La Calisto; Francesco Cavalli; Teatro alla Scala; Milano; Opera; Barocca; David McVicar

La Calisto di Francesco Cavalli al Teatro alla Scala

Dopo il trittico rossiniano che ha segnato la ripresa (quasi) a pieno ritmo della programmazione del Teatro alla Scala di Milano, nelle scorse settimane ha debuttato al Piermarini la nuova produzione, firmata da Sir David McVicar, de La Calisto di Francesco Cavalli, titolo mai eseguito prima nel teatro milanese. Il regista scozzese torna alla Scala dopo I Masnadieri di Verdi del 2019 e Les Troyens di Berlioz del 2014, in attesa della sua fortunata produzione proveniente dal MET di New York dell’Adriana Lecouvreur che andrà in scena la prossima primavera.

Lo spettacolo di McVicar è (come di consueto) imponente ed affascinante. La vicenda è ambientata nello studiolo/osservatorio di Endimione (con riferimento abbastanza diretto sia nell’opera che nella regia a Galileo) e, grazie anche alle magnifiche scene di Charles Edwards e ai raffinatissimi costumi di Doey Luthi, lo spettatore è catapultato in un Seicento derivato direttamente dai dipinti del Secolo d’oro olandese e coinvolto a 360 gradi con gli interpreti che si muovono tra palcoscenico, buca dell’orchestra e platea sfruttando per intero il potenziale del palcoscenico scaligero. Tanti sono i momenti spettacolari che lasciano lo spettatore incantato: dalla fontana che comincia a sgorgare nel bel mezzo della scena, alle botole da cui spuntano i satiri, passando dal monumentale trionfo su cui Giove e Mercurio si calano da quel cielo stellato in cui alla fine dello spettacolo Calisto ascenderà divenendo la costellazione dell’Orsa Maggiore. Ottimo anche il puntuale disegno luci di Adam Silverman. La regia però funziona non solo in virtù di quanto è affascinante l’aspetto meramente estetico, perché tutti i cantanti riescono perfettamente ad incarnare i tormenti, gli interessi, le pulsioni dei personaggi grazie ad una recitazione estremamente curata. 

La parte musicale era diretta da un esperto del repertorio barocco come Christophe Rousset che guidava l’Orchestra del Teatro alla Scala su strumenti storici “rafforzata” da alcuni elementi provenienti dalla compagine da lui guidata Les Talens Lyriques. Il direttore francese ha cercato di attenersi il più precisamente possibile alla partitura superstite di Calisto, ma senza dimenticare le esigenze di oggi. Nonostante infatti Cavalli prevedesse 6 strumentisti, Rousset ne schiera 24 per riuscire a riempire la grande sala del Piermarini. Riesce così a donare un suono pieno, ma senza sovrastare troppo le voci, vere e proprie protagoniste di quest’opera. Rousset dirige con estrema perizia, ben sostenendo le voci e dando spazio alle loro languori. Ottimo il numeroso cast impegnato in questa produzione, tutti apprezzati interpreti del repertorio barocco che hanno saputo convincere sia dal punto di vista vocale che interpretativo. Il soprano israeliano Chen Reiss con la limpida voce da soprano leggero ben incarnava l’eterea Calisto. Luca Tittoto era invece un autorevole Giove, mentre Olga Bezsmertna vestiva i panni di Diana sia come dea sia come incarnazione travestita di Giove e riusciva a ben rendere la differenza sia a livello interpretativo che canoro. Ha incantato Christophe Dumaux nella parte delicata e sognante di Endimione, mentre ha divertito lo spumeggiante Markus Werba nei panni di Mercurio. Altrettanto divertente la Linfea di Chiara Amarù. Véronique Gens era un’affascinante Giunone, mentre Damiani Mizzi uno spigliato Satirino. Completavano il cast John Tessier nel doppio ruolo di Natura e Pane, Luigi De Donato in quelli di Silvano, Federica Guida e Svetlina Stoyanova nei panni delle Furie e di Eternità e Destino. 

Al termine della recita il pubblico presente in sala ha tributato calorosi applausi all’intero cast; il prossimo (e ultimo) appuntamento di questa stagione autunnale della Scala sarà l’Elisir d’amore di Donizetti, in scena dal 9 al 23 novembre.


Teatro alla Scala
Milano | 2 novembre 2021

La Calisto
dramma per musica in un prologo e tre atti
libretto di Giovanni Faustini tratto da Le Metamorfosi di Ovidio
musica di Francesco Cavalli

Prologo
La Natura | John Tessier
L’Eternità | Federica Guida
Il Destino | Svetlina Stoyanova

Favola
Giove | Luca Tittoto
Mercurio | Markus Werba
Calisto | Chen Reiss
Endimione | Christophe Dumaux
Diana | Olga Bezsmerna
Linfea | Chiara Amarù
Il Satirino | Damiana Mizzi
Pane | John Tessier
Silvano | Luigi De Donato
Giunone | Véronique Gens
Le Furie | Federica Guida & Svetlina Stoyanova
Ninfe | Stefania Bovolenta, Elena Dalé e Aurora Dal Maso
Satiri | Claudio Pellegrini, Luca Tomao e Antonio Catalano

Orchestra del Teatro alla Scala su Strumenti storici
Les Talens Lyriques

direttore | Christophe Rousset
regia | David McVicar
scene | Charles Edwards
costumi | Doey Luthi
luci | Adam Silverman
coreografia | Jo Meredith
Video | Rob Vale



 

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