente: tutto ciò che è piacere è fugace e transitorio, tanto che anche i tempi risultano più frenetici e mordenti. Ottimo il contributo del coro del Regio diretto da Martino Faggiani. 

Nel cast coinvolto, Piero Pretti ha ben prestato squillo e nobile fraseggio al ruolo di Gustavo III, una parte pienamente nelle corde del tenore sardo in cui ha saputo convincere appieno anche a livello interpretativo. Al suo fianco stava Anna Pirozzi (annunciata a sostituzione di Maria Teresa Leva in occasione della prima dello spettacolo) che ha sostenuto numerose volte la parte di Amelia nel corso della sua carriera. Si conferma interprete scrupolosa grazie ad una linea di canto pulita, ad un interessante legato e ad una voce ben timbrata in tutti i registri. Ancora una volta Amartuvshin Enkhbat si dimostra una delle più belle voci baritonali oggi in circolazione: solida dal punto di vista tecnico ed elegante e precisa nel fraseggio. Forse lo si vorrebbe più incisivo dal punto di vista interpretativo, ma rimane fautore di una prova davvero interessante. Buona la prova di Anna Maria Chiuri nei panni di Ulrica che ha sfoggiato un bel registro grave timbrato e fraseggio autorevole. Giuliana Gianfaldoni interpretava invece il paggio Oscar con schietta voce lirica e giusto temperamento. Completavano il cast Fabrizio Beggi e Carlo Cigni nei panni dei nobili congiurati, Fabio Previati come il marinaio Cristiano, Cristiano Olivieri come giudice e Federico Veltri nei panni del servo del conte. 

Al termine applausi per tutti gli interpreti, con tanta felicità per questo Festival che dopo due anni è potuto tornare a casa, nella sala del Regio che così è tornata a riempirsi delle note verdiane così care al pubblico. Il Festival prosegue con tantissimi appuntamenti fino al 17 ottobre. Un ballo in maschera sarà in scena ogni venerdì fino invece al 15 ottobre. 


Festival Verdi 2021
Teatro Regio di Parma
22 settembre 2021

Un ballo in maschera (Gustavo III)
melodramma in tre atti su libretto di Antonio Somma

da Gustave III ou Le bal masqué di Eugène Scribe
musica di Giuseppe Verdi

Gustavo III | Piero Pretti
Amelia | Anna Pirozzi
Il Conte Gian Giacomo Anckastrom | Amartuvshin Enkhbat
Ulrica | Anna Maria Chiuri
Oscar | Giuliana Gianfaldoni
Cristiano | Fabio Previati
Ribbing | Fabrizio Beggi

Dehorn | Carlo Cigni
Il ministro di Giustizia | Cristiano Olivieri
Un servo del conte | Federico Veltri

Filarmonica Arturo Toscanini
Orchestra Rapsody
Coro del Teatro Regio di Parma

maestro concertatore e direttore | Roberto Abbado
maestro del coro | Martino Faggiani
regia | Jacopo Spirei dal progetto di Graham Vick
scene e costumi | Richard Hudson
luci | Giuseppe di Iorio
movimenti coreografici | Virginia Spallarossa

 

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