Lucia di Lammermoor Modena; Donizetti; Teatro Comunale

La Lucia di Lammermoor di Donizetti in scena a Modena

Scrivere una recensione teatrale è un gioco da ragazzi se lo spettacolo in questione è un trionfo sotto tutti gli aspetti. E la Lucia di Lammermoor andata in scena lo scorso fine settimana al Teatro Comunale di Modena è proprio uno di questi casi. Per quel che mi riguarda, la recensione potrebbe limitarsi a un ME-RA-VI-GLIO-SO, a un voto: dieci! per questo spettacolo straordinariamente ben riuscito. Ma per aiutare anche chi non ha avuto la fortuna di partecipare dal vivo ad apprezzare la ragione di tanto mio entusiasmo, proverò ad articolare meglio.

Questa Lucia di Lammermoor è una coproduzione col Teatro Galli di Rimini. Come racconta il programma di sala, si tratta di uno spettacolo inserito nelle celebrazioni dedicate a Pavarotti, che vogliono portare in scena le opere interpretate da Big Luciano in ordine di debutto. Quindi, dopo La bohème, Rigoletto e La traviata delle due ultime stagioni, è il turno di Lucia, quarta opera debuttata da Pavarotti nel 1963.

Raramente capita di trovare una compagine di canto così ben assortita. I solisti, tutti già navigati e dai nomi piuttosto noti, hanno fatto un ottimo lavoro nel trasmettere al pubblico i sentimenti dei diversi personaggi dell’opera, sempre nel rispetto del belcanto e della meravigliosa musica di Donizetti, che in più di un momento mi ha fatto venire la pelle d’oca.

La protagonista Lucia Ashton è stata interpretata da Gilda Fiume, che già avevamo sentito in questo ruolo nel 2016 in occasione del suo debutto. Emissione sonorissima, voce educata in tipico stile belcantista, si lancia senza timore e senza apparente difficoltà lungo i saliscendi delle colorature donizettiane. Molto applaudita dopo tutte le arie e le cabalette, ha saputo stregare il teatro con un magnifico “Quando rapito in estasi” e ancor più con le originali variazioni della scena della pazzia, dove sfodera acuti e sovracuti limpidissimi e sempre a fuoco, senza risparmiarsi. Al suo fianco, un eccellente Edgardo interpretato da Giorgio Berrugi. La sua voce piena, di gran volume e dal bel timbro, ci aveva già convinto nell’aria di sortita “Sulla tomba che rinserra”, resa con un canto lirico dal bellissimo legato e supportata da una dizione che dà valore all’intenso testo di Cammarano. Ottimi anche i duetti con Lucia e con Enrico, nei quali ha sfoggiato dei notevoli pianissimo negli acuti e buone capacità attoriali. Nella scena che chiude l’opera ha trasmesso la drammaticità del momento sapendo rendere bene le dinamiche dello spartito e interpretando con gran pathos.

Enrico Ashton è il bravissimo Ernesto Petti, baritono dalla bella voce bruna, che con ottimo volume inonda il teatro col suo “Cruda funesta smania”. Eccellente la cabaletta “La pietade in suo favore”, interpretata senza tagli e con le variazioni. Notevole la scena della torre, nella quale non si risparmia né vocalmente né scenicamente. I sentimenti contrastanti di Enrico, che alterna atteggiamenti molto duri a momenti più umani nei confronti della sorella, sono ben resi dalla recitazione convincente del giovane baritono. Raimondo è il basso Viktor Shevchenko. Ottima presenza scenica, autoritaria ed elegante, la voce è molto promettente, dal bellissimo colore scuro. A tratti è parso un po’ nasale nell’emissione, ma quando la voce è ben proiettata è molto gradevole e lo stile di canto è adatto al repertorio belcantistico, misurato ed elegante. Da segnalare i bellissimi momenti “Cedi, cedi o più sciagure” e “Dalle stanze ove Lucia”. Arturo è il tenore Matteo Mezzaro. Bella voce dal timbro piacevole e abbastanza leggero, sale con facilità agli acuti previsti dalla parte e interpreta bene il ruolo, chiaramente udibile anche nel meraviglioso sestetto. Anche i ruoli dei comprimari sono stati cantati benissimo. Cristiano Olivieri (Normanno) ha buono squillo e buoni acuti, mentre Shay Bloch (Alisa) ha una bella voce brunita che muove facilmente anche all’acuto.

Quando la direzione orchestrale e la regia diventano quasi trasparenti, in quanto funzionali al racconto, a mio avviso significa che tutto sta andando come dovrebbe. Quando le si nota eccessivamente, infatti, significa che sta succedendo qualcosa di strano, che distrae lo spettatore dal canto e dallo svolgimento degli eventi. In questa fortunatissima rappresentazione, la direzione del maestro Alessandro D’Agostini e l’esecuzione dell’Orchestra Filarmonica dell’Opera Italiana “Bruno Bartoletti” sono così buone da sparire quasi, diventando un tutt’uno con la voce dei cantanti, con l’ottimo coro di Modena (guidato dal maestro Stefano Colò) e con la storia narrata. La regia di Stefano Vizioli e Lorenzo Nencini è elegante, misurata e assolutamente adatta a una tragedia belcantistica. La trasposizione temporale all’Ottocento non toglie niente alla vicenda originale e consente di sfoggiare abiti bellissimi, sempre adatti al momento. Notevole l’entrata in scena di Lucia nella scena della pazzia: invece di presentarsi agli invitati coperta di sangue entra portando numerosi petali rossi in entrambe le mani, che sparge camminando. Le scene, semplici e funzionali alla vicenda sono realizzate su bozzetti di Allen Moyer. Le lapidi che incombono sulla scena, appese alla parete già dal primo atto sono un presagio che la storia finirà male, ed è bellissimo come vengono impreziosite e valorizzate dalle belle luci radenti progettate da Nevio Cavina.

Uno spettacolo in cui tutto funziona, in cui l’altissima qualità del cast rende giustizia a una delle opere più belle di Donizetti, che a distanza di secoli è capace di affascinare, emozionare e colpire lo spettatore con tutta la sua tragicità. 

Insomma, Voto: dieci!.

Roberto Cighetti


Teatro Comunale Pavarotti-Freni
Modena | 24 ottobre 2021

Lucia di Lammermoor
opera in tre atti libretto di Salvatore Cammarano
da The Bride of Lammermoor di Walter Scott
musica di Gaetano Donizetti

Lord Enrico Ashton | Enrico Petti
Lucia | Gilda Fiume
Sir Edgardo di Ravenswood | Giorgio Berrugi
Lord Arturo Bucklaw | Matteo Mezzaro
Raimondo Bidebent | Viktor Shevchenko
Alisa | Shay Bloch
Normanno | Cristiano Olivieri

Orchestra Filarmonica dell’Opera Italiana “Bruno Bartoletti”
Coro Lirico di Modena

direttore | Alessandro D’Agostini
regia | Stefano Vizioli
maestro del coro | Stefano Colò
assistente alla regia | Lorenzo Nencini
scene realizzate su bozzetti di Allen Moyer
luci | Nevio Cavina

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