Medea in Corinto di Mayr; Bergamo; Donizetti Opera; Carmela Remigio; Francesco Micheli; medea DO21

Festival Donizetti 2021 | Medea in Corinto di Mayr

Il festival Donizetti Opera 2021 apre la stagione con Medea in Corinto di Mayr. Perché Mayr in un festival dedicato a Donizetti? Lo spiega candidamente la direzione artistica: “Per il progetto #Donizetti200 quest’anno non avevamo il titolo, perché il 1821 fu per Donizetti un anno vuoto di debutti”. La scelta è caduta quindi sull’opera del suo maestro Giovanni Simone Mayr. Anche se Medea in Corinto debutta nel 1813 a Napoli, la versione presentata al festival è quella che Mayr stesso ha riadattato proprio per il Teatro Sociale di Bergamo dove viene rappresentata nel 1821. È quindi molto suggestivo trovarsi ad assistere a uno spettacolo pensato proprio per quel luogo duecento anni prima.

Il pubblico della prima è fortemente internazionale: oltre ai melomani stranieri, infatti, il weekend inaugurale del festival ha ospitato circa 250 delegati di Opera Europa, associazione che riunisce oltre 200 fra i principali teatri e festival europei da 43 Paesi, per assistere al meeting Elixir of Life.

I tanti applausi a fine spettacolo hanno dimostrato che la scelta di questo titolo raro e non facile è stata apprezzata. D’altro canto, la vicenda di Medea è così affascinante e tremendamente attuale che non si può non esserne toccati. La musica che Mayr ha composto per quest’opera risulta molto neoclassica, a tratti con dei richiami all’opera barocca e forse qualche strizzatina d’occhio a Rossini, che in quel periodo era la superstar del panorama musicale italiano. Volendo fare un confronto, la Médée di Cherubini composta ben 24 anni prima suona molto più moderna ed coinvolgente di quella di Mayr, che per tutto il primo atto ci propone una musica che ha ben poco di drammatico, che indugia piuttosto sulle aspettative di felicità e d’amore dei protagonisti. È solo nel secondo atto che esce il vero carattere di Medea, con una musica che si fa più cupa, più inquietante, più in linea con i pensieri di vendetta della sposa tradita, come nell’introduzione musicale a “Dove mi guidi?”.

La protagonista della serata è Carmela Remigio, che affronta una parte non facile dal punto di vista vocale e molto impegnativa anche sul piano attoriale: Medea è in scena praticamente dall’inizio alla fine dell’opera, anche quando non canta. Rimane ad osservare le vite degli altri, che si muovono sul palco ignari di essere sotto il suo sguardo. La voce è bella, molto sonora e ben proiettata, soprattutto nel registro centrale e acuto. I recitativi incisivi e la recitazione mai troppo caricata contribuiscono a delineare bene il personaggio di Medea e a farci capire i suoi pensieri. Molto coinvolgente e ben eseguita l’interpretazione dell’aria in cui evoca le furie (“Odi quai voci? – Ah! Che tento? – Miseri pargoletti”).

Giasone è Juan Francisco Gatell, tenore specializzato nel belcanto, in particolare rossiniano. Fin dalla prima frase, infatti, sfoggia acuti facili e sicuri e propone un canto sempre elegante e composto. Come Medea, anche il suo personaggio rimane in scena per moltissimo tempo, richiedendo molto all’interprete sia dal punto di vista canoro che attoriale. Molto bene il duetto con Creusa del secondo atto, “Non palpitar, mia vita” e l’aria “Amor, per te penai”.

Eccellente serata per Marta Torbidoni, che interpreta Creusa. Voce salda e sonora, dal vibrato marcato, sfodera ottime agilità e buono squillo. Degna di nota, le sua aria del secondo atto “Compi l’opra” seguita da “amor se tal è il premio”, ben eseguita e affascinante introdotta dall’assolo di arpa, cha fa subito Lucia di Lammermoor.

Musicalmente interessante la parte di Creonte, ben eseguita da Roberto Lorenzi. La resa vocale e l’interpretazione sono buone e adatte al personaggio e agli eventi narrati. La voce, dal timbro piuttosto chiaro, riesce a tratti ad essere addirittura inquietante, ad esempio nel “Già si scuote, già trema la terra” del secondo atto.

Ottimo l’Egeo di Michele Angelini, tenore che ci sorprende con acuti molto sonori, facilmente piegati alle agilità e alle colorature previste. La sua voce dal timbro corposo e dall’emissione dolce ed elegante risuona nelle vette impervie del pentagramma a pieno volume. Apprezzata la sua aria “Avverse inique stelle” e “I dolci contenti” e il bellissimo duetto con Medea “Ah! Sì, non trionfi un’anima ingrata”.

Caterina Di Tonno interpreta Ismene, amica e confidente di Medea (ma anche portinaia del palazzo in questa versione). Buona la voce e l’azione scenica, in particolare mentre Medea pianifica la sua vendetta. Corretto Marcello Nardis, voce acuta e sonora, come Tideo.

Il Direttore Jonathan Brandani guida l’Orchestra Donizetti Opera in un’esecuzione molto ben preparata, coinvolgente e che valorizza i singoli strumenti, come in “L’empio che tanto amai” o nell’introduzione dell’arpa di Marta Pettoni a “Compi l’opra”. Molto bene anche il fortepiano di Hana Lee. Buona la prova canora del Coro Donizetti Opera, diretto dal maestro Fabio Tartari, che raggiunge il culmine con il coro sotterraneo “Penetrò la tua voce sotterra”. Purtroppo il posizionamento dei cantanti nei palchi di proscenio non favorisce la coordinazione e la sincronia, infatti c’è stato qualche attacco perfettibile nel primo atto.

Sulla regia di Francesco Micheli devo ammettere di avere sentimenti contrastanti, in linea con quelli espressi dal pubblico della prima. Sicuramente si coglie il grande lavoro di scavo nella vicenda teatrale, nella sua genesi, nei suoi significati più profondi, anche con l’aiuto del drammaturgo Davide Pascarella. D’altro canto, per un titolo così raro, non ci sarebbe dispiaciuto vedere una rappresentazione più fedele all’originale, che richiamasse i tempi e i luoghi in cui è ambientata la storia. Può essere che la visione di Ismene in veste di portinaia che spazza il pavimento vada a cozzare con lo stile neoclassico della musica e del libretto? O può essere che declamare Erba, o virtù d’incanto mentre si taglia l’insalata possa addirittura far sorridere? O che il monologo più drammatico di Medea perda di incisività e fascino se le si chiede di cantarlo davanti ad un caffè seduta al tavolo della cucina?  Può essere. Forse dipende dalle aspettative e dalle immagini mentali con le quali lo spettatore arriva a teatro.

Sicuramente alcune trovate della regia colpiscono molto. La decisione di portare in scena i figli di Medea e Giasone, non come bambini piccoli e indifesi ma come adolescenti che pagano sulla loro pelle i litigi tra i genitori, parla di tutti i figli che si possono rispecchiare oggi in quella vicenda. Molto curiosa anche la preparazione del vestito ‘avvelenato’ per Creusa, che viene tagliato e cucito in diretta da Medea e Ismene a partire da una tovaglia floreale, che richiama il vestito con cui Medea lasciò la Colchide e scappò con Giasone ai tempi del loro amore che superava le barriere culturali.

La vicenda, trasposta negli anni ‘70 del secolo scorso, è ambientata in un condominio di periferia, nel quale si intrecciano le vicende dei quattro protagonisti. Attraverso l’uso di pedane che salgono e scendono, possiamo spiare quello che avviene nei loro appartamenti e sentirli più vicini a noi, in una sorta di Grande Fratello con finale tragico. Perfettamente in tema con l’ambientazione scelta, non si può non parlare delle scene di Edoardo Sanchi, che ci tuffa nel 1975, dei bellissimi costumi di Giada Masi, semplici ma espressivi, e del meraviglioso lavoro di luci e neon di Alessandro Andreoli.

Salvo qualche limitato dissenso sulla regia, il pubblico ha dimostrato di apprezzare questa Medea in Corinto, tributando grandi applausi (meritatissimi) a tutti gli interpreti, spesso anche a scena aperta. La gioia di tornare al teatro Sociale dopo il restauro (un teatro che è un gioiellino, con un’acustica incredibile) duecento anni dopo la prima rappresentazione di quest’opera che tocca le nostre corde più profonde ha contribuito a rendere l’occasione davvero speciale.

Roberto Cighetti


Teatro Sociale 
Bergamo | 20 novembre 2021

Medea in Corinto
Melodramma tragico di Felice Romani
Musica di Giovanni Simone Mayr
Edizione critica a cura di Paolo Rossini

Creonte | Roberto Lorenzi
Egeo | Michele Angelini
Medea | Carmela Remigio
Giasone | Juan Francisco Gatell
Creusa | Marta Torbidoni
Ismene | Caterina Di Tonno
Tideo | Marcello Nardis

Orchestra Donizetti Opera
Coro Donizetti Opera

Direttore | Jonathan Brandani
Maestro del coro | Fabio Tartari
Regia | Francesco Micheli
Scene | Edoardo Sanchi
Costumi | Giada Masi
Lighting design | Alessandro Andreoli
Drammaturgo | Davide Pascarella
Assistente alla regia | Tommaso Franchin
Assistente alle scene | Chiara Taiocchi
Maestro al fortepiano | Hana Lee

Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Donizetti

 

ph. Gianfranco Rota

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.