Fedora; Teatro alla Scala; Milano; Yoncheva; Alagna

La Fedora di Giordano al Teatro alla Scala

Attesa già dalla stagione 2020 è finalmente approdata sul palco del Piermarini la nuova produzione, firmata da Mario Martone, della Fedora di Umberto Giordano, opera che mancava dai cartelloni scaligeri dal 2004 (e dal 1996 nella sala del Piermarini).

Lo spettacolo ideato da Martone (che si avvale come sempre delle splendide scene firmate da Margherita Palli) trasforma la vicenda in uno spettacolo a metà strada tra un noir e una spy story dal sapore hitchcockiano, ambientata ai giorni nostri, dove le scene sono un continuo e plateale omaggio a Magritte, trasformando la storia (già di per sé abbastanza assurda) in una vera e propria opera surrealista. Le scene di volta in volta vanno richiamando i capolavori di Magritte quali Gli Amanti del 1928 (oggi al MET), L’impero delle luci del 1949 (oggi al Guggenheim di Venezia) che è la base per la scena dell’intero secondo atto e soprattutto L’assassino minacciato del 1926 (oggi al MoMA) che serve come tema portante di tutta l’opera, ma soprattutto come struttura scenica per il terzo e ultimo atto. Semplici e funzionali al racconto i costumi di Ursula Patzak, meno riuscite del solito invece le luci di Pasquale Mari. Nella sostanza una produzione che risulta piacevole da vedere, che cerca di spogliare l’opera dagli aspetti più melodrammatici, ma forse senza centrare appieno l’obiettivo. 

Per quanto riguarda la parte musicale il maestro Marco Armiliato ha guidato i complessi scaligeri con perizia e pertinenza, capace di trovare coerenza musicale all’interno di un’opera che invece risulta traballante dal punto di vista drammaturgico. Una direzione musicale solida che ha saputo mettere in luce le diverse dinamicità della partitura e regalare momenti di emozione nei momenti più lirici. 

Discontinuo il cast, a partire dalla protagonista Sonya Yoncheva. Il soprano bulgaro non possiede la vocalità adatta ad un ruolo come quello di Fedora e, di conseguenza, nel registro più basso la voce perde corposità e la ritroviamo in difficoltà, senza contare che fatica a dare il giusto peso al declamato, così frequente in quest’opera. Suadente risulta invece il registro di mezzo e quello acuto rifulge senza particolari problemi, mentre l’interpretazione non ci è parsa particolarmente coinvolgente. Un interessante ritorno si è rivelato quello di Roberto Alagna che, a fronte di una voce non più freschissima, riesce a dare credibilità al personaggio di Loris e ad affascinare grazie a emozionanti mezze voci e ad un fraseggio sempre chiaro e pulito. Suo l’applauso più caloroso della serata dopo Amor ti vieta. Ottima la prova di Serena Gamberoni nei panni di Olga Sukarev, spigliata vocalmente e interpretativamente, riesce a calamitare l’attenzione durante Il parigino. Corretto George Petean come De Siriex. Di buon livello i molti numerosi comprimari coinvolti nella produzione, tra i quali segnaliamo solo la giovane Cecilia Menegatti nei panni del piccolo savoiardo, cruciale in due momenti dell’opera. 


Teatro alla Scala
Milano | 21 ottobre 2022

Fedora
Opera in tre atti
libretto di Arturo Colautti tratto dal dramma omonimo di Victorien Sardou
musica di Umberto Giordano

Fedora Romazov | Sonya Yoncheva
Olga Sukarev | Serena Gamberoni
Loris Ipanov | Roberto Alagna
De Siriex | George Petean
Dimitri | Caterina Piva
Un Piccolo Savoiardo | Cecilia Menegatti
Desiré | Gregory Bonfatti
Il barone Rouvel | Carlo Bosi
Cirillo | Andrea Pellegrini
Borov | Gianfranco Montresor
Gretch | Romano Dal Zovo
Lorek | Costantino Finucci
Nicola | Devis Longo
Sergio | Michele Mauro
Michele | Ramtin Ghazavi

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

direttore | Marco Armiliato
maestro del coro | Alberto Malazzi
regia | Mario Martone
scene | Margherita Palli
costumi | Ursula Patzak
luci | Pasquale Mari
coreografia | Daniela Schiavone

ph. Brescia/Amisano

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