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Il barbiere di Siviglia apre la stagione del Ponchielli di Cremona

La nuova stagione lirica del teatro Ponchielli di Cremona si apre con uno spettacolo molto gradevole, allegro, ben adatto al clima gioioso che si respirava la sera della prima, per il tanto atteso ritorno a teatro. Le poltroncine rosse della sala, ancora per pochi giorni occupate solo a metà, hanno accolto gli spettatori eleganti, che in questo ritorno all’opera probabilmente hanno visto anche un ritorno alla normalità che ci è stata sottratta a febbraio 2020.

E per aprire una nuova stagione, quale opera migliore del Il barbiere di Siviglia? Vivace, divertente, familiare, il Barbiere riesce sempre a intrattenere e a far sorridere. L’allestimento, prodotto dal Teatro Sociale di Como per OperaLombardia, è stato firmato da Ivan Stefanutti, diretto da Jacopo Rivani e interpretato dai vincitori del 71° concorso AsLiCo per giovani cantanti lirici.

Dopo l’Inno di Mameli suonato dall’Orchestra e cantato a viva voce dal pubblico, la scena si apre su una Siviglia inusuale. Nella notte illuminata solo dalla luce spettrale della Luna piena, si scorgono una magione tetra, colonne decorate da gargoyle gotici e un orologio che segna sempre la mezzanotte. Il tema spooky fa da sfondo a tutta la vicenda e incornicia una serie di gag e personaggi improbabili, tra tutti il meraviglioso Ambrogio di Federico Pinna, un adorabile mostro Ludo di Labyrinth, frutto degli esperimenti alchemici di Don Bartolo. Il severo tutore di Rosina, qua rappresentato come una via di mezzo tra il Conte Dracula e uno scienziato pazzo, è interpretato egregiamente dal giovane baritono Diego Savini. Lo stile che sceglie di seguire è quello belcantista, libero da tutte le caricature e storpiature a cui siamo stati abituati per tanti anni. Un bel timbro e un volume buono ne fanno una voce interessante. Purtroppo, durante il sillabato “Signorina un’altra volta” l’orchestra ne ha coperto un po’ il suono, rendendo difficile sentirlo dalla platea. Ottima anche l’interpretazione attoriale. La sua pupilla, Rosina, è stata interpretata da una scoppiettante Chiara Tirotta. Perfettamente a suo agio nel ruolo, la sua voce sicura saliva e scendeva agilmente lungo le pirotecniche scale rossiniane, raggiungendo comodamente anche le note più acute, sempre a fuoco. Bella presenza, interpretazione simpatica e adatta al ruolo, è risultata forse il personaggio più tridimensionale della serata. Molto buono il duetto con Figaro “Dunque io son”. Il barbiere, dal taglio un po’ Sweeney Todd, è stato interpretato da Gianni Luca Giuga. Una voce dal timbro chiaro, ma capace di gestire bene anche le note basse, che perde però un po’ di volume in alcune occasioni, soccombendo alla forza dell’orchestra. Buono il duetto con il tenore “All’idea di quel metallo” e l’interpretazione attoriale. Il Conte Almaviva, ossia Lindoro, è il giovanissimo Matteo Roma. Una bella voce, dal vibrato notevole e dal timbro più scuro rispetto alla media dei tenori rossiniani, affronta i rocamboleschi saliscendi dei virtuosismi senza timore, sempre intonato. Si lancia perfino in molte variazioni nelle code delle arie e delle cabalette. Ci spiace non averlo sentito nell’aria del secondo atto “Cessa di più resistere”, che è stata tagliata. Buona anche la recitazione. Don Basilio era Alberto Comes, voce scura ma dal timbro fresco e frizzante, buon volume e ottima gestione delle variazioni, specialmente nell’aria della Calunnia. Tiberia Monica Naghi era una minacciosa Berta, qui in versione un po’ Frau Blücher con un’ascia sempre a portata di mano. Voce adatta al personaggio, dai buoni acuti e sonora nel registro centrale, dotata di gran volume e buono squillo. Nei concertati finali riesce a bucare orchestra, coro e solisti senza problemi. Simpatica nel suo ruolo molto caricaturale. Ha fatto bene Pierpaolo Martella come Fiorello, dal buon timbro e dalla presenza adatta al ruolo; migliorabile invece l’interpretazione dell’ufficiale. Ottima la prestazione del Coro OperaLombardia, sempre a tempo e ben sonoro, guidato nella preparazione dal maestro Massimo Fiocchi Malaspina. La direzione musicale, invece, è stata affidata al maestro Jacopo Rivani, che ha condotto molto bene l’Orchestra I pomeriggi musicali di Milano, sottolineando in modo interessante le dinamiche e dando il giusto brio e vigore a un’opera ben nota a tutti. In alcune occasioni, ci è parso di sentire alcuni pezzi orchestrali per la prima volta, in quanto sono state messe in risalto alcune parti non comuni. Potrebbe prendere in considerazione di ridurre un po’ il volume dell’orchestra nei passaggi dove i cantanti non riescono a farsi sentire appieno. Lodevole il contributo del fortepiano di Hana Lee, con simpatiche trovate musicali pensate per accompagnare alcune scelte registiche.

