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Beethoven e Mahler secondo Chailly

Il 2022 segna il quarantesimo anniversario della costituzione della Filarmonica della Scala a opera di Claudio Abbado che, in collaborazione con alcuni membri della compagine scaligera, ne ha modellato la struttura sul sulla base di quella dei Wiener Philharmoniker. Prima del concerto inaugurale della propria di stagione, la Filarmonica è stata impegnata nel secondo appuntamento sinfonico della Scala per tre concerti (17, 19 e 20 gennaio): in programma la Prima di Beethoven e la Prima di Mahler. 

Considerata l’unica della “prima maniera”, la Sinfonia n. 1 in do maggiore, op21, di Beethoven racchiude elementi già codificati di successo che convivono con tratti più caratteristici dell’autore. Se il taglio complessivo è di matrice haydniana, a risultare particolarmente innovativo è il carattere espressivo della composizione. Eseguita per la prima volta il 2 aprile del 1800 al Teatro di Porta Carinzia di Vienna, presenta un terzo tempo in cui l’autore raggiunge un livello di stilizzazione superiore mutando la fisionomia del minuetto che si evolve da <<danza atteggiata e cerimoniosa in un’altra mossa e scapigliata>>. Anche se la gestazione sembra essere durata circa un anno, tra gli abbozzi non più tardi del 1794-1795 figura anche il tema principale del finale, a dimostrazione di quanto il lavoro di Beethoven fosse meditato e metodico. 

Per quanto riguarda la prima di Mahler sono state necessarie più tappe perché acquisisse la forma definitiva odierna. Il 20 novembre 1889 la prima esecuzione nella Redountensaal del Municipio di Budapest, gli zittii nel corso dell’esecuzione e le contestazioni al termine furono solo da preludio alle reazioni che seguirono sulla stampa: recensioni negative, caricature e titoli ambigui, che la descrivevano come una “sinfonia di disgrazie”. Prima di una seconda esecuzioni intercorsero circa quattro anni ma il risultato fu immutato. L’accoglienza ad Amburgo il 27 ottobre 1893 non fu calorosa e il 3 giugno successivo Mahler la ripresentò a Weimar nella forma attuale (senza l’Andante Blumine). Pubblico diviso al termine del concerto; nonostante gli applausi convinti, le contestazioni furono del pari udibili e insistenti.  Dopo essere stato espunto da Mahler prima dell’esecuzione di Weimar, Blumine sarebbe stato eseguito nuovamente, diretto da Benjamin Britten, nel suo Festival ad Aldeburgh il 18 giugno 1967 (dopo circa 80 anni). Mahler ne aveva donato a Jenny Feld il manoscritto nel 1889; suo figlio (John Perrin) lo mise all’asta da Sotheby e nel 1959 l’americano Henry Osborn lo acquistò per poi concederlo alla biblioteca dell’Università di Yale. Una storia incredibile per un brano che è forse meglio eseguire a sé, così da non compromettere l’organicità di una sinfonia più che compiuta. 

Venendo all’esecuzione di Chailly e la Filarmonica, raramente nelle ultime stagioni si è ascoltato un concerto così significativo ad opera di questa compagine. La prima di Beethoven è stata segnata dalla ricerca di un suono leggero e trasparente per lasciare poi spazio a una Mahler eccellente in cui, tra tutti, gli ottoni si sono distinti per una prova non solo impeccabile ma a tutti gli effetti esaltante. Che il maestro trovi in Mahler un compositore di elezione è ben noto, ma che la Filarmonica ne sposi in modo così compiuto tutti gli intenti espressivi è raro e merita di essere sottolineato. Accoglienze calorose dopo la prima parte e autentiche ovazioni al termine tributate da una sala gremita in ogni ordine di posto. 

La prossima sarà una settimana di grandi concerti. Dopo il recital di Ferruccio Furlanetto di domenica 6, lunedì toccherà ad Andris Nelson e la Filarmonica per un programma all’insegna di Wagner e Beethoven. Per il ciclo grandi pianisti, martedì 8 sarà la volta di Daniel Barenboim, che eseguirà le sonate di Beethoven nr. 30, 31 e 32; sabato 12 appuntamento con Mehta e Barenboim (questa volta al pianoforte) con programma dedicato al Terzo di Beethoven e a Le sacre du printemps di Stravinskij. 


Teatro alla Scala
Milano | 20 gennaio 2022

Filarmonica della Scala
direttore | Riccardo Chailly

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Ludwig van Beethoven
Sinfonia n. 1 in do magg. Op. 21

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Gustav Mahler
Sinfonia n. 1 in re magg. “Titan”

 

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