capuleti montecchi zurigo; opernhaus Zurich; Christof Loy; Rosa Feola

I Capuleti e i Montecchi di Bellini in scena a Zurigo

I Capuleti e i Montecchi di Bellini è, insieme a Tosca e all’Incoronazione di Poppea, una delle tre riprese del settembre/ottobre dell’Operhaus Zürich.  Se la direzione di Fabio Biondi convince appieno, la produzione per la regia di Christof Loy, nel suo essere impeccabile tecnicamente, non ci lascia un ricordo particolare (come spesso accade). 

Negli ultimi anni la tendenza a sminuire gli spettacoli di carattere didascalico è sempre più imperante. Si tende a preferire produzioni nelle quali a essere in rilievo è la lettura del regista oppure altre che sembrano innovative ma analizzandole, salvo la diversa collocazione temporale, risultano nella maggior parte dei casi più tradizionali di quelle con le scene dipinte. La ricetta per sembrare stimolanti parte dall’ambientazione borghese (non importa che la vicenda si collochi nel deserto o nell’Italia medievale); non identificare alcun elemento distintivo tra le fazioni in scena; costumi generici; cura della recitazione con dovizia di particolare. A risultarne è uno spettacolo in cui tutto fila perfettamente dal punto di vista scenico e interpretativo, dove nessuno dei solisti è abbandonato alla sua libera iniziativa; di contro, però, non essendovi alcuna caratterizzazione, quello che qui si usa per I Capuleti e Montecchi si presterebbe benissimo a un qualsiasi altro titolo (da Rusalka, a Lucia, alla Frau ohne Schatten). Un spettacolo bello, dunque, dal punto di vista visivo, che però nella sua genericità lascia poco emotivamente. L’impianto scenico di Christian Schmitd è montato su un piano rotante e presenta diversi ambienti (salotto, camera da letto, sala da bagno) che, alternandosi, conferiscono un ottimo ritmo a una vicenda, quella dei Capuleti di Bellini, di per sé piatta e poco stimolante. Il disegno luci di Franck Evin è ideale come di consueto.  

Fabio Biondi dirige benissimo e, pur mettendosi a disposizione dei solisti, evita il rischio di un accompagnamento meccanico e poco stimolante. Il coro maschile preparato da Janko Kastelic lo segue benissimo, salvo qualche piccola svista nel primo atto. Tra i solisti si mette in evidenza Rosa Feola, costretta a fare la spola tra Zurigo e Milano (dov’è attualmente impegnata come Fiorilla nel Turco in Italia). La raffinatezza del fraseggio, lo splendido legato e la respirazione impeccabile (che sostiene il tutto) ne fanno una Giulietta ideale sin dalla sortita <<Eccomi in lieta vesta…>>. Jana Kurucová, per anni membro apprezzato della Deutsche Oper Berlin, interpreta un Romeo credibile dal punto di vista scenico e adeguato sotto il profilo strettamente vocale (tecnica solida, voce ben impostata e coloratura fluida). In un ruolo in cui la capacità di porgere ogni singola frase fa davvero la differenza, soprattutto nel primo atto quando il protagonista si presenta ai Capuleti sotto mentite spoglie (<<Se Romeo… La tremenda ultrice spada…>>), lavorare un po’ di più sull’italiano le consentirebbe un salto di livello. C’è da riconoscerle il merito di aver eseguito la sortita con ottimo senso della misura, senza scadere in affondi di petto o cadute di stile per frasi esaltanti come <<altro figlio troverai…>> o la magnifica <<Ostinati, e tal sarà.>>, che ogni melomane almeno una volta nella vita avrà provato a eseguire da sé. Professionale infine il resto del cast composto da Brent Michael Smith (Lorenzo), Omer Kobiljak (Tebaldo) e Maxim Kuzmin-Karavaev. 

Ottimo successo al termine tributato da un pubblico caloroso che riempiva la sala in ogni ordine di posto.   


Opernhaus
Zurigo | 10 ottobre 2021

I Capuleti e i Montecchi
tragedia lirica in due atti
musica di Vincenzo Bellini
libretto di Felice Romani

Capellio | Maxim-Kuzmin-Karavaev
Giuletta | Rosa Feola
Romeo | Jana Kurucova
Tebaldo | Omer Kobijiak
Lorenzo | Brent Michael Smith

Philharmonia Zürich
Chor der Oper Zürich

direttore | Fabio Biondi
regia | Christof Loy
scene | Christian Schmidt
luci | Franck Evin
maestro del coro | Janko Kastelic
coreografia | Thomas Wilhelm
drammaturgia | Kathrin Brunner

 

ph. Monika Rittershaus

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