Ivan Stefanutti, che ricordiamo nel circuito lirico lombardo per la meravigliosa Adriana Lecouvreur in bianco e nero del 2002, ci propone un gradevolissimo Barbiere di Siviglia che strizza l’occhio a Cats, The rocky horror picture show, Frankenstein Jr., Labyrinth, Sweeney Todd, La famiglia Addams e forse un po’ anche a Dracula. Aiutato per la regia e le scene da Filippo Tadolini e per i costumi da Stefano Nicolao, riesce a rendere divertente persino l’atmosfera cupa della casa stregata di Don Bartolo, forse proprio grazie all’inatteso accostamento tra un tema horror e un’opera buffa. I fondali dipinti, gli intarsi arabeggianti, le decorazioni alle pareti: tutto è sembrato molto curato e davvero appagante per gli occhi. I superbi costumi ottocenteschi, con tanto di mantelli svolazzanti, arricchivano la scena e ammaliavano lo spettatore. Quando in uno spettacolo, poi, ti ritrovi a pensare a quanto siano belle le luci, adatte al momento ed evocative, non serve neanche che controlli il libretto: sai già che troverai il nome di Fiammetta Baldiserri, regina del light design per il teatro d’opera. Non delude mai. Per questa produzione è stata affiancata da Gianni Bertoli.

Nel complesso, quindi, un’opera che è piaciuta, che ha divertito, che ha saputo raccontare in modo nuovo e fresco una vicenda già ben nota, e che rappresenta per tutti quelli che amano il teatro l’ottimo inizio di una nuova stagione e di un ritorno alle vecchie, buone, abitudini.

Roberto Cighetti


Teatro Ponchielli
Cremona | 8 ottobre 2021

IL BARBIERE DI SIVIGLIA
melodramma buffo in due atti
libretto di Cesare Sterbini
musica di Gioachino Rossini

Il Conte d’Almaviva | Matteo Roma
Don Bartolo | Diego Savini
Rosina | Chiara Tirotta
Figaro | Gianni Luca Giuga
Don Basilio | Alberto Comes
Berta | Tiberia Monica Naghi
Fiorello | Pierpaolo Martella

Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano
Coro OperaLombardia

direttore Jacopo Rivani
regia, scene e costumi | Ivan Stefanutti
luci Fiammetta Baldiserri
maestro del coroMassimo Fiocchi Malaspina

 

Coproduzione dei Teatri di OperaLombardia

 

 

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  1. Bellissima recensione.
    Grazie. Peccato non aver partecipato a questa meravigliosa opera teatrale.

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