Dialogues des Carmélites; opernhaus zurigo

Dialogues des Carmélites di Poulenc a Zurigo

Dialogues des Carmélites di Francis Poulenc è un capolavoro del teatro musicale del ‘900. Rappresentata per la prima volta alla Scala nel gennaio del ’57 ha conosciuto un successo immediato e inalterato nei decenni. Il ruolo iconico di Madame de Croissy, la vecchia priora del convento di carmelitane di Compiègne, più in linea con la corda mezzosopranile (interpretata al debutto dall’ottima Gianna Pederzini), è presto divenuto appannaggio di soprani di levatura giunti a fine carriera (il nome di Régine Crespin è forse il più celebre). Tra i soprani di rango non più giovani si annoverano in questa stagione Patricia Racette (allo Huston Grand Opera House), Evelyn Herlitzius (all’Opernhaus Zürich) e Anna Caterina Antonacci che, se tutto va bene, dovrebbe debuttarlo all’Opera di Roma in autunno. 

L’Opernhaus Zürich propone dunque Dialogues in una nuova produzione di Jetske Mijnssen; sul podio Tito Ceccherini. Le ultime due repliche saranno in scena il 3 e il 5 marzo (rispettivamente alle ore 19 e alle 20). Una produzione di impronta tradizionale che lascia spazio alla profondità dei contenuti del testo di Bernanos senza confezionare inutili orpelli che distolgono l’attenzione degli spettatori. Tutto è esaltato con cura tenendo presente i contrasti di fondo tra due coppie di personaggi: le due priore (la prima lucida custode della regola e testimone di un’epoca giunta ormai allo sfascio, l’altra proiettata in una realtà rivoluzionaria nella quale non resta che rinnegare il proprio credo o abbracciare la morte) e le due giovani suore (Blanche, di ascendenza aristocratica, profonda, colta e tormentata e Constance, di una genuinità disarmante. Tutto è narrato con garbo in modo lineare curando nei minimi dettagli la recitazione che ha luogo in uno spazio scenico neutro, la cui parte superiore, crea un piacevole contrasto cromatico. Su questo ambiente si aprono delle porte dietro le quali si caratterizzano all’occorrenza la galleria degli specchi del palazzo di Blanche o spazi interni del convento e altri spazi. L’agilità della scena dal punto di visto tecnico è essenziale in un’opera come questa, articolata in una serie di quadri di breve durata posti in rapida successione.  Onore dunque a Ben Baur (autore delle scene) e al disegno luci di Franck Evin. I costumi di Gideon Davey, oltre ad essere belli sembrano anche di pregevole fattura. Tra cappottoni, e abiti borghesi stile urban che invadono un buon 80% le produzioni attuali, i costumi d’epoca realizzati artigianalmente comme il faut sono una merce preziosa e sempre più rara. 

Il casting è stato fatto con grande cura e oltre alla Herlitzius sono schierate due artiste prestigiose anche se poco conosciute in Italia: Inga Kalna (Madame Lidoine, la priora che succede a Croissy), e Alice Coote, nel pur marginale, anche se significativo ruolo di Mère Marie de l’Incarnation. Blanche de La Force è Olga Kulchynska della quale si apprezza particolarmente la cura del fraseggio. Sandra Hamaoui è una Constance spigliata, dotata di un bello slancio e un registro acuto solido. Tutte davvero inappuntabili le soliste impegnate nelle numerosi parti di fianco anche se l’attenzione per come l’opera è strutturata su una declamazione intonata si concentra sui tre momenti dove l’espansione lirica ha, seppur brevemente, modo di svilupparsi: la morte di Croissy, il solo di Lidoine (<<Mes filles, voilà que s’achève>>) col quale benedice le consorelle e il meraviglioso <<Salve Regina>> finali dove le voci diminuiscono man mano che la ghigliottina cade sulle teste delle martiri. Ciascuna di loro si dirige alla parete e cancella il proprio nome lì scritto dopo la condanna. Bene anche il comparto maschile con menzione per Nicolas Cavallier (Le Marquis de La Force) e Thomas Erlank (Le Chevalier), rispettivamente il padre e il fratello di Blanche. 

Tito Ceccherini dirige con perizia e ammirevole varietà di colori la Philharmonia Zürich, sempre garanzia di qualità. Unica riserva, che non sappiamo se attribuire a lui o al regista, l’assenza di un personaggio, il medico Javelinot, previsto nella scena della morte do Croissy. 

Successo prolungato al termine della recita “a prezzi popolari”. Si tratta del modello che aveva ispirato le recite ScalAperta (coi biglietti ridotti del 50%) delle quali il pubblico della Scala ha tanta nostalgia.


Opernhaus Zürich
Zurigo | 27 febbraio 2022

Dialogues des Carmélites

Le Marquis de La Force | Nicolas Cavallier
Blanche, seine Tochter | Olga Kulchynska
Le Chevalier, sein Sohn | Thomas Erlank
Madame de Croissy | Evelyn Herlitzius
Madame Lidoine | Inga Kalna
Mère Marie de l’Incarnation | Alice Coote
Sœur Constance de St.-Denis | Sandra Hamaoui
Mère Jeanne de l’Enfant Jésus | Liliana Nikiteanu
L’Aumônier du Carmel | François Piolino
Sœur Mathilde | Freya Apffelstaedt
1er Commissaire | Saveliy Andreev
2e Commissaire | Alexander Fritze
Le Geôlier | Valeriy Murga
Officier | Benjamin Molonfalean
Thierry | Yannick Debus

Philharmonia Zürich
Chor der Oper Zürich
Zusatzchor des Opernhauses Zürich
Tänzerinnen und Tänzer
Statistenverein am Opernhaus Zürich

direttore | Tito Ceccherini
regia | Jetske Mijnssen
scene | Ben Baur
costumi | Gideon Davey
lighting designer | Franck Evin
assistente coreografo| Lillian Stillwell
maestro del coro | Janko Kastelic
dramaturg | Kathrin Brunner

 

ph. Herwig Prammer

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