Carmen; Caracalla; Bizet; Micheletti; Simeoni; Sicilia; Opera Roma

La Carmen di Bizet in scena alle Terme di Caracalla

Carmen di Bizet torna in scena alle Terme di Caracalla dopo quattro anni di assenza dal palcoscenico estivo del teatro dell’Opera di Roma. Dopo due anni al Circo Massimo, quest’anno l’opera lirica torna ad illuminare le rovine delle colossali terme che da oltre 1800 anni resistono sul Piccolo Aventino. Il pubblico riempie quasi totalmente la platea, sfidando in abiti eleganti il caldo che sta colpendo Roma in questo rovente mese di luglio. L’allestimento è quello del 2017, con la regia di Valentina Carrasco, che traspone la vicenda nei territori al confine tra il Messico e gli stati del sud degli Stati Uniti. 

Veronica Simeoni è una Carmen molto convincente dal punto di vista scenico e vocale. Nonostante nel primo atto la regia e i costumi non la aiutino a rendere appieno la sensualità della femme fatale che fa innamorare tutti con uno sguardo, già dal secondo atto diventa evidente come la cantante faccia un intelligente uso della voce, che diventa un vero e proprio strumento per la recitazione. Modulazione, pronuncia e senso scenico fanno di lei una cantante-attrice pienamente padrona del palco, che riesce a tenere le redini della recita fino alla fine. Nel registro acuto tende un po’ ad appiattire le note, che in certe occasioni suonano calanti, ma le si possono perdonare le piccole imprecisioni vocali a fronte della grande interpretazione scenica, che dal secondo atto diventa via via più notevole.

Ottima prova per tutta la parte femminile del cast. Micaela è Mariangela Sicilia, acuti limpidi e voce delicata. La sua aria del terzo atto “Je dis que rien ne m’épouvante” è resa con ottimi legati e pianissimi. Eccellenti Mercedes (Anna Pennisi) e Frasquita (Giulia Mazzola), credibili sulla scena e dotate di belle voci, piene e corpose. Molto apprezzato il terzetto delle carte “Melons! Coupons!” con Carmen e degno di nota il quintetto “Nous avons en tête une affaire” che i cinque artisti sono riusciti a cantare bene mentre al tempo stesso ballavano. Il Don José di Saimir Pirgu parte un po’ sottotono, quasi ingolato, nel primo atto, ma si scalda benissimo durante la recita, regalandoci una “Fleur” perfetta nel secondo atto e una ottima prova sia vocale che interpretativa negli ultimi due atti. Buona prova per Luca Micheletti nel ruolo del torero Escamillo, a suo agio nella parte e dalla bella presenza scenica. Bene i comprimari Moralès (Arturo Espinosa), Zuniga (Alessandro Della Morte) e le Dancaire (Michele Patti).

Ottimi il coro e l’orchestra del Teatro dell’opera di Roma, grazie alla direzione ineccepibile del Maestro Jordi Bernàcer, che conduce orchestra e cantanti in una versione tradizionale e gradevole del capolavoro di Bizet. Da segnalare i bellissimi balletti del Corpo di ballo del Teatro dell’opera di Roma sulle coreografie di Erika Rombaldoni e Massimiliano Volpini, in particolare la danza degli scheletri nell’intermezzo tra terzo e quarto atto.

Venendo alla regia, Valentina Carrasco sceglie di ambientare l’opera nel sud degli Stati Uniti d’America, al confine con il Messico. Prende spunto dagli avvenimenti della politica americana dell’epoca (la regia è del 2017) e punta quindi ad attualizzare la vicenda mostrando come Carmen sia in realtà vicina al nostro presente (e se pensiamo ai femminicidi di cui sentiamo settimanalmente al telegiornale, ce ne rendiamo conto bene). L’idea è buona, ma viene di fatto perseguita visibilmente solo nel primo atto, mentre nel resto dell’opera i riferimenti politici e sociali diventano meno percepibili e quello che rimane, di fatto, è una Carmen ambientata in America. Che sortisce comunque il suo effetto: nelle note di regia sono spiegati nei dettagli tutti i punti di contatto tra la cultura spagnola e quella messicana (ad esempio l’usanza di organizzare corride con i tori) così come le scelte registiche che ne risultano ancora più apprezzabili. Il teatro richiede spesso di marcare comportamenti, movimenti ed espressioni facciali per poter comunicare efficacemente anche a grande distanza; alcuni aspetti, però, soprattutto nel primo atto, sono risultati un po’ troppo caricaturali, trasmettendo una visione forse un po’ stereotipata di messicani e americani. Durante l’habanera le danze e l’attività di Carmen come “dottor Stranamore”, che si mette a formare coppie di amanti prese dal coro, non sono funzionali alla narrazione e creano distrazioni inutili, così come la lotta nel fango con la Manuelita, che non ha molto senso e sembra un po’ appiccicata lì senza uno scopo reale. Di grande impatto vedere le armi nelle mani dei bambini-soldati, che danno al coro “Avec la garde montante” tutto un altro senso, molto inquietante e disturbante. Nel complesso, una regia intelligente e molto piacevole, che pur trasponendo la vicenda nel tempo e nello spazio, nulla toglie alla storia di Carmen. Bellissime le luci e le proiezioni di Peter Van Praet che trasformano le rovine del calidarium delle terme nel canyon dell’Arizona o in gigantesche effigi per il Dia de muertos, contribuendo ad arricchire le già bellissime scene di Samal Blak. Non si può non menzionare la spettacolarità e la grandiosità dell’apertura del quarto atto, con un allestimento che visivamente non ha niente da invidiare a quelli kolossal super-tradizionalisti dei tempi passati. Completano e arricchiscono la scena i bellissimi costumi di Luis Carvalho.

Oltre tre ore di spettacolo molto coinvolgente, che volano grazie a una musica sublime in ogni momento e a un’interpretazione, specialmente della protagonista, da vero teatro.

Roberto Cighetti


Terme di Caracalla
Roma | 15 luglio 2022

Carmen
Opera in quattro atti dal romanzo di Prosper Mérimée
Libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy
Musica di Georges Bizet

Carmen | Veronica Simeoni
Don José | Saimir Pirgu
Escamillo | Luca Micheletti
Micaëla | Mariangela Sicilia
Frasquita | Giulia Mazzola
Mercedes | Anna Pennisi
Dancairo | Michele Patti
Remendado | Marcello Nardis
Zuniga | Alessandro Della Morte*
Morales | Arturo Espinosa*

Orchestra, Coro e Corpo di ballo del Teatro dell’opera di Roma
con la partecipazione della Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera di Roma

direttore d’Orchestra | Jordi Bernàcer
regia | Valentina Carrasco
maestro del Coro | Roberto Gabbiani
scene | Samal Blak
c
ostumi | Luis F. Carvalho
coreografia | Erika Rombaldoni, Massimiliano Volpini
luci | Peter Van Praet




*dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma

 

ph. Fabrizio Sansoni-Opera di Roma

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.