Norma; Vincenzo Bellini; Teatro Regio Torino

La Norma di Bellini al Teatro Regio di Torino

Com’è bello uscire da teatro contenti e soddisfatti dopo una recita praticamente perfetta! L’atmosfera era briosa e piena di energia nella bellissima sala del teatro Regio di Torino, recentemente riaperta al pubblico dopo i lavori di rinnovamento dell’impianto scenico, che porteranno il Regio ad essere uno dei teatri più tecnologici del mondo.

Due elementi hanno contribuito ad elettrizzare il pubblico: una messa in scena credibile, fedele al libretto e oggettivamente ben realizzata, e un cast di caratura eccezionale, con professionisti molto dotati vocalmente che hanno dato del loro meglio. 

Protagonista indiscussa è Gilda Fiume nel ruolo impegnativo di Norma. Il giovane soprano, reduce da un disturbo che le ha impedito di cantare nella recita precedente, ha attinto a tutte le sue forze e ha affrontato la rappresentazione senza risparmiarsi e senza scendere a compromessi. E il risultato è stato sotto gli occhi di tutti. Già dal suo ingresso con il recitativo e la celebre aria “Casta Diva” è risultato evidente che sul palco c’era una professionista con pieno controllo del mezzo vocale. L’emissione flautata, i pianissimi con un filo di voce e un canto senza sforzo creano un’atmosfera mistica e quasi magica. Nella cabaletta “Ah bello a me ritorna” propone belle variazioni e sovracuti limpidi come cristallo. In apertura del secondo atto, incarna con grande pathos i tormenti di Norma in “Dormono entrambi”. Abituata alle recite di Lucia di Lammermoor, Gilda Fiume è in grado di dosare le proprie risorse fisiche e mentali per arrivare alla fine dell’opera avendo ancora la voce e la concentrazione necessarie per concludere la rappresentazione con grande trasporto e intensità, nonostante il ruolo molto impegnativo. Privilegiando il lato belcantistico a quello drammatico, anche per il tipo di voce, la sua Norma è meno tigre e più umana, meno aggressiva e più riflessiva.

La sua rivale in amore è una stupenda Annalisa Stroppa. Veterana del ruolo di Adalgisa, la sua voce ci colpisce già dalle prime parole che pronuncia per il gran volume, il timbro piacevole e il colore brunito. I fiati, la pronuncia, il senso della frase musicale ci fanno apprezzare in questa artista lo stile e l’eleganza del belcanto. Bellissimo il duetto “Mira o Norma” e la seguente cabaletta “Sì, fino all’ore estreme”, dove le voci delle due protagoniste si fondono in perfetta sintonia, bronzo una e cristallo l’altra. Non c’è dubbio che la buona riuscita della recita sia stata dovuta anche alla presenza di questo mezzosoprano eccezionale.

Eccellente belcantista è pure il tenore Dmitry Korchak, che ci presenta un Pollione un po’ meno eroe, meno ‘sbruffone’ (se Bellini me lo concede) di come siamo stati abituati a conoscerlo tradizionalmente. Avvezzo al repertorio rossiniano del quale è virtuoso interprete, la sua voce si allontana, per portata e timbro, dai mastodontici interpreti del passato che propongono un Pollione dal carattere sanguigno e irruento. Nel suo Pollione vediamo piuttosto l’uomo, con le sue contraddizioni e fragilità, a tratti sconsolato e abbattuto come nei duetti finali “In mia man alfin tu sei” e “Qual cor tradisti”. La sua voce ha buono squillo e piacevole vibrato. Nell’aria di sortita “Meco all’altar di Venere” ci mostra le sue capacità virtuosistiche proponendo acuti generosi e interessanti variazioni, sempre adatte allo stile musicale e al momento teatrale.

Notevole il basso Fabrizio Beggi nel ruolo di Oroveso. Un’emissione di gran volume, sicura e piena sia nelle note più gravi che negli acuti; canta con i giusti accenti e un’appropriata enfasi, che lo rende anche scenicamente credibile. Ottima la sua aria del secondo atto “Ah! Del Tebro al giogo indegno”, magistralmente interpretata.

