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La Salome secondo Michieletto alla Scala

Al Teatro alla Scala di Milano è finalmente arrivata in scena la produzione firmata da Damiano Michieletto della Salome di Richard Strauss, prima produzione saltata nel 2020 a causa dello scoppio della pandemia che portò, come ben noto, alla chiusura dei teatri per lunghi mesi. Salome vide la luce nel 2021 in una produzione RAI diretta dal Maestro Riccardo Chailly e con l’orchestra che occupava la platea del Piermarini a causa delle restrizioni ancora presenti. Ora finalmente questa Salome è tornata a vedere la luce e gli spettatori hanno potuto goderne, senza limitazioni, chiudendo, ci si augura, un cerchio con uno dei periodi sicuramente più bui della storia del teatro contemporaneo. 

Il regista veneziano ambienta Salome in uno spazio simbolico, senza indicazioni temporali o spaziali particolari, questo perché la vicenda della Prinzessin trascende tempo e luogo, facendosi storia esemplare di una donna vittima di violenza che prende coscienza di sé stessa. Da bambola perfetta, ma già stanca di come viene trattata dal Tetrarca a creatura animalesca, che ha perso ogni femminilità, Salome verrà uccisa proprio perché ha capito se stessa. Michieletto rinuncia quindi alla sensualità per gettare lo spettatore nel lato più violento di questa vicenda e di questa musica, riuscendo a catturare l’attenzione e a toccare nel profondo. Questo accade anche grazie alle scene concepite da Paolo Fantin che sembrano vere e proprie installazioni artistiche di grande impatto visivo (grazie anche alle luci di Alessandro Carletti) tra cui vale la pena citare la grande luna che sovrasta tutti, il cerchio di fuoco, la nuda terra in cui si ritrova Giovanni Battista e in cui Salome ritroverà il teschio del padre ucciso da Erode. Adeguati alla narrazione senza tempo i costumi di Carla Teti

Salome - Teatro alla Scala
Salome – Teatro alla Scala

Sul podio della recita a cui abbiamo assistito si trovava Michael Güttler che, nonostante diriga solo due delle repliche di questa produzione (le altre sono affidate ad Axel Kober) è riuscito a trovare un buon equilibrio tra buca e palcoscenico, mettendo in risalto gli aspetti più violenti di questa partitura, in pieno accordo con quanto succedeva sul palco. Di ottimo livello i cantanti coinvolti nella produzione, a partire dalla protagonista. Dopo averla interpretata con successo in tanti teatri europei (e non solo), il soprano Vida Miknevičiūtė vestiva i panni di Salome con grande carisma sia vocale che interpretativo. La voce è lirica e corposa, il fraseggio preciso e puntuale e l’interpretazione perfettamente votata a quanto richiesto dal regista, capace di far emergere questa giovane donna in tutte le sue sfaccettature, da quelle più drammatiche a quelle più fragili. Michael Volle interpretava invece il profeta Jochanaan, un ruolo piccolo ma di estrema importanza per la drammaturgia dell’opera che il basso tedesco rende al meglio, con grande autorevolezza e accento ieratico. Bene anche Wolfgang Ablinger-Sperrhacke che veste i panni di un diabolico Erode: la voce è precisa e non ha problemi a raggiungere le note più acute, rese davvero in modo isterico come si confà al personaggio. Peccato che a volte la voce risulti un po’ piccola e quindi fatichi a farsi sentire oltre il muro sonoro dell’orchestra straussiana. Ottima l’Herodias di Linda Watson, così come anche il Narraboth squillante di Sebastian Kohlhepp. Di buon livello tutti i numerosi comprimari coinvolti, tra cui citiamo soprattutto il paggio di Lioba Braun, nelle insolite vesti di nutrice/tata anziana di Salome.

Al termine della recita il pubblico ha accolto calorosamente l’intero cast, riservando a Vida Miknevičiūtė vere e proprie ovazioni. Il prossimo titolo della stagione scaligera sarà I Vespri siciliani di Verdi, in scena a partire dal prossimo 28 gennaio.


Teatro alla Scala
Milano | 20 gennaio 2023

Salome
dramma in un atto
libretto di Hedwig Lachmann
musica di Richard Strauss

Herodes | Wolfgang Ablinger-Sperrhacke
Herodias | Linda Watson
Salome | Vida Miknevičiūtė
Jochanaan | Michael Volle
Narraboth | Sebastian Kohlhepp
Ein Page der Herodias | Lioba Braun
Fünf Juden | Matthäus Schmidlechner, Matthias Stier, Patrick Vogel, Patrik Reiter, Horst Lamnek
Zwei Nazarener | Jiří Rajniš, Sung-Hwan Damien Park
Zwei Soldaten | Alexander Milev, Bastian Thomas Kohl
Ein Kappadozier | Matías Moncada
Ein Sklave | Hyun-Seo Davide Park

Orchestra del Teatro alla Scala

direttore | Michael Güttler
regia | Damiano Michieletto
scene | Paolo Fantin
costumi | Carla Teti
luci | Alessandro Carletti
coreografia | Thomas Wilhelm
ripresa da Erika Rombaldoni



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