Les Contes d'Hoffmann; Teatro La Fenice; venezia; Michieletto; Offenbach

Les Contes d’Hoffmann secondo Michieletto alla Fenice

La stagione del Teatro La Fenice di Venezia si è aperta con una magnifica nuova produzione (frutto della collaborazione con Opera Australia, Royal Opera House di Londra e l’Opéra National de Lyon) de Les Contes d’Hoffmann di Jacques Offenbach ideata da Damiano Michieletto e diretta da Frédéric Chaslin che ha sostituito all’ultimo momento il maestro Antonello Manacorda che ha dovuto rinunciare alla produzione a causa di un’improvvisa indisposizione. Dopo il Macbeth di Verdi (con cui è stata inaugurata la stagione 2018/2019) Damiano Michieletto torna ad aprire la stagione lirica del più importante teatro veneziano e lo fa con un riuscitissimo allestimento del capolavoro di Offenbach. Lo spettacolo ideato da Michieletto è (proprio come l’opera) fantasmagorico e rutilante, tutto giocato su temi cari al regista veneziano come la memoria, l’emarginazione e l’amore perduto (come lo splendido Der ferne Klang in scena a Francoforte nel 2019), trasformando la vicenda in una serie di flashback in cui un vecchio e malandato Hoffmann rivive gli amori più importanti della sua vita: Olympia è il primo amore d’infanzia nato tra i banchi di scuola, Antonia è l’amore intenso e consapevole dell’età adulta, mentre Giulietta è l’amore disilluso della maturità.

Splendide le scene di Paolo Fantin capaci, grazie a rimandi e suggestione della memoria di ognuno di noi, di rapirci e di trasportarci di volta in volta nei vari ambienti della vicenda: la locanda che fa da cornice al racconto e che ospita il vecchio Hoffmann (ubriaco di assenzio), la scuola che vede nascere (e poi disintegrare) l’amore per Olympia, una scuola di danza dove Antonia (una ballerina infortunata) passa i suoi ultimi giorni e infine un circolo esclusivo (che richiama alla memoria Eyes Wide Shut) dove in mezzo ad un  ballo mascherato troviamo la cortigiana Giulietta. Scene che grazie alla loro costruzione sembrano voler sottolineare ancora di più l’idea che quello che lo spettatore sta guardando tra gli squarci o tra i buchi della memoria del vecchio Hoffmann. Le scene sono arricchite da uno splendido disegno di luci di Alessandro Carletti, mentre gli sfavillanti costumi sono firmati da Carla Teti. Da non dimenticare le belle coreografie di Chiara Vecchi che arricchiscono e impreziosiscono questo camaleontico spettacolo. 

Les Contes d'Hoffman - Jacques Offenbach | Teatro La Fenice
Les Contes d’Hoffman – Jacques Offenbach | Teatro La Fenice

Come anticipato la direzione musicale è stata affidata all’ultimo momento al direttore francese Frédéric Chaslin che avevamo già avuto modo di ascoltare al Teatro alla Scala nel marzo 2023. Il direttore francese ha diretto questa partitura oltre 700 volte e decide di non avvalersi dell’ultima edizione critica Kaye-Keck del 2009, ma presenta una versione che parte dalla Choudens e integra parti della versione Oeser, proponendo così l’opera in tre atti, un prologo ed un epilogo e non in cinque atti come di solito oggi è uso fare. Chaslin sta inoltre preparando una sua edizione critica che con tutta probabilità debutterà nell’estate a Riga. Al di là comunque della versione scelta, Chaslin anche stavolta non convince appieno, proponendo una direzione monocorde, a volte eccessiva nei volumi e non capace di rendere le mille sfumature di questa partitura. 

Di ottimo livello il cast coinvolto in questa produzione, a partire dall’Hoffmann di Ivan Ayon Rivas che sfoggia ottimo fraseggio, registro acuto dall’ottimo squillo e grande verve interpretativa, capace di piegarsi alla perfezione alle intenzioni registiche che lo fanno attraversare tutte le fasi della vita. Alex Esposito vestiva perfettamente i panni demoniaci dei quattro cattivi, sia a livello vocale dove la voce risuona ben proiettata e ricca di armonici nella sala del teatro veneziano, sia a livello interpretativo dove risulta scoppiettante e istrionico. Rocio Perez interpretava invece un’Olympia campionessa di equazioni, sfoggiando voce leggera e coloratura funambolica. Carmela Remigio è stata un’intensa Antonia, la vocalità forse non le si addice appieno, ma il soprano abruzzese è riuscita a dare peso ed espressione ad ogni parola e gesto, regalando un’interpretazione veramente toccante. Giulietta è stata invece Véronique Gens, dalla dizione perfetta e ottime intenzioni interpretative nei panni di una diva anni Trenta. Giuseppina Bridelli ha pienamente convinto nei panni di una Nicklausse che funge da spirito guida per Hoffmann, evocato da un’ottima Paola Gardina nei panni della Musa. Esilarante la prova di Didier Pieri nei panni di Andrès, Cochenille, Pitichinaccio, ma soprattutto di Frantz, aiutante di Crespel nell’atto di Antonia, che qui era rappresentato come un maestro di danza alle prese con una classe di bambine in tutù un po’ indisciplinate. Di buon livello anche tutti i numerosi comprimari: Federica Giansanti (la voce della madre di Antonia), Christian Collia (Nathanaël), François Piolino (Spalanzani), Yoann Dubruque (Hermann, Schlémil) e Francesco Milanese (Luther, Crespel).

Straordinario successo al termine della recita per quello che si è rivelato uno dei più interessanti spettacoli visto a teatro negli ultimi anni.


Teatro La Fenice
Venezia | 26 novembre 2023

Les Contes d’Hoffmann
opera fantastica in un prologo, tre atti e un epilogo
libretto di Jules Barbier
dal dramma omonimo di Barbier e di Michel Carré e da E.T.A. Hoffmann
musica di Jacques Offenbach

Hoffmann | Ivan Ayon Rivas
La Muse | Paola Gardina
Nicklausse | Giuseppina Bridelli
Lindorf, Coppélius, Le docteur Miracle, Dapertutto | Alex Esposito
Andrès, Cochenille, Frantz, Pitichinaccio | Didier Pieri
Olympia | Rocio Perez
Antonia | Carmela Remigio
Giulietta | Véronique Gens
La Voix | Federica Giansanti
Nathanaël | Christian Collia
Spalanzani | François Piolino
Hermann, Schlémil | Yoann Dubruque
Luther, Crespel | Francesco Milanese

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice

direttore | Frédéric Chaslin
maestro del coro | Alfonso Caiani
regia | Damiano Michieletto
scene | Paolo Fantin
costumi | Carla Teti
light designer | Alessandro Carletti
coreografia | Chiara Vecchi





ph. Michele Crosera

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *