Macbeth Scala; Verdi; Teatro alla Scala Milano

Macbeth al Teatro alla Scala | secondo cast

Le repliche del Macbeth inaugurale si sono concluse il 29 dicembre. In un periodo di forte incertezza relativa all’aumento dei contagi con conseguente riprogrammazione delle rappresentazioni, ogni recita che va in scena è una vittoria sia per gli artisti e i tecnici in essa coinvolti che per gli spettatori che vivono col timore quotidiano di trovarsi nuovamente senza spettacoli. Del balletto La bayadère sono andate in scena solo l’anteprima under30 e la prima (il 20 e il 21 dicembre, già posticipate rispetto alla collocazione originaria nel calendario). Le date successive sono state annullate e riprogrammate a fine gennaio in luogo del Trittico che, essendo il corpo di ballo impossibilitato a provare, è rinviato alla prossima stagione.

Di Macbeth, come di consueto per il titolo inaugurale, se ne sono lette e sentite di tutti i colori. La prima in diretta su Rai1 e in differita su Arte è stata a conti fatti una terza visione. Essendoci già state sia la generale il 1° che l’anteprima under30 il 4, il 7 dicembre della produzione si conosceva ormai praticamente tutto. La collocazione della vicenda in una realtà distopica, resa magnificamente grazie al sontuoso e articolato impianto scenico di Giò Forma, aveva subito catalizzato tutti distogliendo l’attenzione da quello che si è dimostrato nel corso delle recite l’aspetto meno convincente: la direzione di Riccardo Chailly. Dell’opera si è eseguita la versione 1865 di Parigi cantata in italiano con i ballabili e la morte di Macbeth (<<Mal per me>>). Fatta salva l’integralità, che è sempre degna di nota, il direttore ha optato per una lettura lenta e spesso in debito della tensione drammatica che nei suoi Macbeth precedenti (quello di Salisburgo ’84, primo tra tutti) non era mai mancata. Il finale del secondo atto è forse il momento migliore e vede la ripresa di <<Si colmi il calice>> staccata a una velocità così ridotta da rendere splendidamente la tensione che la stessa Lady sta vivendo: è evidente che Macbeth non regga il peso dei rimorsi per le efferatezze compiute e tocca lei sola mantenere un contegno sperando di salvare le apparenze. 

La regia è in linea con gli spettacoli che Livermore ha presentato alla Scala negli ultimi anni: intelligente, si sviluppa attraverso una gestualità coerente con le azioni espresse nel testo, è aderente alla musica (e non è poco). Certo, trattandosi di un testo derivato da Shakespeare, ciò che ne viene fuori è molto superficiale ma, a conti fatti, in ogni caso passabile. Considerando il cospicuo numero di inaugurazioni che a Livermore sono state affidate, è forse venuto il momento di contravvenire al principio “squadra vincente non si cambia” e affidare l’onore e l’onere a qualcun altro. Onore al merito dello studio Giò Forma per le magnifiche scene, che sfruttano le caratteristiche tecniche del palcoscenico, i video funzionali di D-Wok e i costumi ingiustamente bistrattati di Gianluca Falaschi. 

Luca Salsi, Macbeth più che collaudato, cerca di bilanciare una declamazione un po’ artificiosa, evidente sin da <<Giorno non vidi mai>> (probabilmente richiestagli da Chailly), con il lirismo a lui più usuale, che poi è quello che porta a ottenere gli applausi più calorosi (nel suo caso meritatissimi) nei momenti topici. Ekaterina Semenchuk, a dispetto della dizione perfettibile, è una Lady efficace che dimostra di comprendere benissimo il senso del testo attraverso una recitazione vibrante e coinvolgente. Efficacissima e degna di menzione, è la resa di frasi quali <<Veraci parlar le maliarde>> o <<il delitto è consumato chi mori tornar non può>>. A suo agio nella coloratura così come nei momenti più autenticamente lirici, come la scena del sonnambulismo, merita appieno il successo raccolto in questa occasione a 21 anni dal debutto scaligero come Preziosilla ne La forza del destino con Gergiev e i complessi del Mariinsky. Jongmin Park, prossimamente impegnato come Capellio ne I Capuleti e i Montecchi è un Banco autorevole, Francesco Meli un Macduff che non ha certo bisogno di presentazione e Ivan Ayon Rivas un validissimo Malcom. Ottimo lo stuolo di comprimari e menzione per il coro diretto da Alberto Malazzi che ha offerto una prova davvero ineccepibile. 

Si segnala il recital di canto di Günther Groissböck e l’amatissima Waltraud Meier (nell’ultimo impegno italiano della sua gloriosa carriera) la prossima domenica 9 gennaio alle 20. Biglietti ancora disponibili a partire da 14€. I 140 ingressi in galleria, in vendita a partire da due ore prima, per i recital di canto costano invece appena 5€. 


Teatro alla Scala, 29 Dicembre 2021

Macbeth
Dramma lirico in quattro atti
Libretto | Francesco Maria Piave
Musica | Giuseppe Verdi

Macbeth | Luca Salsi
Banco | Jongmin Park
Lady Macbeth | Ekaterina Semenchuk
Dama | Chiara Isotton
Macduff | Francesco Meli
Malcolm | Iván Ayón Rivas
Medico | Andrea Pellegrini
Domestico | Leonardo Galeazzi
Sicario | Guillermo Bussolini
1° apparizione | Costantino Finucci
2° apparizione | Giovanni Crisostomo
3° apparizione | Rebecca Luoni

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

Direttore | Riccardo Chailly
Regia | Davide Livermore
Scene | Giò Forma
Costumi | Gianluca Falaschi
Luci | Antonio Castro
Video | D-Wok
Coreografia | Daniel Ezralow

 

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