Tosca; Puccini; Arena di Verona; Opera; Alagna

La Tosca all’Arena di Verona

Il 29 luglio per l’edizione 100 del Festival dell’Arena di Verona ha debuttato il settimo titolo in cartellone, la ripresa del fortunato allestimento firmato da Hugo De Ana nel 2006 della Tosca di Puccini; per l’occasione la parte musicale è stata affidata alla bacchetta di Francesco Ivan Ciampa, che torna in Arena dopo la Carmen che inaugurò il festival del 2018. Per questa prima l’Arena ha coinvolto un cast di grandi nomi a partire dalla coppia di protagonisti formata da Roberto Alagna e Aleksandra Kurzak, affiancati dallo Scarpia di Luca Salsi.

Come accennato poco sopra l’allestimento è quello del regista argentino Hugo De Ana (che come di consueto firma anche scene, luci e costumi), che con questo spettacolo raggiunge senz’altro uno degli apici della sua carriera, riuscendo a proporre uno spettacolo accattivante e di immediata lettura, capace di caratterizzare l’enorme palco areniano con pochi (ma monumentali) segni scenici come l’enorme testa di San Michele arcangelo. Particolarmente riuscita e dal grande impatto la scena del Te Deum nel finale del primo atto, che nell’idea del regista si va a configurare come una sorta di grandiosa allucinazione nata dall’immaginazione e dall’ego di Scarpia.

I complessi areniani sono stati affidati al maestro Francesco Ivan Ciampa che riesce bene a coadiuvare l’orchestra, le grandi masse corali e i solisti in un luogo di spettacolo difficile come l’Arena di Verona. Da conoscitore del repertorio, il direttore campano ha saputo offrire colori orchestrali interessanti e tempi meditativi che hanno sottolineato i momenti più lirici dell’opera. Come già anticipato, questa produzione debuttava con una coppia d’eccezione: Aleksandra Kurzak e Roberto Alagna. Il soprano polacco ha disegnato una Tosca volitiva, una donna che non cede mai davanti alle sventure. Kurzak si è fatta apprezzare per una voce lirica intensa che abbiamo particolarmente apprezzato nelle schermaglie amorose del primo atto, complice anche l’affiatamento scenico col marito. Roberto Alagna convince nei panni di Cavaradossi, proponendo un canto sfumato e ben proiettato, con acuti sicuri e grande partecipazione drammatica. Luca Salsi interpretava Scarpia e, come già abbiamo avuto modo di apprezzarlo in passato, si è confermato vocalmente e interpretativamente perfetto per il ruolo, grazie alla voce vellutata e al fraseggio prezioso che ha saputo piegare agli intenti drammaturgici del personaggio. 

Tosca; Puccini; Arena di Verona; Opera; Alagna

Ottimi anche i comprimari coinvolti, a partire dal divertente sagrestano di Giulio Mastrototaro, continuando con il pregnante Spoletta di Carlo Bosi. Di buon livello anche l’Angelotti di Giorgi Manoshvili, lo Sciarrone di Nicolò Ceriani e il carceriere di Dario Giorgelè. Un plauso alla piccola Erika Zaha nei panni del pastorello che apre il terzo atto. Al termine della recita il numeroso pubblico dell’Arena di Verona ha tributato calorose ovazioni per i tre protagonisti della serata. Le recite di Tosca in occasione di questo Festival proseguiranno fino al 1 settembre, con recite il prossimo 5 e 10 agosto.

 


100° Arena di Verona Opera Festival
Arena di Verona
29 luglio 2023

Tosca
melodramma in tre atti
libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica
musica Giacomo Puccini

Floria Tosca | Aleksandra Kurzak
Mario Cavaradossi | Roberto Alagna
Il barone Scarpia | Luca Salsi
Cesare Angelotti | Giorgi Manoshvili
Il sagrestano | Giulio Mastrototaro
Spoletta | Carlo Bosi
Sciarrone | Nicolò Ceriani
Un carceriere | Dario Giorgelè
Un pastore | Erika Zaha

Orchestra Coro e Tecnici della Fondazione Arena di Verona
Coro di voci bianche A.d’A.Mus

direttore | Francesco Ivan Ciampa
maestro del coro | Roberto Gabbiani
maestro del coro di voci bianche | Elisabetta Zucca
regia, scene, costumi e luci | Hugo De Ana


ph. EnneviFoto

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  1. Recensione eccessivanente elogiativa . La Jurzaj ha bella linea di canto ma peso vocale, insufficiente non compensato da incisività nell’accento e ha fatto altresi eccessivo uso del parlato,e del gridato ,stile grande guignol. Bello e ben cantato il “Vissi d’arte” anche se con una corona finale eccessivamente lunga.
    Com’usasi dire…..bene gli altri
    Sullo spettacolompreferisco non commentare . Grazie

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