Aroldo Piacenza; Verdi; Opera

L’Aroldo di Verdi in scena al Municipale di Piacenza

Il 23 gennaio al Teatro Municipale di Piacenza è andata in scena la prima recita di Aroldo, melodramma in quattro atti di Francesco Maria Piave su musiche di Giuseppe Verdi. Questa produzione, che ha debuttato originariamente a Rimini nell’agosto 2021, vanta una regia intelligente e un cast eccellente per l’edizione piacentina.

I registi Emilio Sala e Edoardo Sanchi spostano la vicenda nel 1936, in piena epoca fascista, e ci rivelano le motivazioni di questa trasposizione temporale con la lettura di una lettera che racconta del bombardamento di Rimini del 1943. Lo spunto narrativo, che collega Rimini alla seconda Guerra Mondiale e alla storia di Aroldo, è il sipario del teatro Galli (all’epoca Teatro Vittorio Emanuele II), che è riuscito a sopravvivere alla distruzione causata dal bombardamento. Questo sipario, che rappresenta il passaggio del Rubicone da parte di Giulio Cesare, era stato grandemente apprezzato dal pubblico dell’epoca e da Giuseppe Verdi in persona quando, nell’agosto del 1857, ha diretto la prima del suo Aroldo per inaugurare il teatro riminese. L’introduzione narrativa si chiude con le evocative parole “Ogni tempo ha il suo passaggio del Rubicone. Rimini siamo noi”, dopo di che inizia il preludio. Il libretto dell’opera è stato leggermente modificato per adattarlo alla trasposizione temporale e geografica, inserendo riferimenti alle guerre di Abissinia ed Eritrea, dalle quali è reduce il protagonista. Il tutto è poi arricchito da registrazioni audio e video dell’epoca, come la nostalgica canzone militare “Ritorna il legionario”, i filmati dei soldati italiani in Africa o le immagini di bombardamenti aerei durante la seconda Guerra Mondiale. I cambi di scena sono numerosi ma velocissimi e molto discreti, anche grazie all’abile uso dei sipari, teli e velari. Molto belle le scene di Giulia Bruschi impreziosite dalle luci molto suggestive di Nevio Cavina (bella l’idea di dare una luce tascabile in mano a ogni corista per generare un effetto quasi inquietante).

La direzione di Manlio Benzi è appropriata ed attenta, mantenendo l’orchestra a volumi non invasivi (salvo un paio di occasioni in cui si lascia andare a qualche fragore nei finali) e garantendo un accompagnamento delicato, come nel preludio con il malinconico suono della tromba. Il coro preparato da Corrado Casati è come sempre ineccepibile nonostante sia stato posizionato nei palchi, cosa che rende più difficile la coordinazione. Nel concertato finale del primo atto, però, questa particolare posizione del coro genera un bellissimo effetto surround che avvolge gli spettatori facendo vibrare l’intero teatro. Molto suggestivo anche “Non punirmi, o signor” nel secondo atto, che per le sonorità e per il testo richiama un po’ alla mente il Trovatore.

Veniamo ora ai solisti. Il protagonista è uno splendido Luciano Ganci in ottima forma, che con voce piena e solida interpreta con vigore il ruolo di Aroldo. La modulazione, il notevole volume, gli accenti e la sicurezza anche nel registro acuto contribuiscono a un’ottima resa del personaggio, sia dal punto di vista vocale che attoriale. Per citare solo un momento tra tutti, molto convincente la sua aria del primo atto “Vi fu in Palestina tal uomo”. Mina, moglie di Aroldo, è interpretata dalla bravissima Roberta Mantegna. Voce sonora in tutti i registri, il soprano ci offre un canto elegante e delicato, facile alle agilità (come nel secondo atto con “Ah dal sen di quella tomba”). Alcuni gravi sono un po’ chiari, ma gli acuti sono sicuri, affilati e penetranti. Eccellenti anche “Ciel, ch’io respiri” nel primo atto e “Come fossi a Dio presente” nel terzo atto, dove si apprezzano il gran volume della voce, ma anche la resa drammatica e solenne del momento. Egberto è Vladimir Stoyanov, che interpreta il ruolo del padre rendendo bene la figura autoritaria con un’emissione posata ed elegante. Molto bello il duetto padre-figlia che in alcuni punti rimanda al duetto Violetta-Germont de La Traviata. Il pubblico ha apprezzato ed applaudito sonoramente la sua aria e la cabaletta del terzo atto “Mina pensai che un angelo – Oh gioia inesprimibile”, ben eseguite.

Briano è Adriano Gramigni, bella voce scura, solida e piacevolmente sonora nel registro grave, che accompagna una figura severa ben adatta al ruolo interpretato. Buona anche la prova di Riccardo Rados (Godvino), che ben interpreta il ruolo dell’amante con una bella voce che affronta senza paura gli acuti.

Il finale dell’opera è stato reso memorabile dall’accensione di tutte le luci della sala e la presentazione di una riproduzione del sipario del teatro Galli di Rimini, in tutto il suo splendore. Unica perplessità, se mi è concessa, per quella che mi è sembrata da lontano una anacronistica blackface, ma spero di sbagliarmi.

Una recita davvero meravigliosa per un’opera di Verdi che non viene ricordata come una delle più belle, ma che, affidata a una regia intelligente e a un cast di tutto rispetto, ha saputo affascinare e intrattenere il pubblico, che ha dimostrato tutto il suo apprezzamento con numerosi applausi.

Roberto Cighetti


Teatro Municipale 
Piacenza | 23 gennaio 2022

Aroldo
melodramma in quattro atti di Francesco Maria Piave
musica di Giuseppe Verdi

Aroldo | Luciano Ganci
Mina | Roberta Mantegna
Egberto | Vladimir Stoyanov
Briano | Adriano Gramigni
Godvino | Riccardo Rados
Enrico |Giovanni Dragano

Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
Coro del Teatro Municipale di Piacenza

direttore | Manlio Benzi
maestro del coro | Corrado Casati
regia | Emilio Sala e Edoardo Sanchi
scene | Giulia Bruschi
costumi | Elisa Serpilli e Raffaella Giraldi
luci | Nevio Cavina
coreografie | Isa Traversi
video e proiezioni | Matteo Castiglioni

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