Amore dei tre re; Montemezzi; La Fura dels Baus; Isotton; Scala; Opera

L’Amore dei tre re di Montemezzi alla Scala

Il Teatro alla Scala di Milano, dopo il Peter Grimes di Britten delle scorse settimane, chiude la sua stagione 2022/2023 con un’altro titolo novecentesco, come L’amore dei tre re di Italo Montemezzi, che debuttò proprio alla Scala nel 1913 e che mancava dal Piermarini sin dal 1953. Dopo infatti un periodo di grande fama (alla Scala stessa, ma anche all’estero), l’opera uscì dal repertorio, con rarissime riprese in tempi odierni (ricordiamo l’edizione torinese del 2005). Questa nuova produzione è stata affidata ad Àlex Ollé, direttore artistico del celebre collettivo catalano La Fura dels Baus, mentre la parte musicale ha visto il debutto scaligero di un decano del podio come il direttore israeliano settantasettenne Pinchas Steinberg.

La regia di Àlex Ollé non presenta grandi elementi di interesse, segue quasi pedissequamente il non troppo brillante libretto di Sem Benelli, senza lavorare a fondo sulla recitazione dei personaggi, la cui caratterizzazione risulta purtroppo debole già in partenza. L’intreccio della vicenda è infatti molto semplice (una storia di adulterio aggravata da un suocero geloso e vendicativo) e i personaggi non subiscono un’evoluzione nel corso della vicenda.  L’impianto scenico di Alfons Flores presenta, come di consueto, una scenografia al limite tra il teatro e l’installazione artistica, riempiendo il vuoto totale del palco con un’infinità di catene di ferro che durante lo spettacolo solleveranno il letto e le scale, unici elementi scenici dell’intera rappresentazione. Ulteriore fascino è stato dato alle scene grazie al magnifico disegno di luci di Marco Filibeck, mentre sono risultati abbastanza anonimi e in linea con la lettura dello spettacolo i costumi firmati Lluc Castells. In definitiva quindi una produzione che visivamente appaga l’occhio, ma che non lascia purtroppo molto altro allo spettatore. 

La direzione è stata affidata alla sapiente bacchetta di Pinchas Steinberg che aveva già avuto modo di dirigere quest’opera in altre cinque occasioni, seppur tutte in forma di concerto. Il direttore israeliano, per la prima volta alla testa dell’Orchestra scaligera per una produzione operistica, ha saputo ben dosare colori e volumi, riuscendo così a far apprezzare all’ascoltatore la sontuosa orchestrazione di Montemezzi. Steinberg però non eccede mai e non manca di supportare i cantanti. Corretti i brevi interventi del coro scaligero preparato dal M° Alberto Malazzi. 

Il personaggio che tira le fila di tutta la vicenda è Archibaldo, un re anziano e cieco, innamorato della nuora e sospettoso della condotta della giovane fino all’inizio della vicenda. Nella produzione scaligera aveva le sembianze e la voce di Evgeny Stavinsky, dotato di una bella voce di basso, forse non così imperiosa come la si vorrebbe per questo ruolo, ma comunque molto piacevole da ascoltare, nonostante qualche piccola difficoltà nella dizione. Il baritono russo Roman Burdenko interpretava invece correttamente Manfredo, figlio di Archibaldo e sposo tradito di Fiora. Giorgio Berrugi era invece impegnato nei panni di Avito, l’amante di Fiora. La parte presenta notevoli difficoltà, con pericolosi slanci nel registro acuto. Il tenore toscano dà del suo meglio, ma non sempre riesce a superare gli ostacoli, considerando anche una vocalità che si rivela forse troppo leggera per questo ruolo. Ottima invece è la Fiora di Chiara Isotton che con piacere ascoltiamo in un ruolo da protagonista alla Scala dopo averla già ascoltata più volte a Piacenza. La voce lirica è piena e ben proiettata, il fraseggio risulta elegante e buone le intenzioni interpretative, nonostante la regia non l’abbia aiutata ad esprimersi appieno. 

Al termine della recita il pubblico ha accolto calorosamente gli artisti impegnati sul palcoscenico di questa ultima produzione lirica della stagione scaligera. Il Teatro alla Scala aprirà la sua nuova stagione come da tradizione il 7 dicembre, con una nuova produzione del Don Carlo di Verdi.


Teatro alla Scala
Milano | 10 novembre 2023

L’amore dei tre re
Poema tragico in tre atti
libretto di Sem Benelli
musica di Italo Montemezzi

Archibaldo | Evgeny Stavinsky
Manfredo | Roman Burdenko
Avito | Giorgio Berrugi
Flaminio | Giorgio Misseri
Un giovanetto | Andrea Tanzillo
Un fanciullo | Valentina Diaz
Fiora | Chiara Isotton
Ancella | Fan Zhou
Una giovanetta | Flavia Scarlatti
Una vecchia | Marzia Castellini

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

direttore | Pinchas Steinberg
maestro del coro | Alberto Malazzi
regia | Àlex Ollé / La Fura del Baus
scene | Alfons Flores
costumi | Lluc Castells
luci | Marco Filibeck



 

ph Brescia&Amisano / Teatro alla Scala

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