Una buona recita anche per Minji Kim (Clotilde), dalla voce sonora e ben proiettata, e per Joan Francesc Folqué (Flavio). I momenti corali in Norma sono sempre molto suggestivi, e grazie alla buona prova del Coro del Teatro Regio di Torino, ammetto che mi sono venuti i brividi durante il coro “Guerra, guerra“, anche alla luce della situazione internazionale attuale. Così come, per lo stesso motivo, mi è suonata in modo diverso l’invocazione di Norma “Spargi in terra quella pace che regnar tu fai nel ciel”.

La direzione di Francesco Lanzillotta è stata molto appropriata e interessante, a cominciare dall’apertura stessa dell’opera, in cui dirige l’Orchestra del Teatro Regio di Torino in una versione della sinfonia con accordi che non avevo mai sentito prima, con le trombe che richiamano il motivo musicale del duetto tra Adalgisa e Pollione. Eccellente, sempre nella sinfonia, il suono dell’arpa. I tempi staccati, a volte più rapidi (come durante i cori del primo atto), a volte più lenti (nei momenti più intimistici) sono serviti a rendere vario il ritmo della recita e sono sempre stati adatti al brano musicale, alla narrazione scenica e alle capacità dei cantanti.

Dal suo debutto al Teatro San Carlo di Napoli, è già stato detto e scritto molto sulla regia di Lorenzo Amato, con le bellissime scene di Ezio Frigerio (recentemente scomparso) e i costumi della costumista da Oscar Franca Squarciapino. Vedere dal vivo una simile produzione, però, dove tutto funziona, dove tutto è al posto giusto, è una gioia per gli occhi oltre che per gli orecchi, in uno spettacolo che coinvolge totalmente lo spettatore. Molto suggestive le videoproiezioni di Sergio Metalli che, insieme alle luci di Vincenzo Raponi, ci trasportano in un mondo quasi magico nel quale le rovine di una cattedrale si trasformano quasi impercettibilmente nella sacra foresta dei Druidi e, nel finale dell’opera, nel fuoco che divorerà Norma e Pollione. Un’altra prova che i fondali dipinti (o la loro evoluzione moderna, cioè le videoproiezioni) possono essere un metodo più che efficace per mettere in scena un’opera in modo rispettoso del libretto e che immerga il pubblico nella vicenda narrata, senza discrepanze tra canto, testo e azione scenica.

Il pubblico, caldissimo ed entusiasta, ha fatto sentire il proprio appezzamento agli artisti e si è prodigato in applausi a scena aperta, senza riuscire nemmeno ad attendere gli accordi finali delle arie per esplodere in fragorose acclamazioni. Un vero trionfo, insomma, per una produzione in cui tutto ha funzionato bene, merito di un gruppo ben assortito di artisti di gran livello, che ha saputo lavorare insieme per un obiettivo comune.

Roberto Cighetti


Teatro Regio
Torino | 20 marzo 2022

Norma
tragedia lirica in due atti
musica di Vincenzo Bellini
libretto di Felice Romani
soggetto di Louis-Alexandre Soumet

Norma | Gilda Fiume
Pollione | Dmitry Korchak
Oroveso | Fabrizio Beggi
Adalgisa | Annalisa Stroppa
Flavio | Joan Francesc Folqué
Clotilde | Minji Kim

Orchestra e Coro del Teatro Regio di Torino

Direzione | Francesco Lanzillotta
Maestro del Coro | Andrea Secchi
Regia | Lorenzo Amato
Scene | Ezio Frigerio
Costumi | Franca Squarciapino
Luci | Vincenzo Raponi
Video | Sergio Metalli

Allestimento Teatro San Carlo di Napoli

 

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  1. Che recensione eccellente.
    Peccato non essere stata presente ad applaudire questi bravi artisti così ben descritti.

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