Les contes d'Hoffman; Offenbach; Teatro alla Scala; Milano; Opera

Les Contes d’Hoffmann di Offenbach in scena alla Scala

La terza nuova produzione della stagione 22/23 del Teatro alla Scala di Milano ha segnato il ritorno sul palcoscenico del Piermarini (dopo 11 anni di assenza) de Les Contes d’Hoffmann di Offenbach. in un allestimento firmato da Davide Livermore, mentre la parte musicale è stata affidata alla bacchetta di Frédéric Chaslin, riproponendo così il duo che nella scorsa stagione ha portato in scena La Gioconda di Ponchielli.

Partiamo dalle note positive: lo spettacolo proposto da Livermore (affiancato qui dai collaboratori storici di Giò Forma per le scene, Gianluca Falaschi per i costumi e Antonio Castro per le luci) è probabilmente uno dei migliori lavori portati dal regista torinese al Teatro alla Scala, capace di proporre con un budget ridotto uno spettacolo affascinante e coinvolgente, che ha sfruttato tutti i più classici elementi della macchina teatrale: ombre, botole che si aprono e si chiudono, teloni, mimi in scena. Uno spettacolo semplice, fatto con pochi elementi, ma che per questo fa risaltare la magia del teatro e rende giustizia al fantastico e al grottesco presente in questa pièce, facendone risaltare i tratti spesso tragici (come per esempio nell’atto di Olympia). Alcuni momenti sono sicuramente da segnalare, come per esempio la prima scena del terzo atto dove la laguna di Venezia viene resa grazie ad un enorme telone capace di coprire per intero la platea, mentre luci verdi-blu illuminano la sala del Piermarini. Splendide anche le ombre (della Compagnia Controluce) che vanno a prendere il posto delle proiezioni video che caratterizzano solitamente le regie d’opera di Livermore. La vicenda non è ambientata in nessun momento preciso a livello temporale, ma i costumi, tutti giocati sul bianco e nero, potrebbero riferirsi agli anni Venti. 

Buone notizie anche dal cast, a partire da Vittorio Grigolo nei panni di Hoffmann. Nonostante sia stato annunciato indisposto, il tenore aretino non si è risparmiato ed è riuscito a convincere appieno, in un ruolo lungo e molto oneroso a livello vocale, riuscendo a portarlo a termine grazie a ottima proiezione vocale, facilità nel registro acuto e coinvolgimento interpretativo. Marina Viotti, anche lei annunciata indisposta prima della recita a cui abbiamo assistito, ha interpretato in modo raffinato e coinvolgente Nicklausse e la Musa, convincendo soprattutto grazie ad un fraseggio esemplare e ad una presenza scenica magnetica. La giovane Federica Guida prestava voce e interpretazione ad una Olympia un po’ diversa da come siamo soliti immaginare: una ragazza vera costretta a diventare una specie di bambola nelle mani del padre e per questo quindi privata di tutto ciò che la fanno sembrare donna. Nonostante qualche sovracuto un po’ esile e qualche difficoltà nei trilli, la sua prova vocale (e interpretativa) ha convinto il pubblico che l’ha acclamata a lungo dopo la celebre Les oiseaux dans la charmille. Eleonora Buratto prestava la sua ricca voce lirica alla triste Antonia, costretta a non cantare più, riuscendo ad affascinare lo spettatore con i suoi eleganti filati, il controllo vocale e coinvolgimento interpretativo. Buona Francesca Di Sauro nei panni di una Giulietta misurata dotata di un’interessante voce da mezzosoprano. I quattro ruoli demoniaci (Lindorf, Coppélius, Dapertutto e Docteur Miracle) erano qui interpretati con malvagia eleganza da Luca Pisaroni, purtroppo non troppo a suo agio in alcuni passaggi che risultano troppo acuti per la sua vocalità. Di buon livello i numerosi comprimari che popolano quest’opera, a partire dalla Stella di Greta Doveri, che completava il quartetto delle donne di Hoffmann. Tra gli altri non possiamo non segnalare l’ottimo Alfonso Antoniozzi nel doppio ruolo di Luther e Crespel, ma soprattutto François Piolino nei panni (in questa versione) en travesti di Andrés, Cochenille, Frantz e Pitichinaccio, resi in maniera convincente a livello vocale e catalizzante a livello interpretativo. 

La parte più dolente di questa nuova produzione scaligera viene dalla direzione di Frédéric Chaslin, qui chiamato a dirigere una partitura che ben conosce (afferma infatti di averla diretta più di 500 volte nel corso della sua lunga carriera). Senza soffermarsi sulla scelta della versione fatta dal direttore francese (una propria versione che unisce l’edizione Choudens del 1887-1907 insieme a quella Fritz Oeser del 1976 con altre aggiunte), la direzione è risultata purtroppo troppo carica e pesante, mancante del tutto della leggerezza che si confà a questa partitura. Il suono orchestrale è spesso troppo forte, creando disparità tra buca e palcoscenico, rendendo a volte difficile sentire gli interventi del Coro del Teatro alla Scala, preparato dal M. Alberto Malazzi. 

Al termine applausi per tutti gli interpreti con ovazioni per Vittorio Grigolo e Marina Viotti, prossimo appuntamento con la stagione scaligera sarà la rarità barocca di Leonardo Vinci Le zite ngalera, in scena dal 4 aprile.


Teatro alla Scala
Milano | 24 marzo 2023

Les Contes d’Hoffmann
Opera fantastica in un prologo, tre atti e un epilogo
libretto di Jules Barbier
musica di Jacques Offenbach

Olympia | Federica Guida
Antonia | Eleonora Buratto
Giulietta / Una Voix | Francesca Di Sauro
Stella | Greta Doveri
Nicklausse / La Muse | Marina Viotti
Hoffmann | Vittorio Grigolo
Lindorf / Coppélius / Dappertutto / Docteur Miracle | Luca Pisaroni
Andés / Cochenille / Franz / Pitichinaccio | François Piolino
Spalanzani | Yann Beuron
Nathanaël | Nestor Galvan
Hermann / Schlémil | Hugo Laporte
Luther / Crespel | Alfonso Antoniozzi
Un Voix | Alberto Rota

Orchestra e Coro del Teatro alla SCala

direttore | Frédéric Chaslin
maestro del coro | Alberto Malazzi
regia | Davide Livermore
scene | Giò Forma
costumi | Gianluca Falaschi
luci | Antonio Castro
Teatro d’ombra | Compagnia Controluce



ph. © Brescia & Amisano – Teatro alla Scala

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